L'avvocato Filomena Gallo (Ass. Luca Coscioni) spiega il portato della decisione della Consulta

Si concretizza una piccola rivoluzione per le coppie fertili portatrici di malattie genetiche rare. Giovedì è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale la sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità di un altra norma della legge 40; il testo con cui è regolata la Procreazione medicalmente assistita. Decisione della Consulta arrivata dopo un ricorso presentato da una coppia vicina all'associazione “Luca Coscioni” e rappresentata in giudizio da Filomena Gallo, segretario dell'organizzazione vicina ai Radicali.

Gli italiani desiderosi di diventare genitori potranno ottenere la verifica dello stato di salute dell'embrione prima del suo impianto. Occorrerà, secondo quanto scritto nella sentenza, che un medico di una struttura pubblica accerti che vi siano i requisiti previsti dall’art. 6 comma 1 lettera b) della legge 194/78 che disciplina l’interruzione volontaria di gravidanza, cioè “quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna”.

“Ora è necessario che le strutture pubbliche autorizzate ad applicare le tecniche in vitro richieste all'interno di un sistema di controllo e autorizzazioni, come previsto dalla stessa legge 40 all’art. 10 comma 1, effettuino realmente le operazioni richieste perché purtroppo, come abbiamo già denunciato in passato, tali strutture non effettuavano diagnosi pre-impianto anche quando richiesto dalle coppie infertili, in piena violazione della legge 40”, spiega l'avvocato Gallo. “Nel 2012 con l'intervento dei tribunale di Cagliari siamo riusciti a far ordinare l'esecuzione della tecnica di Pgd all'ospedale Microcitemico, che pur avendo l'attrezzatura necessaria, per mancanza di personale non eseguiva la tecnica. È stata fatta una convenzione esterna per l'esecuzione di tutte le operazioni”. L'associazione “Luca Coscioni” si dice pronta a ricorrere di fronte alla magistratura – civile e amministrativa – se le Asl o le Regioni dovessero rifiutarsi di applicare la sentenza della Corte costituzionale o se dovessero nascere lungaggini frutto di interpretazioni lontane dallo spirito della normativa ora vigente.

“Sarebbe opportuno – ammonisce la segretaria della Luca Coscioni – che il ministero della Salute aggiornasse le linee guida della legge 40 che prevede vengano rinnovate almeno ogni tre anni, in rapporto all'evoluzione tecnico-scientifica. Infatti la decisione richiama il legislatore ad aggiornare norme e indicazioni in linea con l'evoluzione della scienza, quindi anche ad ampliare la lista delle patologie in continuo aggiornamento per le quali si potrà chiedere l’accesso alla diagnosi pre-impianto”. C'è quindi la concreta possibilità che la lista di patologie rare ammesse venga ampliata.

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