Rinviata l’entrata in vigore dei LEA. Molte le critiche e le pressioni sul Governo

La risposta di Gemmato: "l'ulteriore proroga si è resa necessaria a fronte dell'espressa richiesta di un cospicuo numero di regioni"

Il rinvio dell’entrata in vigore del Nuovo Nomenclatore tariffario per specialistica ambulatoriale e protesica non è stata certamente una sorpresa, ciononostante questa ennesima proroga non è rimasta esente da critiche e mobilitazioni, non solo tra la società civile ma anche nel panorama politico nazionale e regionale.
Nonostante la bocciatura della proroga da parte della Ragioneria dello Stato, che ha ricordato i 3,4 miliardi di euro già erogati per aggiornare la copertura dei LEA, l’intesa in Conferenza Stato-Regioni alla fine è stata raggiunta, con conseguente conferma dello slittamento dell’entrata in vigore dal 1 aprile 2024 al 1 gennaio 2025.

Bisognerà dunque attendere ancora per poter accedere a quelli che fa quasi ridere chiamare “Nuovi LEA” (Livelli essenziali di assistenza), ovvero le prestazioni garantite dal Servizio Sanitario Nazionale ai cittadini gratuitamente o con il pagamento di un ticket, e che nel frattempo – dal 2017 a oggisono diventati obsoleti.

IL PARERE CONTRARIO DELLA RAGIONERIA DELLO STATO

"Si chiede al Ministero della Salute, in occasione del riparto delle disponibilità finanziarie del SSN per l’anno 2024, e per i successivi anni, di rendere indisponibili le risorse preordinate all’entrata in vigore delle nuove tariffe e quelle per l’aggiornamento dei LEA, pari a 631 milioni di euro per l’anno 2024 e a 781 milioni di euro a decorrere dal 2025, fino all’effettivo utilizzo delle risorse per le finalità indicate dalle norme. Ciò anche al fine di salvaguardare gli obiettivi assistenziali previsti ed evitare di coprire inefficienze regionali". È questa la richiesta della Ragioneria dello Stato inviata al Ministero della Salute, contenuta in un documento del 26 marzo scorso in cui sono raccolte alcune osservazioni riguardo alla proroga al primo gennaio 2025 per l'entrata in vigore del nuovo nomenclatore tariffario per la specialistica ambulatoriale e protesica, che poi ha ricevuto il via libera dalla Stato-Regioni.

La Ragioneria dello Stato, che in sostanza bocciava la nuova proroga, nello stesso documento ha ricordato i 3,4 miliardi di euro già erogati per le nuove tariffe e quelli per l'aggiornamento dei LEA. "Tali finanziamenti, assegnati alle regioni, in mancanza di provvedimenti attuativi sono stati comunque utilizzati dalle regioni per coprire altre occorrenze della spesa sanitaria e soprattutto inefficienze/squilibri dei loro servizi sanitari. Forse questo è il principale motivo per la richiesta di proroga da parte regionale", ha spiegato la Ragioneria dello Stato. Da qui la sottolineatura che "i finanziamenti preordinati per l’erogazione dei LEA vanno preservati da altri utilizzi che determinano maggiore spesa sanitaria pubblica non in linea con la programmazione sanitaria nazionale".

DUE INTERROGAZIONI PARLAMENTARI

Immediatamente dopo la conferma di rinvio dell’operatività dei nuovi LEA sono state presentate, presso XII Commissione Affari sociali Camera dei Deputati, due interrogazioni sul tema. Le interrogazioni sono state presentate dall’On. Furfaro (PD) e dall’On. Quartini (M5S) e riguardano l’entrata in vigore del decreto tariffe e l'accesso a tutte le prestazioni previste nei LEA.

L'impatto complessivo della proposta tariffaria – si legge nell’interrogazione presentata dall’On. Furfaro –risulta pari a 379,2 milioni di euro per la specialistica ambulatoriale e ad euro 23,4 milioni per la protesica, per un totale di 402,6 milioni di euro. In un anno dall'approvazione del decreto tariffe, che provvede all'aggiornamento del nomenclatore disciplinato dal decreto ministeriale 22 luglio 1996, includendo prestazioni tecnologicamente avanzate ed eliminando quelle ormai obsolete, non sono state individuate le necessarie risorse per dare concreta applicazione a tale decreto. È inspiegabile un'ulteriore proroga dovuta all'abbassamento delle tariffe con cui alcune prestazioni saranno rimborsate visto che il decreto già sarebbe dovuto essere in vigore.

È necessario garantire ai cittadini, già duramente provati da profonde sperequazioni nel diritto alla salute, – proseguono gli interroganti – l'accesso su tutto il territorio nazionale a prestazioni previste già da sette anni, tra le quali ve ne sono alcune particolarmente innovative tra cui quelle relative alla PMA, alla diagnosi/monitoraggio della celiachia, gli screening neonatali, agli ausili informatici/comunicazione per persone con gravissime disabilità, ai presidi di varia natura a tecnologia avanzata per le disabilità motorie.

La richiesta, dunque, è chiara: quali misure urgenti il Ministro Schillaci intenda adottare fino all'entrata in vigore del decreto tariffe affinché non sia leso il diritto alla salute dei cittadini e siano garantite quelle prestazioni attese da ormai sette anni.

Sulla stessa linea l’interrogazione a prima firma dell’On. Quartini, nel cui testo si legge “con la proroga al 1° gennaio 2025 si arriva di fatto a limitare nuovamente l'accesso alle prestazioni dei LEA, e a riguardo sarebbe stata possibile, come soluzione alternativa, di colmare gli squilibri dal punto di vista delle tariffe rimborsate alle strutture sanitarie senza penalizzare il diritto alla salute dei cittadini, come richiesto anche da Cittadinanzattiva. Ad avviso degli interroganti – prosegue il testo – saranno dunque i cittadini a pagare gli squilibri economici a cui il Ministero non ha saputo porre rimedio, cittadini che stanno attendendo le prestazioni dei nuovi LEA da ben 7 anni e che riescono solo in alcune regioni a usufruirne.

La richiesta resta la medesima: quali iniziative il Ministro intenda porre in essere affinché i diritti dei cittadini siano garantiti assicurando l'accesso a tutte le prestazioni previste nei LEA.

LA RISPOSTA DEL SOTTOSEGRETARIO GEMMATO

La risposta, a entrambe le interrogazioni in maniera congiunta, è arrivata dal Sottosegretario Marcello Gemmato, che ha riferito che per consentire un maggior lasso di tempo per l'adeguamento dei vari sistemi dei diversi operatori coinvolti alle nuove tariffe, con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze del 31 dicembre 2023, è stato stabilito che le disposizioni del decreto 23 giugno 2023 entrassero in vigore dal 1° aprile 2024. Da ultimo, come rilevato dagli interroganti, l'entrata in vigore del provvedimento è stata posticipata al 1° gennaio 2025. Tale ulteriore proroga si è resa necessaria a fronte dell'espressa richiesta di un cospicuo numero di regioni. Infatti, nella seduta straordinaria della Commissione salute, alla presenza degli Assessori alla salute delle regioni e province autonome e di rappresentanti del Ministero della salute, il giorno 25 marzo 2024, le regioni e le province autonome, all'unanimità, hanno ritenuto idoneo assecondare la succitata richiesta, anche al fine di valutare una più ampia revisione delle medesime tariffe, assicurando nel contempo una graduale transizione al nuovo tariffario. Allo stato attuale, detto provvedimento di proroga – a seguito dell'intesa sancita in Conferenza Stato-regioni – è all'esame degli organi di controllo.

L’AZIONE DELLA REGIONE PUGLIA

“Il rinvio al primo gennaio 2025 dell'entrata in vigore dei 'nuovi' LEA, il cui aggiornamento è previsto dall'ormai lontano 2017, è l'ultimo atto di una farsa indecente”. Lo dichiara Mara Carfagna, presidente di Azione, che aggiunge “Di proroga in proroga, Governo e gran parte delle Regioni continuano a giocare sulla salute dei cittadini, che ancora non potranno accedere alle prestazioni sanitarie, anche innovative, previste dai LEA 2017 o potranno farlo soltanto in quelle Regioni che, avendo i conti in ordine, sono in grado erogarle in modalità extra-LEA. È stata fatta una scelta politica grave, che determina tra l'altro evidenti disparità assistenziali tra i diversi territori, a scapito inevitabilmente di quelli più fragili. Si aggiunga pure che dal 2017 ad oggi sono stati stanziati ben 3,4 miliardi di euro per finanziare i nuovi LEA, risorse che le Regioni hanno però utilizzato per coprire inefficienze e sprechi, come ha sottolineato la Ragioneria generale delle Stato in un duro parere emesso pochi giorni fa. Azione ha denunciato questa vergogna, presentando in Puglia una proposta di legge che prevede l'entrata in vigore subito dei nuovi LEA".

“In Puglia subito in vigore i nuovi LEA, non possiamo aspettare ancora. Dal 2017 chissà quante persone sono morte, oppure compromesse dalla malattia, per mancate cure. Per questo abbiamo presentato oggi una proposta di legge che chiediamo sia approvata al massimo nella prossima settimana, così da garantire immediatamente tutte le 406 nuove prestazioni”. Ha dichiararlo, riprendendo quanto annunciato da Mara Carfagna, sono il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, i Consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo, e il responsabile regionale sanità Alessandro Nestola

“La nostra proposta di legge – spiegano – si avvale del parere durissimo della Ragioneria dello Stato, contro l’ennesima proroga al 1 gennaio 2025, decisa dal Ministero della Salute e dalla gran parte delle regioni. Secondo la Ragioneria, infatti, le varie proroghe negano l’uniformità delle cure in tutte le regioni italiane, generando insopportabili differenze, e rappresentano un clamoroso spreco di risorse. Nonostante la mancata entrata in vigore, infatti, lo Stato sta da anni trasferendo le risorse per i nuovi LEA, che però vengono usati per coprire i deficit di bilancio e gli sprechi. Sarebbe questa una delle probabili ragioni, secondo la Ragioneria dello Stato, del consenso quasi unanime alla proroga da parte delle regioni.” 

LE CRITICITÀ LEGATE ALLO SCREENING NEONATALE

"Il Governo ci ha raccontato che l'estensione degli screening neonatali a malattie come la SMA (atrofia muscolare spinale) – commentano attraverso una nota la senatrice Raffaella Paita, coordinatrice nazionale di Italia Viva, e Lisa Noja, consigliera regionale di IV in Lombardia – sarebbe stata implementata ad aprile, con il nuovo nomenclatore tariffario e quindi l'aggiornamento dei LEA. Ora scopriamo che la loro entrata in vigore sarà rinviata all'anno prossimo, cosa già di per sé inaccettabile. Se nel calderone finissero anche gli screening neonatali, per i quali ci siamo battuti negli ultimi mesi e che, in attesa del provvedimento nazionale, siamo riusciti a far introdurre in moltissime regioni, sarebbe una vera beffa".

“L’aggiornamento andava fatto ora – commenta Ilaria Ciancaleoni Bartoli, direttrice dell’Osservatorio Malattie Rare (OMaR) -  I soldi, in questi ultimi anni, le Regioni li hanno già ricevuti. Alcune di quelle non in deficit erano pronte per partire con i nuovi LEA, altre invece continuano a non volersi adeguare: non è giusto perché alimentano le disuguaglianze già esistenti nell’offerta sanitaria”. “Gli ausili sono vecchi. Dove gli extra-LEA non si possono adottare – sottolinea la direttrice dell’Osservatorio – i cittadini possono dimenticarsi dei device di nuova generazione che non esistevano quando è stato fatto il primo tariffario. Credo si potesse far entrare in vigore i nuovi LEA e contemporaneamente aprire un tavolo snello per gli aggiornamenti. Pure le tariffe potevano prima entrare in vigore e poi essere sottoposte a verifica. Si continua a rimandare un lavoro che nel 2025 avrà già otto anni”.

Manca peraltro ancora il decreto di nomina della nuova commissione per l’aggiornamento dei Lea nonostante se ne parli dalla scorsa estate. Nel frattempo sono già sulla sua scrivania i dossier sulle malattie rare da inserire nell’elenco delle patologie esenti.

Infine, sulla questione dello screening neonatale esteso per le malattie rare “il Governo – spiega Ciancaleoni Bartoli – ha voluto far rientrare lo screening per l’atrofia muscolare spinale (SMA) nell’aggiornamento dei LEA, non vorremmo che questo ulteriore slittamento venisse visto come un motivo - o una scusa - per rimandare ancora l'aggiornamento del panel delle malattie da sottoporre a SNE”.

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