Professor Vincenzo Sarnicola

L’intervento senza precedenti è stato eseguito alla Clinica Oculistica Universitaria dell’Ospedale Molinette di Torino

In un racconto pubblicato nella raccolta “Un antropologo su Marte”, il celebre neurologo Oliver Sacks descrive il caso di una donna cieca che, in seguito a un’operazione chirurgica, recupera la vista e si trova a dover di nuovo imparare a vedere. È quanto accaduto anche a un uomo di 83 anni, originario della provincia di Torino, protagonista di un incredibile autotrapianto della cornea e della superficie oculare, grazie a cui ha riaperto gli occhi al mondo dopo anni di cecità. La vicenda, resa possibile dal lavoro del prof. Michele Reibaldi, direttore della Clinica Oculistica Universitaria dell’Ospedale Molinette della Città della Salute di Torino, e dal prof. Vincenzo Sarnicola, presidente della SICSSO (Società Internazionale della Cornea, delle Staminali e della Superficie Oculare) e direttore della Clinica degli occhi Sarnicola di Grosseto, è stata ripresa da numerose testate, confermando l’elevato livello tecnico e qualitativo della chirurgia oculistica italiana.

UNA SITUAZIONE DI COMPLETA CECITÀ

L’intervento in questione è stato eseguito, per la prima volta al mondo, su un uomo (a tutela della privacy lo chiameremo solo Stefano) che aveva perso la vista a causa di due gravi malattie: un’embolia dell’arteria centrale retinica lo aveva privato, da almeno 30 anni, della possibilità di vedere dall’occhio sinistro, mentre una lunga storia di cheratiti erpetiche recidivanti aveva progressivamente indebolito l’occhio destro, su cui, successivamente, si è accanito anche un pemfigoide oculare, contraddistinto dalla comparsa di bolle e cicatrici sulle mucose, specialmente della congiuntiva. Questa rara malattia cronica - di cui soffrono soprattutto individui anziani affetti da arrossamento e infiammazione della congiuntiva - può condurre alla cecità. Il processo di cicatrizzazione innescato dal pemfigoide ha intaccato in maniera pesante la cornea di Stefano, danneggiando la superficie dell’occhio e lasciandolo cieco.

UNA SOLUZIONE CHIRURGICA MAI TENTATA PRIMA

Nonostante Stefano fosse già stato sottoposto a due trapianti di cornea effettuati con le tecniche tradizionali (rispettivamente lamellare e perforante), nessuna di queste operazioni aveva dato esito positivo proprio a causa del danno molto esteso subito dall’occhio. “La superficie oculare, costituita dalla cornea, dal limbus, dalla congiuntiva, dalla sclera terminale che si congiunge alla cornea e, infine, dalle palpebre, rappresenta il sistema di difesa dell’occhio dagli insulti nocivi esterni”, spiega il prof. Sarnicola. “Normalmente il trapianto di cornea presenta un tasso di rigetto molto più basso rispetto ad altri organi vascolarizzati, ma in presenza di un’alterazione diffusa di tutta la superficie oculare, come nel caso del paziente, questo rischio diventa altissimo”. La combinazione di cheratiti e pemfigoide oculare ha fatto sì che la superficie dell’occhio destro di Stefano non fosse in grado di ‘accogliere e difendere’ i due precedenti trapianti, che si sono infettati e poi perforati.

Perciò, l’equipe medica del prof. Reibaldi, avvalsasi della consulenza del professor Sarnicola, la cui esperienza nel campo dei trapianti corneali è riconosciuta a livello mondiale, ha tentato una procedura unica: si è scelto di realizzare un autotrapianto di tutta la superficie oculare, comprendendo la cornea, circa 4 mm di sclera, 8 mm di congiuntiva e le cellule staminali del limbus. I medici hanno utilizzato le parti funzionali dell’occhio sinistro di Stefano, di fatto irrecuperabile, per guarire l’occhio controlaterale malato. “In pratica, un terzo dell’occhio sinistro è stato autotrapiantato su quello destro, che quindi è stato ricostruito ed è tornato a vedere”, spiega Sarnicola. “L’occhio sinistro, invece, è stato ricostruito a scopo estetico con tessuti tratti da donatore”.

RITORNO ALLA VISTA

Negli ultimi anni, il progresso della chirurgia oculare ha reso il trapianto di cornea una procedura sempre meno invasiva e dai bassi tassi di rigetto ma, nel caso di Stefano, il danno alla superficie oculare aveva inficiato il buon esito dei precedenti tentativi, costringendo i medici a una scelta del tutto innovativa. “La vera novità dell’intervento consiste nell’aver allargato il trapianto corneale all’intera superficie oculare e ai tessuti congiuntivo-sclerali, che giocano un ruolo ‘da gregario’ fondamentale per il successo del trapianto in condizioni particolari, come nel caso del nostro paziente”, precisa Sarnicola descrivendo l’intervento, che è durato oltre quattro ore. “La più grande difficoltà in trapianti così allargati è legata alla stabilità chirurgica in termini di ripristino della nuova sensibilità nervosa e circolatoria”.

Nonostante la complessità dell’intervento, fin dal momento in cui ha riaperto gli occhi, Stefano ha ricominciato a vedere ed è migliorato notevolmente nelle successive settimane: anche lui, come la protagonista del racconto di Sacks, sta “imparando a vedere di nuovo”, ma nel suo caso i medici sono ottimisti, pertanto si prospetta una conclusione migliore di quella del racconto. “Siamo molto emozionati - affermano Reibaldi e Sarnicola - e ci aspettiamo un successo duraturo nell’occhio destro, perché ricostruito con tessuti propri del paziente e quindi potenzialmente al riparo dai problemi di rigetto che hanno afflitto i precedenti trapianti”.

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