Cellule staminali

La sacca è partita dalla Banca del sangue cordonale di Sciacca, in Sicilia

Di terapie con cellule staminali si è parlato molto, in questo periodo, nel contesto del loro utilizzo per la lotta al COVID-19. Numerose sperimentazioni cliniche sono state avviate, ma ci vorrà tempo per capire se effettivamente possa trattarsi di un approccio percorribile su larga scala. Le cellule staminali ematopoietiche (HSC) sono però utilizzate da anni per trattare leucemie e malattie autoimmuni. E il sangue cordonale, prelevato dal cordone ombelicale al momento della nascita e crioconservato in apposite banche del sangue, ne è una fonte. Grazie a questa tecnica, un bambino ungherese con leucemia otterrà un trapianto di staminali provenienti dal sangue cordonale di un neonato siciliano.

La leucemia è un tumore del sangue causato proprio dalla proliferazione incontrollata di cellule staminali ematopoietiche, le cellule che dovrebbero svilupparsi e trasformarsi in globuli bianchi, globuli rossi e piastrine. Esistono diversi tipi di leucemia, alcune forme sono più comuni nel bambino, altre nell'adulto. La malattia riguarda solitamente i globuli bianchi, cellule che hanno lo scopo di proteggerci dalle infezioni e che, normalmente, si moltiplicano solo in base alle esigenze dell'organismo. Quando si sviluppa una leucemia, il midollo osseo produce grandi quantità di globuli bianchi che non funzionano correttamente. Inoltre, queste cellule prive di controllo impediscono la normale crescita di globuli rossi e piastrine. Le conseguenze sono l'insorgenza di infezioni, la stanchezza e le emorragie. Le diverse forme di leucemia sono classificate in base alla velocità con cui si manifesta la malattia e in base al tipo di cellula di origine.

Per oltre 50 anni, i trapianti di midollo osseo sono stati utilizzati per trasferire le cellule staminali del sangue ai pazienti nel trattamento delle leucemie. Si tratta di una procedura che consente di sostituire il midollo osseo malato con cellule di un midollo sano. Prima del trapianto è necessario somministrare una chemioterapia ad alte dosi e/o radioterapia, per distruggere il midollo osseo malato. Quindi le cellule staminali del donatore vengono infuse per via endovenosa. Esse andranno a ripopolare il midollo osseo, che ricomincerà a produrre cellule sane.

Il trapianto di staminali ematopoietiche cordonali e placentari rappresenta un’alternativa sicura al trapianto di midollo osseo, nei casi in cui non sia disponibile un donatore compatibile. La probabilità di reperire un donatore compatibile in ambito familiare è generalmente pari al 25%. Altrimenti si ricorre ai registri internazionali dei donatori di midollo osseo, che sono il Italia sono 350mila. Nonostante questi grandi numeri, però, non sempre si riesce ad individuare un donatore compatibile. “Più si allarga questa rete, più saranno le probabilità di trovare un donatore compatibile per chi ne ha bisogno”, ha spiegato Pasquale Gallerano, direttore della Banca cordonale di Sciacca ai microfoni di ADNKronos. “Il numero di trapianti di cellule staminali da sangue cordonale continua a crescere, superando in atto il numero di 40mila procedure".

In Italia la gestione del sangue placentare - come ogni altro tipo di sangue - è affidata alle strutture pubbliche, sotto il coordinamento del Centro Nazionale Sangue, mentre il Registro delle unità conservate, circa 32mila, è tenuto, come per i donatori di midollo osseo, dall'IBMDR (Italian Bone Marrow Donor Registry) che ha sede presso l'ospedale Galliera di Genova. A oggi, nella Banca di Sciacca sono criopreservate in azoto liquido circa 1.300 sacche, delle quali 268 unità sono già registrate nel Registro IBMDR. Sono in procinto di essere esposte ulteriori 800 unità che hanno completato l'iter di validazione e caratterizzazione e che permetteranno alla Banca regionale siciliana di Sciacca di posizionarsi tra le prime Banche del network italiano per inventario di sacche disponibili.

Sebbene il sangue placentare contenga meno cellule staminali ematopoietiche rispetto a quelle derivanti da un trapianto di midollo osseo da donatore, si stanno studiando delle tecniche per espandere la quantità delle stesse in laboratorio. Si tratta dunque di un approccio terapeutico che può e potrà offrire davvero molte possibilità.

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