Marco Stefanati, 26 anni, sta lavorando a un progetto del Politecnico di Milano che si concentra sul comportamento dei muscoli affetti da distrofia

MILANO – “Ricordo che prima correvo. Poi a poco a poco le mie gambe hanno cominciato a perdere forza”. Marco Stefanati aveva otto anni quando gli fu diagnosticata la distrofia muscolare di Duchenne, una grave malattia genetica degenerativa. Ora ne ha ventisei, è diventato ingegnere ed è impegnato a elaborare un modello matematico in grado di prevedere le reazioni ai nuovi farmaci da parte dei muscoli affetti da distrofia.

Da sempre appassionato di matematica, Marco ha iniziato a studiare la sua malattia sin dai tempi del liceo scientifico, e ha continuato a farlo fino alla laurea specialistica in Ingegneria Biomedica, conseguita lo scorso anno al Politecnico di Milano. La sua vita procedeva fra visite di controllo, medicine e fisioterapia, e il suo sogno era fare una ricerca nell’ambito delle malattie neurodegenerative dei muscoli, per capire meglio la propria patologia e aiutare altre persone nelle stesse condizioni.

La malattia non è riuscita a farlo rinunciare al suo sogno, né la sedia a rotelle a limitare il suo lavoro: il Politecnico ha deciso infatti di affidargli un progetto di studio, coordinato dal professor Josè Rodriguez Matas. “In prospettiva potremo avere un modello che si basa su dati reali raccolti, selezionati ed elaborati, che potrà essere utile a chi fa ricerca”, ha spiegato il professore al Corriere della Sera.

A ispirare le scelte di Marco, oltre alla sua storia personale, è stato un esperto che lo segue da quando era adolescente: Yvan Torrente, professore di Neurologia dell’Università degli Studi di Milano e responsabile del laboratorio Cellule Staminali del centro “Dino Ferrari”. Fondato nel 1981, il centro di eccellenza fu dedicato dal patron di Maranello al figlio Dino, scomparso a 24 anni proprio a causa della distrofia di Duchenne.

“Marco era un ragazzino curioso e per nulla spaventato da quello che gli stava succedendo. Oggi è un paziente straordinario che vive con molta serenità la propria situazione, che ha grande coraggio e che cerca di compensare le carenze imposte dalla malattia adattandosi alle situazioni”, ha raccontato il professor Torrente.

Grazie allo strumento elaborato da Marco sarà possibile verificare l’efficacia di nuovi farmaci o trattamenti terapeutici. “Ogni giorno studio modelli e algoritmi, scrivo codici, elaboro dati, analizzo al microscopio la struttura molto piccola del muscolo distrofico. Sto realizzando un sistema di equazioni differenziali in grado di prevedere i numerosi fenomeni di tipo chimico-meccanico, che si verificano all’interno del muscolo scheletrico e permettono la sua contrazione”, ha raccontato Marco Stefanati a L'Unità.

“I parametri di ogni singola equazione sono ricavati da dati reali. Per la risoluzione delle equazioni utilizzo vari software di calcolo numerico. È chiaro che il modello matematico non sarà mai in grado di sostituire il giudizio e l’esperienza del medico, ma il mio studio, a disposizione dei ricercatori, servirà a comprendere meglio i meccanismi biofisici che controllano la meccanica del muscolo”.

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