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Finalmente arriverà anche in Italia baricitinib, la nuova molecola per i pazienti affetti da artrite reumatoide, già approvata dall’AIFA e a breve rimborsabile dal Servizio Sanitario Nazionale. Sono oltre 400mila le persone affette da artrite reumatoide in Italia, una malattia infiammatoria progressiva altamente invalidante che colpisce prima di tutto le articolazioni, causando una forte sensazione di rigidità e dolore, prevalentemente mattutina, e che può coinvolgere, nelle forme più gravi, anche altri organi e apparati. La malattia affligge più frequentemente le donne, con un rapporto di 3 a 1 sugli uomini, e insorge più spesso nella quarta-quinta decade di vita.

Il farmaco principalmente utilizzato per la cura dell’artrite reumatoide (trattamento di prima linea) è il metotrexate (metotressato). Esiste però circa un 40%-50% di pazienti che non ottiene miglioramenti significativi o risulta intollerante a uno o più farmaci biologici anti-reumatici. In questi casi, la nuova molecola baricitinib, commercializzata dall’azienda farmaceutica Eli Lilly, può essere una valida opzione terapeutica. Le proprietà di baricitinib e i risultati sia in termini di efficacia che di sicurezza sono stati dimostrati in numerosi studi: miglior controllo della malattia, in particolare capacità di inibire la progressione del danno articolare, del dolore e della rigidità articolare. La somministrazione orale porta, inoltre, una maggiore maneggevolezza nella gestione delle terapie.

“Baricitinib esercita la sua azione con un meccanismo innovativo” spiega il Professor Fabrizio Conti, docente di Reumatologia all’Università La Sapienza di Roma. “Inibisce, infatti, gli enzimi Janus chinasi 1 e 2, molecole intracellulari che modulano i segnali delle citochine infiammatorie responsabili dello sviluppo e della progressione della malattia. A differenza dei farmaci biologici in uso da circa vent’anni diretti verso un singolo bersaglio extracellulare, i nuovi farmaci come baricitinib attraversano la parete cellulare e possono bloccare contemporaneamente l’effetto di diverse proteine (citochine) pro-infiammatorie”, precisa Il Prof. Conti.

“Si tratta di un importante progresso per i pazienti, perché tra il 40 e il 50% dei pazienti non ottiene miglioramenti dal trattamento di prima linea che solitamente si basa sull’uso del metotrexate”, ha affermato il Professor Roberto Caporali, Professore Associato di Reumatologia presso l’Università di Pavia e Responsabile dell’Early Arthritis Clinic della Fondazione Policlinico San Matteo di Pavia.

Le stime dicono che solo il 30-50% dei malati raggiunge attualmente la remissione clinica e un numero importante di essi, invece, non raggiunge risultati soddisfacenti ed è destinato a veder peggiorare progressivamente le proprie condizioni sino alla disabilità. Baricitinib ha mostrato di migliorare in maniera significativa segni e sintomi della malattia e si è mostrato efficace sul dolore, spesso invalidante, già dalla prima settimana. Se la malattia è riconosciuta in tempo e trattata adeguatamente, anche le forme moderate e gravi possono essere controllate efficacemente.

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