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I sintomi classici sono diarrea cronica, dolore addominale, febbricola e perdita di peso: manifestazioni che possono essere erroneamente associate al colon irritabile, da cui è affetto il 30% della popolazione italiana

In Italia, l’incidenza delle malattie infiammatorie croniche dell’intestino (IBD, inflammatory bowel disease) è medio-alta, e si è assistito a un ulteriore incremento della loro incidenza, anche nei nuovi Paesi sviluppati. Un campo di ricerca, quello delle IBD, ancora poco esplorato, e l'assistenza ai pazienti non si mostra uniforme sul territorio nazionale, provocando disorientamento nei confronti dei nuovi approcci diagnostici e delle strategie di trattamento e monitoraggio delle malattie stesse.

Di tutto questo si parlerà fino al 2 dicembre a Torino, presso il Centro Congressi Lingotto, all'ottavo Congresso Nazionale IG-IBD (Italian Group for the study of Inflammatory Bowel Disease, ossia Gruppo Italiano per lo studio delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali), organizzato da Marco Daperno, Claudio Papi e Fernando Rizzello per conto dell’IG-IBD. L'appuntamento si propone di dibattere gli aspetti più salienti e quelli ancora controversi della gestione dei pazienti con IBD con l’intervento di specialisti dall'Italia e dall'Estero. Circa quattrocento gli specialisti partecipanti, provenienti da tutta Italia.

Attualmente si stima che in Italia siano circa 250mila le persone affette da IBD (colite ulcerosa o malattia di Crohn). Queste malattie infiammatorie, inoltre, hanno un notevole impatto sulla quotidianità del soggetto affetto, provocando assenza dal lavoro e dalla scuola, difficoltà nelle relazioni personali, discriminazione e depressione. Circa il 50% dei pazienti con malattia di Crohn e il 20% dei pazienti con colite ulcerosa, inoltre, necessitano di intervento chirurgico entro 10 anni dalla diagnosi, situazione che può ulteriormente impattare sulla qualità di vita dei pazienti stessi. Esiste, inoltre, una qualche predisposizione familiare nello sviluppo della malattia; infatti, un paziente su cinque ha uno o più parenti stretti affetti da malattia di Crohn o colite ulcerosa.

La malattia di Crohn, nota anche come enterite regionale, è una malattia infiammatoria cronica dell'intestino (MICI) che può colpire qualsiasi parte del tratto gastrointestinale, dalla bocca all'ano. I sintomi classici sono una diarrea cronica, dolore addominale, febbricola e perdita di peso. Spesso però sono subdoli, e possono anche non essere tutti presenti. Purtroppo le procedure diagnostiche per riconoscere la malattia talvolta si avviano molto tardi, anche dopo 3 anni dalle prime manifestazioni di sintomi. Questo perché è più facile associare questi piccoli problemi al colon irritabile, situazione molto frequente di cui è affetta il 30% della popolazione italiana.

"Il paziente tipo della malattia di Crohn è generalmente giovane, più frequentemente tra i 20 e i 30 anni di vita, senza particolari differenze tra uomo e donna", dichiara il Prof. Alessandro Armuzzi, Fondazione Policlinico Gemelli - Università Cattolica, Roma. "Ma circa il 20% viene diagnosticato in età pediatrica, quindi al di sotto dei 18 anni. Le cause sono ancora ignote, ma ci sono varie ipotesi. Tre i meccanismi principali: un fattore esterno, che sembra si ripercuota sulla flora batterica intestinale, alterando l'equilibrio dei batteri dell'intestino; un fattore genetico, con numerose piccole mutazioni dei geni; infine quando intervengono simultaneamente il fattore genetico e quello ambientale, si estrinseca un'alterazione del sistema immunitario a livello della mucosa intestinale, che genera infiammazione acuta e cronica con danni intestinali".

"Una diagnosi tardiva comporta un maggior danno permanente per l'intestino, che potrebbe diventare irreversibile", continua il Prof. Armuzzi. "Di conseguenza, se si arrivasse tardi, potrebbe essere inevitabile l'opzione chirurgica. Una scelta, questa che salva il paziente, ma che si cerca di tenere come ultima risorsa terapeutica. Occorre quindi rivolgersi, quando si verificano i primi sintomi, il prima possibile al proprio medico di fiducia. Se questo non desse risposte complete, allora è consigliabile il ricorso ai centri specialistici esistenti in tutta Italia per diagnosi, cura delle malattie infiammatorie croniche intestinali".

In Italia stanno per essere immessi nel mercato nuovi farmaci biotecnologici per combattere la malattia di Crohn. "In arrivo, il prossimo anno, l'ustekinumab, un anticorpo monoclonale IgG1κ interamente umano, che lega l'interleuchina-12/23, prodotto in una linea cellulare di mieloma murino, usando la tecnologia di DNA ricombinante. Il farmaco lega l’interleuchina 12/23 impedendone il legame con il suo recettore e contrastando la conseguente attivazione di svariati meccanismi infiammatori a livello della mucosa intestinale. Questo nuovo ritrovato, sebbene sia costoso, ci permetterebbe maggiori possibilità per selezionare la migliore terapia e cura individuale", conclude il Prof. Armuzzi.



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