Brian Austin Green
Brian Austin Green nel 2010. Foto: vagueonthehow / Wikimedia Commons, CC BY 2.0

Colite ulcerosa e vertigini hanno preceduto un quadro neurologico che non è mai riuscito a condurre i medici a una diagnosi definitiva

Quattro anni e mezzo per tornare a camminare, parlare, leggere e scrivere: è il tempo che è servito a Brian Austin Green, attore statunitense noto per la serie Beverly Hills 90210, per recuperare da un grave problema neurologico comparso intorno ai quarant'anni, dopo che gli erano già state diagnosticate una colite ulcerosa e una vertigine. Di quel disturbo, però, nell'agosto 2026 ha dichiarato che non è mai stato "completamente diagnosticato".

DAI PROBLEMI INTESTINALI ALLA RIABILITAZIONE

Green aveva già raccontato la propria vicenda nel 2023, in un'intervista a Good Morning America (ABC News) e in un episodio del podcast Sex, Lies and Spray Tans di Cheryl Burke, ripreso da Entertainment Weekly. Tutto era cominciato dall'intestino, con una colite ulcerosa, una delle due principali forme di malattia infiammatoria cronica intestinale (MICI), che interessa la mucosa dell'intestino crasso a partire dal retto; si era poi aggiunta la vertigine, cioè la percezione illusoria di movimento dell'ambiente o di sé stessi, e per tre mesi l'attore era rimasto a letto.

È dopo quella fase che sono comparsi i sintomi neurologici. "Poi hanno cominciato a manifestarsi queste cose neurologiche, dopo le vertigini", ha raccontato. "Non riuscivo a camminare. Trascicavo i piedi come se avessi novant'anni. Non riuscivo a parlare. Non riuscivo a leggere. Non riuscivo a scrivere". Alla perdita di queste funzioni, in un periodo che l'attore ha collocato intorno ai propri quarant'anni, si erano affiancate difficoltà nell'articolazione delle parole, un marcato annebbiamento cognitivo e problemi di memoria.

Il recupero è stato impostato sulle funzioni compromesse, non su una causa nota. "Ho iniziato a fare logopedia, fisioterapia, terapia occupazionale", ha spiegato a Good Morning America, precisando che il lavoro iniziale aveva riguardato il respiro e la fonazione: "All'inizio si trattava soltanto di riprendere il controllo del respiro, ricordare da dove respirare, ricordare quale parte della gola e delle corde vocali fosse il punto da cui mi era comodo parlare". Il miglioramento, graduale, ha richiesto quattro anni e mezzo, al termine dei quali l'attore ha recuperato le capacità perdute: "Ho dovuto imparare di nuovo a camminare e a parlare. Ho dovuto imparare di nuovo a fare tutto", ha detto nell'episodio del 26 agosto 2026 del podcast Really Famous with Kara Mayer Robinson.

SINTOMI SIMILI A UN ICTUS, MA NESSUNA DIAGNOSI

"Avevo passato quattro anni e mezzo a riprendermi da sintomi simili a quelli di un ictus senza aver mai avuto un ictus, ma non riuscivo a parlare", ha dichiarato Green nel 2023, riferendo così l'esito degli accertamenti a cui era stato sottoposto. L'espressione inglese stroke-like symptoms, ricorrente nelle riprese giornalistiche della vicenda, indica manifestazioni che possono ricordare quelle di un ictus, come le difficoltà nel linguaggio o nel movimento: descrive una somiglianza, non la causa che quei sintomi produce.

Lo stesso vale per il quadro nel suo complesso, che nell'intervista del 2026 Green ha riassunto in una formula netta, "It was never completely diagnosed", non è mai stata completamente diagnosticata; già la ricostruzione di Good Morning America del 2023 registrava del resto un margine di incertezza sulla sua condizione, a fronte di un netto miglioramento dello stato di salute. La colite ulcerosa e la vertigine restano perciò diagnosi circoscritte a quelle due condizioni, mentre il quadro neurologico successivo non è stato ricondotto ad alcuna malattia identificata: una diagnosi, un sintomo e un'ipotesi sull'origine dei sintomi restano tre piani distinti.

INFIAMMAZIONE, DIETA E STRESS NEL RACCONTO DELL'ATTORE

Una spiegazione, nel racconto dell'attore, c'è. A Good Morning America Green ha riferito che uno degli specialisti consultati gli aveva indicato l'alimentazione come possibile causa, individuando in latticini e glutine i due fattori di quella che ha definito una "infiammazione interna", e nel 2026 ha affiancato all'ipotesi alimentare quella dello stress emotivo. L'infiammazione, però, è un processo biologico comune a condizioni molto diverse tra loro e non identifica di per sé una patologia; che la dieta incida sull'andamento di una malattia intestinale, inoltre, riguarda un piano diverso da quello dei sintomi neurologici.

Nemmeno il rapporto tra le due condizioni risulta chiarito: nelle dichiarazioni dell'attore i sintomi neurologici compaiono dopo le vertigini e la colite ulcerosa, ma nessun elemento li collega a quelle diagnosi.

QUANDO LA DIAGNOSI NON ARRIVA

La difficoltà a dare un nome a un quadro clinico è un problema noto della medicina, e le malattie rare ne offrono la misura più netta: secondo l'indagine Rare Barometer di EURORDIS, pubblicata nel 2024 sull'European Journal of Human Genetics, che ha raccolto le risposte di 6.507 persone in 41 Paesi europei, tra i primi sintomi e la diagnosi confermata passano in media 4,7 anni, e nel 56% dei casi la conferma arriva oltre sei mesi dopo il primo contatto medico.

L'attesa non è tempo neutro. In quegli anni le terapie restano rivolte ai sintomi anziché alla causa, il riconoscimento della condizione e i diritti che ne discendono restano sospesi, e al paziente tocca reggere una malattia che nessuno sa nominare. È la parte della storia di Brian Austin Green che vale oltre il caso singolo: quattro anni e mezzo di riabilitazione impostata su quello che aveva perso, non su ciò che lo aveva colpito.

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