Martinelli (Cochlear): "La burocrazia frena il diritto alla cura. Aziende e associazioni da sole sono impotenti: serve una reale collaborazione con le istituzioni per garantire la continuità assistenziale". Regione: "Assessorato Sanità attivato immediatamente. La tutela dei pazienti è la priorità"
Una situazione di grave stallo amministrativo sta compromettendo l’accesso all’assistenza protesica per i pazienti piemontesi portatori di impianto cocleare Neurelec/Oticon Medical. La denuncia parte dall’Associazione Portatori Impianto Cocleare (APIC) di Torino, che ricorda come dal corretto funzionamento di questo dispositivo elettronico impiantabile dipenda la qualità della vita delle persone con grave perdita uditiva o sordità profonda. L’associazione ha deciso di rendere pubblica la vicenda dopo le segnalazioni inviate, nel corso del mese di giugno, alla Regione Piemonte, alla Direzione Assistenza Protesica, a SCR Piemonte e a Cochlear Italia.
“La problematica”, ricordano, “riguarda esclusivamente il Piemonte, che risulta oggi l’unica regione italiana in cui i pazienti portatori di questi dispositivi non riescono ad accedere con regolarità ai processori del suono, ai componenti di ricambio e ai servizi di assistenza necessari al mantenimento della funzionalità dell’impianto”.
IL NODO BUROCRATICO E L'IMPATTO SUI PAZIENTI
Entrando nello specifico, da mesi gli Uffici Protesi delle ASL piemontesi respingono o non evadono le prescrizioni rilasciate dai centri regionali di impianto cocleare, motivando il diniego con l’assenza dei fornitori negli elenchi delle gare regionali, fanno sapere dall’associazione. “Non si tratta di una mera questione burocratica, bensì di una situazione che rischia di configurare una violazione ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Gli impianti cocleari”, precisano, “rientrano pienamente tra le prestazioni garantite dal Servizio Sanitario Nazionale”. Inoltre, l’impossibilità di utilizzare dispositivi pienamente funzionanti determina conseguenze particolarmente gravi per i pazienti: isolamento sociale, perdita di autonomia, difficoltà nella vita lavorativa e familiare.
LA POSIZIONE DI APIC E I SEGNALI DALLA REGIONE
“Questa vicenda riguarda pazienti fragili che dipendono quotidianamente dal corretto funzionamento del proprio impianto cocleare per comunicare, lavorare, studiare e mantenere relazioni sociali”, conferma a OMaR il presidente di APIC, Davide Bechis. “Non possiamo accettare che un cortocircuito burocratico, oggi circoscritto al Piemonte, finisca per mettere a rischio diritti garantiti dai Livelli Essenziali di Assistenza. Continueremo a vigilare affinché nessun cittadino venga lasciato senza i dispositivi indispensabili alla propria autonomia e qualità di vita”. Nel frattempo, dopo la diffusione del primo comunicato la Regione ha dato un segnale positivo. “La disponibilità manifestata ad approfondire i casi segnalati e ad adottare le misure necessarie per ripristinare la continuità assistenziale rappresenta un segnale importante”, è il commento del presidente. “Continueremo a monitorare con attenzione l’evolversi della situazione, collaborando con tutte le istituzioni coinvolte, ma restando pronti a tutelare i diritti dei pazienti in ogni sede qualora non si arrivi rapidamente a una soluzione concreta”.
IL COMMENTO DI COCHLEAR ITALIA
“Burocrazia e limitata consapevolezza – ha commentato Carlo Martinelli, Vicepresident Europe South Cochlear – si trasformano in impatti concreti e non trascurabili sulla salute e sulla qualità di vita dei pazienti. Per questo è fondamentale che le criticità vengano affrontate con tempestività e attenzione. Il ruolo delle associazioni resta essenziale nel rappresentare i bisogni reali delle persone e nel portare all’attenzione delle istituzioni situazioni come quella che stanno vivendo i pazienti piemontesi. Allo stesso tempo, è necessario che le istituzioni, a tutti i livelli, riconoscano pienamente la centralità della tutela dei pazienti, promuovendo un dialogo aperto, strutturato e continuo con tutti gli attori coinvolti, inclusi associazioni e aziende”.
“Le aziende da sole – sottolinea Martinelli – sono impotenti, a volte viste con sospetto, e lo stesso può valere per le associazioni e i singoli. Proprio per questo l’apertura al confronto da parte delle istituzioni e la reale collaborazione sono l’unico modo per garantire la continuità assistenziale. È su questo terreno che si misura la capacità del sistema: servono risposte rapide, coordinate e responsabilità chiare, perché il diritto alla cura non può essere rimandato né messo in discussione”.
LA RISPOSTA DELLA REGIONE PIEMONTE
"L'Assessorato alla Sanità si è attivato immediatamente, ancora prima che la vicenda assumesse rilevanza pubblica - fa sapere a Omar l'assessore Federico Riboldi - non appena sono emerse le prime segnalazioni relative alla fornitura dei ricambi per gli impianti cocleari.
Le verifiche svolte hanno consentito di individuare rapidamente la criticità, che fortunatamente riguarda un numero molto limitato di pazienti, permettendo così di intervenire in maniera tempestiva e puntuale: è stata infatti già trasmessa alle Aziende sanitarie precise indicazioni operative, chiarendo la possibilità di procedere autonomamente all'acquisto dei dispositivi necessari, nel pieno rispetto della normativa vigente, così da garantire la continuità dell'assistenza ai pazienti interessati.
La tutela dei pazienti rappresenta per noi una priorità assoluta, in particolare quando si tratta di dispositivi essenziali per la qualità della vita. Continueremo pertanto a monitorare costantemente la situazione, in collaborazione con le Aziende sanitarie e con le associazioni dei pazienti, affinché ogni eventuale criticità venga affrontata e risolta con la massima tempestività."










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