Dopo il caso della nave da crociera torna l’attenzione sul virus trasmesso dai roditori. Sintomi, rischi, contagio e le indicazioni per prevenire l’infezione
Negli ultimi giorni si è tornati a parlare di Hantavirus dopo il sospetto focolaio registrato sulla nave da crociera MV Hondius, con alcuni casi confermati e alcuni decessi segnalati durante il viaggio tra Sud America e Capo Verde. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avviato accertamenti epidemiologici per chiarire l’origine dei contagi e verificare l’eventuale trasmissione interumana, evenienza considerata comunque molto rara.
La notizia ha riacceso l’attenzione su un virus poco conosciuto dal grande pubblico ma monitorato da anni dalle autorità sanitarie internazionali. Gli Hantavirus, infatti, possono provocare forme cliniche severe che colpiscono polmoni e reni e, nei casi più gravi, risultare fatali.
CHE COS’È L’HANTAVIRUS
Con il termine Hantavirus si indica un gruppo di virus appartenenti alla famiglia Hantaviridae. Il vettore del contagio è rappresentato soprattutto da roditori selvatici, come topi e ratti, che possono eliminare il virus attraverso urine, saliva e feci senza manifestare sintomi evidenti.
Secondo il Ministero della Salute, le malattie da Hantavirus possono manifestarsi in due forme principali: febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), più diffusa in Europa e Asia e sindrome polmonare da Hantavirus (HPS), più frequente nelle Americhe e associata a insufficienza respiratoria grave.
Non esistono al momento vaccini autorizzati né terapie antivirali specifiche. La diagnosi si basa su test molecolari (PCR) e sierologici.
IL FOCOLAIO SULLA NAVE DA CROCIERA
Il 2 maggio 2026 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha segnalato un cluster di gravi malattie respiratorie a bordo della MV Hondius. Al 2 luglio 2026, l'OMS ha notificato complessivamente 13 casi, di cui 12 confermati in laboratorio per infezione da virus Andes e uno probabile. I decessi sono stati tre, con un tasso di letalità del 23%. Tutti i casi confermati riguardano persone che avevano viaggiato a bordo della nave. A bordo si trovavano 147 persone provenienti da 23 Paesi, mentre altre 34 erano già sbarcate sull’isola di Sant’Elena. Il caso indice ha sviluppato i sintomi il 6 aprile 2026. Il focolaio ha richiesto evacuazioni mediche e un ampio tracciamento internazionale dei contatti.
Il 3 luglio 2026 l'OMS ha comunicato, nel quinto e ultimo aggiornamento del Disease Outbreak News, che il focolaio è stato contenuto: tutti i contatti identificati hanno completato il periodo di follow-up di 42 giorni previsto dalle linee guida dell'Organizzazione, senza che siano stati rilevati ulteriori casi secondari. L'evento non rappresenta più un rischio per la salute pubblica e non sono previsti ulteriori aggiornamenti.
PERCHÉ FA PAURA
L’Hantavirus preoccupa perché alcune varianti possono evolvere rapidamente verso quadri clinici molto severi. I sintomi iniziali sono spesso aspecifici e simili a quelli influenzali: febbre, dolori muscolari, cefalea, nausea, vomito e stanchezza. Ciò rende difficile una diagnosi precoce.
A generare ulteriore attenzione è il fatto che non esiste una terapia antivirale specifica. Le cure sono principalmente di supporto e puntano a stabilizzare il paziente, sostenere la respirazione e trattare eventuali complicanze renali o cardiovascolari.
Va però precisato che, secondo gli esperti e l’OMS, il rischio per la popolazione generale resta basso e che la trasmissione da persona a persona è considerata eccezionale, essendo stata documentata soprattutto per il virus Andes diffuso in Sud America. Quando si verifica, è associata a contatti stretti e prolungati e sembra più probabile nella fase iniziale della malattia.
IL DIBATTITO SCIENTIFICO
Il focolaio della MV Hondius sta alimentando un dibattito vivace nella comunità scientifica, non solo sull'Hantavirus in sé, ma sulle strategie globali di risposta ai virus respiratori emergenti. Un gruppo di esperti internazionali - tra cui Don Milton dell'Università del Maryland, insieme a colleghi di Oxford, Toronto e di altre istituzioni - ha pubblicato sul British Medical Journal un appello all'OMS chiedendo di invertire la logica precauzionale: partire cioè da misure di protezione più stringenti per poi eventualmente alleggerirle, invece di aspettare prove definitive prima di agire. Una posizione che non raccoglie consenso unanime, e che si inserisce in un confronto più ampio su quanto si sappia davvero di questo virus e su come interpretare i dati disponibili. Come spesso accade nelle fasi acute di un'emergenza sanitaria, le opinioni degli esperti si moltiplicano e non tutte vanno nella stessa direzione.
C’È UN RISCHIO IN ITALIA?
In Europa gli Hantavirus sono presenti soprattutto nelle aree settentrionali. In Italia la sorveglianza epidemiologica resta attiva e il rischio per il nostro Paese è considerato molto basso. Secondo l’European Centre for Disease Prevention and Control e l’OMS, il rischio generale per la popolazione generale europea resta basso. Perfino la rete italiana di esperti Dispatch e il gruppo nazionale dei laboratori hanno confermato questa valutazione, pur raccomandando un approccio improntato alla massima cautela.
In Italia non è presente il principale roditore serbatoio del virus Andes, Oligoryzomys longicaudatus. I casi di Hantavirus registrati nel nostro Paese sono stati finora sporadici e per lo più associati a esposizioni avvenute all’estero.
Le autorità sanitarie italiane sottolineano che il rischio maggiore riguarda persone esposte ad ambienti infestati da roditori, come magazzini, fienili, cantine o edifici abbandonati, soprattutto in caso di contatto con polveri o materiali contaminati e durante le operazioni di pulizia, che non devono essere effettuate a secco per evitare la dispersione di particelle potenzialmente infette.
Non basta però, e a livello politico il Senatore Orfeo Mazzella (M5S) chiede misure di sicurezza per la tutela della salute pubblica. “Non si tratta di allarmismo, ma di metodo e di scrupolosità. Ci troviamo di fronte a un agente patogeno potenzialmente pericoloso. In un mondo globalizzato, dove il nostro Paese rappresenta un hub cruciale per il turismo internazionale e i collegamenti marittimi, ignorare i campanelli d'allarme o sottovalutare i focolai internazionali significherebbe esporre la nostra nazione a rischi sanitari incalcolabili e inaccettabili”.
Si chiede al Ministero della Salute di predisporre misure di sicurezza rigorose e protocolli di prevenzione adeguati. “È imperativo rafforzare i controlli sanitari nei porti e negli aeroporti, attivare un monitoraggio costante sui passeggeri provenienti e diretti verso le zone a rischio e potenziare la rete di sorveglianza epidemiologica nazionale. La salute dei cittadini e la difesa dei fragili, dev'essere la priorità”.
Anche l'onorevole Ilenia Malavasi (PD) presenta un'interrogazione al Ministro della Salute per chiedere al Governo trasparenza, monitoraggio immediato e una valutazione degli eventuali rischi per il nostro Paese.
“I casi confermati in Europa e USA e la dispersione di passeggeri in diversi Paesi impongono attenzione. Chiediamo dunque di sapere se siano già stati attivati protocolli di sorveglianza per eventuali cittadini italiani coinvolti, quali misure di controllo siano previste in aeroporti e porti, quali strutture ospedaliere siano pronte a gestire eventuali casi e se il Governo intenda convocare gli organismi tecnico-scientifici competenti”.
IL MINISTERO DELLA SALUTE RAFFORZA SORVEGLIANZA E MISURE DI PREVENZIONE
Il Ministero della Salute ha diffuso l’11 maggio 2026 una circolare indirizzata a Regioni, Province autonome e principali istituzioni sanitarie italiane per aggiornare sul focolaio di Hantavirus di tipo Andes (ANDV) registrato a bordo della nave da crociera MV Hondius e per definire le misure di sanità pubblica da adottare in Italia.
È stato attivato un sistema di coordinamento con Regioni, Istituto Superiore di Sanità, Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani e organismi internazionali per monitorare l’evoluzione del focolaio, coordinare il contact tracing e organizzare la risposta laboratoristica.
Quattro persone presenti su un volo collegato a uno dei casi confermati avevano come destinazione finale l’Italia; per questo motivo le Regioni interessate sono state allertate e sono state attivate misure di quarantena fiduciaria e sorveglianza attiva.
La circolare distingue tra:
• caso sospetto: persona esposta con almeno un sintomo compatibile (febbre, dolori muscolari, sintomi gastrointestinali o respiratori);
• caso probabile: caso sospetto con collegamento epidemiologico noto;
• caso confermato: positività ai test PCR o sierologici;
• non caso: soggetto con test negativi;
• contatti ad alto e basso rischio.
Sono considerati ad alto rischio tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio della nave, oltre alle persone che hanno condiviso cabine, bagni, pasti o contatti stretti con casi confermati.
Per questi soggetti è prevista quarantena fiduciaria per sei settimane (42 giorni), sorveglianza attiva quotidiana, monitoraggio dei sintomi e valutazione immediata in caso di comparsa di febbre o sintomi respiratori.
I contatti a basso rischio devono invece effettuare automonitoraggio passivo per lo stesso periodo.
Nella nuova circolare ministeriale del 15 maggio (Indicazioni per la valutazione e gestione dei casi sospetti, probabili e confermati in particolare legati al focolaio a bordo della MV Hondius), il Ministero precisa che al momento non risultano casi registrati sul territorio nazionale, ma sottolinea la necessità di mantenere un elevato livello di preparedness, cioè di preparazione e coordinamento, per affrontare l’eventuale comparsa di casi sospetti o confermati. Inoltre, è considerato caso sospetto chiunque abbia viaggiato su un mezzo di trasporto in cui sia stato identificato un caso confermato o probabile di virus Andes, oppure sia entrato in contatto con passeggeri o membri dell’equipaggio della MV Hondius a partire dal 5 aprile 2026 e presenti almeno un sintomo compatibile, come febbre acuta, dolori muscolari, astenia, brividi, cefalea, vertigini, disturbi gastrointestinali o sintomi respiratori.
INDICAZIONI PER GLI OPERATORI SANITARI
La nuova circolare dedica ampio spazio anche alla protezione degli operatori sanitari. Durante la valutazione, il trasporto e il ricovero dei pazienti, il personale dovrà utilizzare dispositivi di protezione individuale specifici, tra cui guanti monouso, camici protettivi, visiere o occhiali, e facciali filtranti FFP2 o FFP3. Per le procedure che possono generare aerosol, come broncoscopie o intubazioni, è raccomandato l’utilizzo di FFP3 in stanze a pressione negativa.
Il Ministero raccomanda inoltre di rafforzare le attività di informazione, formazione e addestramento del personale sanitario, con particolare attenzione alle corrette procedure di vestizione e svestizione dei dispositivi di protezione, considerate un elemento essenziale per ridurre il rischio di esposizione.
STRATEGIA DI TESTING
Il test molecolare PCR è raccomandato soprattutto nei soggetti sintomatici. Nei contatti asintomatici, invece, non esistono evidenze che giustifichino uno screening routinario, poiché i test eseguiti durante il periodo di incubazione possono risultare falsamente negativi.
Le Regioni sono state invitate a individuare laboratori di riferimento in grado di garantire capacità diagnostica su tutto il territorio nazionale.
Eventuali casi sospetti, probabili o confermati dovranno essere comunicati tempestivamente al Ministero della Salute attraverso i canali dedicati.
Particolare attenzione è stata richiesta agli Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera (USMAF), chiamati a vigilare su eventuali eventi sanitari sospetti a bordo di aerei e navi e a promuovere attività di counselling ai viaggiatori sui rischi legati all’Hantavirus.
Pur confermando che il rischio di diffusione del virus Andes in Italia e in Europa è molto basso, il Ministero della Salute sottolinea la necessità di mantenere un elevato livello di attenzione clinica e diagnostica. L’obiettivo è individuare tempestivamente eventuali casi importati e attivare rapidamente le misure di prevenzione e controllo necessarie.
LE RACCOMANDAZIONI UFFICIALI
Le indicazioni di OMS, CDC e Ministero della Salute puntano soprattutto sulla prevenzione del contatto con roditori e materiali contaminati.
Le raccomandazioni principali includono:
- evitare il contatto con urine, saliva e feci di roditori;
- arieggiare per almeno 30 minuti gli ambienti chiusi prima di pulirli;
- non spazzare o aspirare polvere contaminata, per evitare la dispersione del virus nell’aria;
- utilizzare guanti e mascherine durante le operazioni di pulizia;
- disinfettare le superfici con prodotti a base di candeggina o disinfettanti adeguati;
- conservare alimenti e rifiuti in contenitori chiusi;
- controllare eventuali infestazioni domestiche o professionali di roditori.
Gli esperti raccomandano inoltre di rivolgersi rapidamente a un medico in presenza di febbre improvvisa, dolori muscolari e difficoltà respiratorie dopo una possibile esposizione a roditori o ai loro escrementi.
Fonti










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