Blocco assunzioni disabili

Una misura necessaria alle aziende o l’ennesima penalizzazione dei più fragili?

Uno dei temi centrali e più dibattuti in tema di lavoro durante la pandemia di Coronavirus è senz’altro quello del blocco dei licenziamenti. Fin dall’inizio dell’emergenza, infatti – prima con il Decreto Cura Italia (D.L. n. 18/2020) e poi con successive proroghe – il Governo ha introdotto l’impossibilità da parte dei datori di lavoro di interrompere il rapporto di lavoro, il cui termine ultimo è fissato ora al 30 marzo 2021. Le parti sociali si battono per la tutela dei lavoratori, i notiziari ne parlano e questo sarebbe certamente un bene se non fosse che viene trascurato un rovescio della medaglia piuttosto pesante, che colpisce proprio coloro che il lavoro faticano di più a trovarlo. Con il progredire del termine del blocco dei licenziamenti, infatti, è stato spostato al 30 marzo di quest’anno anche l’esonero dall’assunzione, nelle quote stabilite dalla Legge 68/99, di lavoratori inseriti nelle cosiddette “categorie protette”.

In particolare, la Circolare INPS n. 19 del 21 dicembre 2020 conferma la sospensione dagli obblighi di assunzione delle persone con disabilità di cui all’art. 3, comma 5, della legge 68 del 1999, per le imprese che fruiscono della cassa integrazione ordinaria, della cassa integrazione in deroga, del fondo integrazione salariale o dei fondi di solidarietà bilaterale, in conseguenza dell’emergenza legata alla pandemia. Il che significa che, se da un lato i lavoratori normodotati sono tutelati nel loro diritto alla conservazione del posto di lavoro, ai disabili sono invece precluse moltissime possibilità di assunzione, se non altro a norma di legge.

Alla luce di questo assume una grande importanza la “IX Relazione sullo stato di attuazione della Legge 12 marzo 1999, n. 68” – realizzata da Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e INAPP e trasmessa recentemente al Parlamento – che fornisce uno scenario aggiornato del sistema del collocamento mirato in Italia relativamente al triennio 2016-2018, ovvero prima all’attuale pandemia. Questi dati saranno un utile strumento di raffronto, una volta esaurita l’emergenza, per capire quanto il blocco delle assunzioni, oltre la pandemia stessa, abbiano inciso sul collocamento dei disabili.

Riepiloghiamo di seguito, per avere un quadro aggiornato della situazione, i dati raccolti dalla Relazione, realizzata in base ai dati trasferiti dalle Regioni al Ministero.

ISCRITTI AL COLLOCAMENTO MIRATO
Gli iscritti all’elenco del collocamento mirato sul territorio nazionale sono passati dai circa 700mila nel 2006 agli oltre 900mila nel 2018, con un aumento costante nell'ultimo triennio. Gli iscritti sono molto più numerosi al Sud rispetto alle altre aree territoriali, quasi sempre intorno al 60% del totale.

ANDAMENTO DEGLI AVVIAMENTI
L’integrazione nel mondo del lavoro per le persone con disabilità mostra un evidente trend positivo tra il 2014 e il 2018, linea con le tendenze generali del mercato del lavoro, verosimilmente favorito anche dai processi di riforma normativa introdotti dal Decreto Legislativo 151/2015, contenente disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità.

Le percentuali maggiori di avviamenti sono presenti nelle aree del Nord, a maggiore intensità produttiva, con valori quasi sempre fra il 50 e il 60% del totale degli avviati al lavoro. Il Centro Italia, sino al 2015 compreso, superava appena il 20% ma si è dimostrato in crescita nell’ultimo triennio. Nell'area del Sud Italia si è rilevato un miglioramento passeggero negli anni 2014 e 2015, dopo il quale la percentuale sul totale è tornata al di sotto del 20%.

ASSUNZIONI DOPO L’AVVIAMENTO
Il flusso delle assunzioni appare direttamente proporzionale a quello degli avviamenti al lavoro. Il trend appare simile su tutto il territorio nazionale e dal 2013 mostra un divario progressivamente crescente a vantaggio delle assunzioni, in particolare in concomitanza con alcuni fattori che hanno modificato il contesto regolativo del collocamento mirato, come per esempio il già citato D.Lgs. 151/2015, e il consolidamento delle fonti di dati a disposizione delle amministrazioni.

Nella prima fase temporale sono state le regioni del Nord Ovest industriale a sostenere l’occupazione delle persone con disabilità con i numeri maggiori, accompagnate a breve distanza dal Nord Est delle piccole e medie imprese. Dal 2012, con lo sviluppo della zona orientale, le prime posizioni si sono invertite. Nel corso degli anni e col mutare dei settori trainanti e delle relative componenti dell’occupazione, il Nord Ovest ha prevalso nei numeri, fino a registrare il 49% delle assunzioni nazionali nel 2016 e distinguendosi anche per una efficace pianificazione dei servizi dedicati e per l’utilizzo integrato dei fondi disponibili.

PID-PROSPETTO INFORMATIVO DISABILI
Le principali informazioni sui datori di lavoro e sulle persone con disabilità già impiegate sono ricavabili dalle dichiarazioni PID, che le aziende con almeno 15 dipendenti sono tenute ad inviare ai fini del rispetto dell’obbligo normativo e che quantificano le quote di riserva previste dalla normativa. Nella IX Relazione sono contenuti i principali dati dichiarati per il 2018, che mostrano una situazione generale molto articolata, con la regione Lombardia che da sola occupa tante persone quanto l’intera macro area Sud e Isole.

Come detto, stante l’effetto rassicurante che mostrano i dati di crescita, tutto questo servirà più che altro come parametro di partenza per analizzare la situazione post-pandemia, nella speranza che il blocco delle assunzioni non abbia fatto troppi danni.

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