L'Italia, secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità, è agli ultimi posti tra i Paesi sviluppati per quanto riguarda le coperture vaccinali. Secondo l'OMS continuiamo a non fare abbastanza per la promozione delle immunizzazioni. “Dobbiamo recuperare il terreno perduto in termini di protezione dei cittadini per non essere più tra gli ultimi della classe. Un punto imprescindibile è rappresentato dalla immediata approvazione del nuovo Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2016-2018, ancora inspiegabilmente fermo, vittima di rimpalli istituzionali. Occorre colmare il gap non solo tra gli Stati, ma anche a casa nostra, tra le Regioni italiane, e promuovere con convinzione le vaccinazioni destinate agli anziani. Stiamo parlando di trattamenti capaci di evitare migliaia di decessi e ricoveri. La 'Settimana mondiale delle vaccinazioni' promossa dall'Oms è l'occasione giusta per imprimere un cambio di passo”.

Michele Conversano, presidente di HappyAgeing-Alleanza italiana per l'invecchiamento attivo, commenta così l'avvio dell'iniziativa sulle immunizzazioni promossa dall'Oms, evento di portata planetaria in programma dal 24 al 30 aprile e il cui slogan di quest'anno è “colmare il divario delle vaccinazioni lungo tutta la durata della vita. Secondo l'Oms, l'Italia è tra quei Paesi che non fanno abbastanza in tema di vaccini. Mancanze responsabili di migliaia e migliaia di decessi. “L'appuntamento di quest'anno punta proprio alla diffusione dei vaccini lungo tutto il corso della vita – continua il presidente di HappyAgeing – Dobbiamo quindi mostrare maggior coraggio nella promozione delle immunizzazioni negli adulti. Siamo ancora in ritardo e siamo vittime anche della confusione causata dalle diverse politiche messe in campo dalle venti Regioni italiane. Non possiamo più permetterci di agire in ordine sparso. Serve una strategia vaccinale per far uscire il nostro Paese dalla lista dei 'cattivi” stilata dall'Oms”. “Un primo passo non più rinviabile – rimarca Conversano – è l'informatizzazione delle anagrafi vaccinali delle Regioni. Ad oggi abbiamo una situazione totalmente confusa. Non siamo in grado di conoscere né le reali coperture né gli interventi preventivi a cui è stato sottoposto un cittadino nel corso della sua vita. Una cosa inaccettabile nell'era moderna”.

“Un aspetto non secondario è rappresentato dalla sensibilizzazione dei medici, degli infermieri e di tutto il personale socio-sanitario – sottolinea Marco Magheri, direttore di HappyAgeing – I tassi di copertura odierni sono risibili. Potrebbe essere utile un nuovo approccio che, senza ricorrere a odiosi obblighi adottati in altri Paesi, responsabilizzi chi ha cura dei cittadini fragili. Nel Regno Unito, ad esempio, un medico non vaccinato può essere esposto alla risoluzione del suo contratto di lavoro. Occorre fare di più per proteggere dalle infezioni gli anziani assistiti negli ospedali e nelle case di cura. E occorre fare presto”.

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