Saranno necessari ulteriori dati clinici o almeno epidemiologici per giudicare finalmente la sicurezza e l’efficacia dei nuovi farmaci usati nella terapia della sindrome di Cushing: è la conclusione a cui è giunta una ricerca tedesca pubblicata sull’Orphanet Journal of Rare Diseases. Questi farmaci, infatti, differiscono considerevolmente in termini di profilo di sicurezza, via di somministrazione e indicazioni. Inoltre, i profili di sicurezza diventano difficilmente prevedibili, se sono necessarie delle combinazioni a causa di un insufficiente controllo clinico della sindrome con una sola sostanza.

Vari farmaci con diverse strutture e meccanismi d’azione sono utilizzati nella terapia sistemica, compresi analoghi della somatostatina, inibitori della sintesi di cortisolo, antagonisti del recettore e sostanze insolite come temozolomide e mitotano per determinate condizioni molto rare. Alcuni meccanismi d’azione sono ben noti (pasireotide, ketoconazolo), altri non sono ancora pienamente compresi (mitotano). E molte di queste sostanze – puntualizzano i ricercatori – sono utilizzate off-label e costituiscono un approccio come ultima ratio dopo il fallimento delle precedenti opzioni terapeutiche.

La terapia di prima linea, infatti, è la chirurgia trans-sfenoidale (TSS) dell’adenoma ipofisario (nel caso dei tumori con produzione di ACTH). Nei pazienti non candidabili alla chirurgia, la radioterapia rimane un’opzione. La terapia farmacologica si applica quando queste due opzioni non sono suscettibili o sono state rifiutate: nei casi in cui la terapia farmacologica diventi necessaria, il pasireotide deve essere usato in prima linea.

 

La malattia di Cushing (CD) deriva dalla secrezione patologica dell’ormone adrenocorticotropo (ACTH), di solito innescato da micro o macroadenoma della ghiandola pituitaria: è, quindi, una forma di ipercortisolismo secondario. Al contrario, la sindrome di Cushing (CS) descrive la complessità delle conseguenze cliniche innescate da un eccessivo livello di cortisolo nel sangue in più lunghi periodi di tempo, indipendentemente dalla loro origine. La CS, secondo la regolamentazione europea sui farmaci orfani, è una malattia rara e colpisce non più di 5/10.000 persone in Europa.

La CD colpisce più comunemente gli adulti di età compresa tra 20 e 50 anni, con una marcata preponderanza femminile (il rapporto fra maschi e femmine è di 1:5). La presentazione del paziente e i sintomi clinici variano sostanzialmente a seconda della durata e dei livelli di cortisolo nel plasma: nell’80% dei casi la CS è ACTH-dipendente e nel 20% dei casi è ACTH-indipendente; la CS endogena di solito è il risultato di un tumore pituitario. I pazienti con CS presentano un tasso di mortalità quattro volte superiore rispetto a soggetti della stessa età e sesso nella popolazione generale.

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