Prof. Paolo Gisondi

Il Prof. Paolo Gisondi: “Oggi è disponibile un nuovo farmaco, appositamente studiato per contrastare gli attacchi acuti tipici di questa patologia”

In “The Singing Detective” - pellicola del 2003 trattata da un’omonima serie televisiva - Robert Downey Jr interpreta uno scrittore affetto da una forma di psoriasi che copre una vasta superficie del suo corpo, mentre Mel Gibson è lo psicanalista incaricato di seguirlo. Infatti, anche quando non in forma grave, la psoriasi è una malattia della pelle che comporta pesanti ricadute sulla qualità di vita di chi ne è affetto, determinando un forte impatto psicologico che va tenuto in debita considerazione. Ciò è ancora più vero al cospetto di forme molto severe di patologia, come la psoriasi pustolosa generalizzata (GPP).

UNA MALATTIA RARA E POCO CONOSCIUTA

La psoriasi pustolosa generalizzata è una malattia grave, diffusa su gran parte della superficie cutanea e caratterizzata dalla presenza di pustole isolate o confluenti”, spiega Paolo Gisondi, Professore Associato di Dermatologia presso il Dipartimento di Medicina dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Verona. “Gli individui che ne sono affetti lamentano prurito, febbre e una sensazione di intenso bruciore cutaneo. Questo tipo di psoriasi è associata a uno stato infiammatorio ad andamento evolutivo, dal momento che si manifesta con episodi acuti [i cosiddetti “flare”, una parola inglese che significa “fiammata” N.d.R.] a cui seguono periodi di relativa stabilità”. I fattori scatenanti la GPP variano dalle infezioni ai farmaci, fino a eventi come la gravidanza o lo stress. Mediamente, chi soffre di GPP sperimenta ogni anno da uno a tre flare, anche se spesso si ignorano le ragioni esatte che provocano questi attacchi. “La malattia esplode come un incendio, generando un’infiammazione diffusa e sintomatica a livello della pelle”, prosegue Gisondi. “Dopo la somministrazione delle terapie l’incendio si quieta e la situazione si stabilizza, almeno sino all’incendio successivo”.

PSORIASI PUSTOLOSA: DIVERSA DALLA COMUNE PSORIASI A PLACCHE

Il trattamento della GPP non è semplice né scontato, perché fino a qualche tempo fa non erano disponibili farmaci specifici per questa malattia. “Solitamente si ricorre a terapie già usate contro la psoriasi cronica a placche”, afferma ancora Gisondi. “In pratica sfruttiamo i farmaci indicati per una forma ben più frequente di psoriasi anche per la meno diffusa GPP, ma con risultati non sempre buoni perché le due patologie sono originate da differenti meccanismi”. Nella psoriasi cronica a placche a giocare un ruolo patogenetico importante sono proteine come il fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-alfa) e le interleuchine IL-17 e IL-23, mentre nella psoriasi pustolosa generalizzata l’infiammazione è legata alla sovraespressione di IL-36. “L’interleuchina-36 fa parte dell’immunità innata ed è coinvolta nella genesi delle pustole che compaiono sulla pelle infiammata: in genere si manifestano placche cutanee rosse contenenti decine o centinaia di lesioni pustolose”. Di norma, quando un dermatologo vede le pustole pensa subito a un’infezione, ma nella GPP le cose funzionano in maniera diversa. “A provocare la patologia non è un’infezione batterica o fungina ma un’infiammazione”, aggiunge Gisondi. “È quest’ultima a determinare il reclutamento dei neutrofili, in associazione all’insorgenza di una sintomatologia che comprende febbre, leucocitosi e astenia”.

TANTI FARMACI MA NON SPECIFICI (E SPESSO INSODDISFACENTI)

Tra le opzioni terapeutiche utilizzate per la GPP e prese a prestito dalla psoriasi a placche c’è l’uso degli steroidi, che aiutano a controllare la proliferazione dei cheratinociti, un tipo di cellule dell’epidermide. “Altre opzioni comprendono l’acitreina, un derivato della vitamina A che riduce la proliferazione cellulare a livello della pelle, la ciclosporina, che spegne l’attività dei linfociti T, e il metotrexato, usato per il controllo delle forme più gravi di malattia, visto il suo impiego contro l’artrite reumatoide e psoriasica o la rettocolite ulcerosa”, precisa Gisondi. “Se il paziente non risponde a questi trattamenti - come spesso accade - si passa ai farmaci biologici, tra cui gli inibitori di TNF-alfa, di IL-17 e di IL-23: quelli che di solito funzionano meglio sono gli inibitori di IL-17, visto che questa interleuchina esercita un delicato ruolo nell’attivazione dei neutrofili a livello cutaneo”. Purtroppo, i benefici associati a questa serie di trattamenti sono molto scarsi e, di conseguenza, i pazienti, che già versano in gravi condizioni, sono ulteriormente frustrati dalla mancanza di risultati.

LA NOVITÀ TERAPEUTICA

Di recente, per la psoriasi pustolosa generalizzata è disponibile un nuovo farmaco, spesolimab, un anticorpo monoclonale appositamente studiato per contrastare questa patologia, che impedisce a IL-36 di suscitare l’infiammazione tipicamente associata”, spiega Gisondi. Spesolimab è stato approvato dalla Commissione Europea lo scorso dicembre ma, per ora, in Italia può essere erogato solo all’interno di protocolli di utilizzo compassionevole, in attesa che l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) autorizzi ufficialmente l’impiego del medicinale. “Spesolimab – aggiunge il prof. Gisondi – si somministra per via endovenosa una prima volta e, al bisogno, si può ripetere l’iniezione dopo 8 giorni, ma gli effetti positivi sono evidenti fin da subito e permangono a lungo, dal momento che il farmaco letteralmente ‘spegne l’incendio’, facendo sparire i sintomi e le lesioni della GPP e mandando in remissione la malattia per periodi di tempo prolungati”.

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