Il 50% degli affetti è largamente sottotrattato e non raggiunge il proprio target terapeutico

ROMA – Nella gran parte dei casi le statine riescono a tenere sotto controllo il colesterolo, ma esistono ancora popolazioni di pazienti ad alto rischio che non raggiungono livelli di colesterolo LDL ottimali. Gli ultimi dati real world evidenziano una gestione dell’ipercolesterolemia con contorni ancora preoccupanti: il 34% dei pazienti con diagnosi certa o probabile di ipercolesterolemia familiare (prevalenza in Italia tra 1/200 e 1/500 abitanti) non viene trattato con farmaci ipolipemizzanti.

Sono i dati emersi da uno studio presentato a Roma nell’ambito dell’iniziativa Meridiano Cardio “Lo scenario delle cardiopatie ischemiche: focus sull’ipercolesterolemia”, realizzato da The European House – Ambrosetti con il supporto di Amgen.

Anche per un’altra categoria di pazienti a rischio cardiovascolare molto alto (identificati come soggetti che hanno subito un ricovero per evento cardiovascolare) la realtà non sembra cambiare: quasi il 40% subisce entro un anno dal primo evento un nuovo ricovero per cause cardiovascolari, eppure il 36,7% di questi pazienti non ha ricevuto una prescrizione di statina e/o ezetimibe nei tre anni di follow up dal primo evento; il 69,7% dei pazienti ad alto rischio e l’85,2% dei pazienti a rischio molto alto non riesce a raggiungere i target terapeutici di colesterolo LDL.

Quello che emerge in sintesi è che una fetta sorprendente di pazienti affetti da ipercolesterolemia è largamente sottotrattata e non raggiunge il proprio target terapeutico. I pazienti a rischio alto e molto alto di incorrere in eventi cardiovascolari sono quelli con il maggior bisogno clinico non soddisfatto: non è a target con le attuali terapie il 53% dei pazienti con evento cardiovascolare pregresso, né il 50% dei pazienti con ipercolesterolemia familiare.

“Abbiamo da poco completato e inviato al Ministro della Salute e all’AIFA – ha commentato il prof. Michele Massimo Gulizia, Presidente ANMCO – il documento di Consensus Intersocietario tra ANMCO, Istituto Superiore di Sanità e altre 16 società scientifiche, dal titolo “Colesterolo e rischio cardiovascolare: percorso diagnostico e terapeutico in Italia”. Si tratta di un documento antesignano, il primo in Italia che, in maniera univoca e condivisa tra tutti gli specialisti che curano pazienti affetti da malattie cardiovascolari associate a ipercolesterolemia, disegna in modo chiaro e scientificamente comprovato il percorso diagnostico e terapeutico che il paziente con ipercolesterolemia deve assolutamente raggiungere in Italia”.

“Il documento che abbiamo realizzato – prosegue il prof. Gulizia – analizza il ruolo dell’ipercolesterolemia nella genesi della malattia cardiovascolare aterosclerotica con particolare attenzione ai livelli individuali di rischio cardiovascolare. Un’attenta disamina è stata riservata al complesso dei provvedimenti terapeutici potenzialmente efficaci per una riduzione dell’ipercolesterolemia, e quindi per il conseguente contenimento del rischio cardiovascolare: dalla dieta al movimento aerobico, dalla riduzione dei fattori di rischio alla terapia con le statine e con gli inibitori del riassorbimento del colesterolo, fino alla nuova classe di farmaci inibitori dell’enzima PCSK9, che rappresentano l’ultima innovazione terapeutica grazie alla quale contrastare in maniera efficace l’ipercolesterolemia dei soggetti intolleranti e con gravi forme familiari”.

Nuove opzioni che aprono prospettive di trattamento a popolazioni di pazienti ad oggi ancora costantemente esposte ad un elevato rischio cardiovascolare. Una sostenibilità del sistema deve tener conto di una visione complessiva che vada al di là del costo dell’opzione terapeutica tout court, ma consideri ad esempio la corretta definizione del paziente in target così come il rapporto tra il costo della prevenzione e il costo dell’evento cardiovascolare che non si è riusciti ad evitare.

Leggi anche: "L'ipercolesterolemia in Italia: una patologia che costa al SSN più di un miliardo di euro all’anno"

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