Prof. Richeldi: “Si apre una nuova prospettiva per i pazienti affetti da interstiziopatie polmonari”

Bruxelles – Si è svolto venerdì scorso nella capitale belga l’evento di presentazione ufficiale del farmaco nintedanib, approvato dall’EMA lo scorso gennaio per il trattamento della fibrosi polmonare idiopatica. Il farmaco, sviluppato e commercializzato da Boehringer Ingelheim, non ha ancora ottenuto l’autorizzazione all’emissione in commercio in Italia, ma probabilmente sarà questione di una manciata di mesi.
Il farmaco, inibitore della tirosin chinasi, ha dimostrato di ridurre il declino della funzionalità polmonare del 50% (rispetto alla ‘normale’ progressione della malattia) e di ridurre del 68% il rischio di riacutizzazioni giudicate acute.
“Per i pazienti è fondamentale che ci siano più farmaci disponibili per il trattamento di questa patologia rara così invalidante – spiega il Prof. Luca Richeldi, Professore di Malattie dell'apparato respiratorio e docente di Malattie polmonari interstiziali dell'Università di Southampton (UK) e già direttore del Centro Malattie Rare Polmonari di Modena, intervenuto a presentare i risultati delle sperimentazioni cliniche di nintendanib – e la buona notizia è che, oltre all’approvazione di OFEV (il nome commerciale dei farmaco di Boeheringer), ci sono altri tre studi di fase due attualmente in corso. Questo cambia completamente la prospettiva dei pazienti, che nel giro di pochissimi anni sono passati dal non avere alcuna possibilità terapeutica al poter sperare in opzioni diverse.


Nintedanib infatti andrà ad affiancare il prifenidone, primo farmaco approvato per l’IPF e commercializzato in Italia ormai da due anni .
“Questo nuovo farmaco è molto promettente perché ha dimostrato la sua efficacia in tre trial clinici consecutivi – spiega Richeldi – ed è indicato per tutte le forme di IPF. Si tratta di un farmaco da assumere oralmente, due volte al giorno. Avendo partecipato personalmente alla sperimentazione posso confermare che gli effetti collaterali che il paziente deve aspettarsi sono nella maggior parte dei casi lievi. Si tratta per lo più di episodi di diarrea, talvolta vomito e perdita di appetito. Il farmaco è formulato in due diversi dosaggi, in modo tale da poter ridurre il dosaggio standard in caso di comparsa di eventi collaterali.”

“Il farmaco sarà disponibile in Germania come primo paese Europeo – prosegue Richeldi – ma ritengo che anche in Italia l’approvazione sarà rapida. L’azienda è inoltre pronta ad attivare un eventuale uso compassionevole del farmaco, per renderlo disponibile in attesa della conclusione dell’iter di commercializzazione. Una volta disponibile dovrà essere prescritto dallo specialista pneumologo, che disporrà dunque di due possibili alternative. La scelta del farmaco da assumere dovrà essere fatta dal clinico insieme al paziente, attraverso un processo informativo attivo. Per questo è fondamentale che tutti i pazienti affetti da IPF facciano riferimento ai centri regionali di riferimento, che sono i centri non solo maggiormente qualificati dal punto di vista terapeutico, ma che potranno in futuro anche permettere ai pazienti di accedere ad eventuali sperimentazioni cliniche in corso.”

Non dimentichiamo infine l’importanza della diagnosi: prima veniamo a conoscenza della patologia, prima possiamo agire evitando il declino polmonare dei pazienti. Per questo è importante che la diagnosi sia precoce: io ad esempio sarei per l’inclusione dei suoni respiratori polmonari nel fascicolo elettronico del paziente. Registrando e conservando questi suoni, grazie anche a un algoritmo che ho presentato con i miei colleghi alla British Respiratory Society, è possibile monitorare la salute polmonare del paziente e fissare un campanello d’allarme per i medici di medicina generale. Quando all’auscultazione i polmoni emettono un suono somigliante a quello dello strappo del velcro è necessario effettuare degli esami di approfondimento, perché potrebbe trattarsi di fibrosi polmonare idiopatica.”

 

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