Il farmaco ivacaftor potrebbe essere utilizzato anche per il trattamento di pazienti affetti da fibrosi cistica con mutazioni del gene CFTR (Cystic Fibrosis Transmembrane Regulator) diversa dalla G551D, alterazione genetica per la quale il farmaco è già approvato. Lo ha annunciato pochi giorni fa Vertex Pharmaceuticals, casa produttrice del farmaco.


Come riportato dalla rivista Pharmastar, il trial ha arruolato 39 pazienti con fibrosi cistica di età pari o superiore a sei anni, che presentavano almeno una mutazione “gating” del gene CFTR diversa dalla G551D. Le mutazioni “gating” (definite di classe III) del gene CFTR, di cui fa parte G551D, riducono la capacità di trasportare ioni cloruro perchè il canale CFTR mutato rimane prevalentemente nello stato chiuso.
I partecipanti sono stati trattati con ivacaftor o placebo per un periodo di otto settimane, seguite da quattro settimane di washout. Successivamente, i pazienti assegnati al placebo hanno ricevuto ivacaftor dalla settimana 12 alla 20, al contrario, i pazienti assegnati al farmaco hanno ricevuto il placebo nelle stesse modalità dell’altro gruppo. Dopo la ventesima settimana tutti i pazienti sono stati trattati “open label” con ivacaftor fino alla settimana 36.
La prima analisi è stata condotta alla ventesima settimana e l’endpoint principale dello studio era il cambiamento rispetto al basale nella FEV1 come percentuale del valore predetto.
La differenza nella FEV1 tra ivacaftor e placebo era del 10,7%. Il profilo di sicurezza era consistente con quello degli altri studi condotti sul farmaco in pazienti con mutazione G551D.

In base hai risultati di questo studio Vertex ha intenzione di richiedere negli Stati Uniti e in Europa l’estensione delle indicazioni del farmaco per includere  l’uso in ionoterapia nei pazienti a partire dai sei anni con una mutazione “gating” del gene CFTR diversa dalla G551D.
Nel mondo, circa 2mila persone con fibrosi cistica a partire dai sei anni d’età presentano almeno una copia della mutazione G551D e approssimativamente 400 pazienti che soffrono della malattia a partire dai sei anni presenta una mutazione “gating” del gene CFTR diversa dalla G551D.
Questo studio è uno di tre trial di fase III condotti da Vertex per valutare l’uso del farmaco in pazienti con mutazioni “gating” diverse dalla G551D allo scopo di estendere la popolazione di pazienti con fibrosi cistica che possono beneficiare della terapia con ivacaftor.

Gli altri due studi includono un trial condotto in pazienti con fibrosi cistica a partire dai sei anni di età con almeno una copia della mutazione R117H e uno studio condotto in bambini dai due ai cinque anni con fibrosi cistica con mutazioni “gating”, inclusa la G551D. Inoltre, è in corso uno studio di fase II condotto su ivacaftor in pazienti con funzione residua del gene CFTR.
Il gene responsabile della fibrosi cistica è stato scoperto nel 1989 ed è stato chiamato gene CFTR in quanto codifica per una proteina denominata Cystic Fibrosis Transmembrane Regulator, un canale ionico deputato soprattutto a trasportare il cloro attraverso le membrane cellulari a livello della membrana apicale delle cellule epiteliali delle cellule di vie aeree, del pancreas, dell'intestino, delle ghiandole sudoripare, delle ghiandole salivari e dei vasi deferenti.
La fibrosi cistica è causata da mutazioni di questa proteina (se ne conoscono circa 1.400) che portano a uno squilibrio ionico legato a un'alterazione della secrezione da parte delle cellule epiteliali degli ioni cloro e, di conseguenza, a un maggior riassorbimento di sodio e acqua dalle pareti delle vie aeree. I secreti prodotti sono molto densi e poveri di acqua. Per esempio, il muco prodotto dalle cellule epiteliali dei bronchi è più denso del normale.
Mutazioni diverse possono determinare in qualche misura diversa gravità della malattia proprio perché alterano in maniera diversa la proteina CFTR. In relazione al difetto che provocano nella proteina, le mutazioni sono state suddivise in classi: la proteina non viene prodotta (classi I e II) o viene prodotta in quantità ridotta (classi III, IV e V).

Dopo l’identificazione delle mutazioni che causano la malattia sono iniziati una serie di studi per lo sviluppo di nuovi farmaci in grado di correggere il difetto di base della malattia. Questi farmaci possono essere suddivisi in categorie. Vi sono farmaci che ripristinano la sintesi della proteina CFTR in presenza di mutazioni di stop (mutazioni di classe I), farmaci “correttori” che impediscono la distruzione di una proteina CFTR con struttura anomala  (mutazioni di classe II) e i “potenziatori”, come ivacaftor che potenziano l’attività residua di CFTR (mutazioni di classe III).
Ivacaftor è un farmaco attivo per via orale che va assunto due volte al giorno, disegnato per aumentare il tempo di apertura dei canali CFTR. Il farmaco è stato per ora approvato solo per i pazienti che presentano la mutazione G551D nel gene CFTR. In questi pazienti, ivacaftor migliora rapidamente la funzione polmonare e normalizza la concentrazione di cloro nel sudore.
Ivacaftor è approvato in Europa per i pazienti affetti da fibrosi cistica di età superiore ai 6 anni che presentano almeno una copia della mutazione G551D nel gene CFTR. Questi pazienti costituiscono circa il 4-5% dei circa 70mila pazienti soggetti affetti dalla malattia in tutto il mondo.

 

Sportello legale

Malattie rare e coronavirus - L'esperto risponde

BufalaVirus: le false notizie su COVID-19

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla Newsletter per ricevere Informazioni, News e Appuntamenti di Osservatorio Malattie Rare.

Seguici sui Social

Il valore della cura e dell’assistenza nell’emofilia

Il valore della cura e dell'assistenza nell'emofilia

Sulle proprie gambe: racconti di XLH e rachitismo ipofosfatemico

Sulle proprie gambe: racconti di XLH e rachitismo ipofosfatemico

Partner Scientifici



Questo sito utilizza cookies per il suo funzionamento. Maggiori informazioni