Recchia (GSK): “Il successo dipende sempre di più dalla collaborazione tra diverse parti interessate”

La Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica ha concordato con l’azienda farmaceutica GlaxoSmithKline un piano di collaborazione per lo sviluppo di nuovi farmaci.  Gli esperti dell’azienda procederanno all’analisi dei risultati della ricerca condotta dalla Fondazione per sviluppare nuovi farmaci e avviare trial clinici per la fibrosi cistica.

Dalla scoperta della molecola alla messa a disposizione del farmaco è un processo complesso e costoso e difficilmente la produzione di nuovi farmaci per il trattamento di malattie comuni può comportare grande ritorno economico per le case farmaceutiche, a causa dell’alta competizione tra le aziende. Investire sui farmaci per malattie rare ha invece maggiori possibilità di rivelarsi un buon investimento, vista la scarsa competizione sul campo. Partendo da questo presupposto di mercato le aziende più lungimiranti, grazie anche a delle nuove normative europee di incentivo economico, si stanno muovendo in questa direzione che potrebbe avvantaggiare i pazienti che attualmente non dispongono di alcuna terapia.
E’ il caso di GlaxoSmithKline, che ha concordato un piano di collaborazione con la Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica per proporre nuove molecole sviluppabili in farmaci.

La casa farmaceutica GSK è da anni impegnata nel campo della ricerca sulle malattie rare. Con 14 farmaci orfani all’attivo ha istituto nel 2010 una Unità Operativa di Ricerca dedicata, scegliendo un approccio globale ed integrato  per ricercare e sviluppare farmaci in grado di assicurare terapie innovative a chi soffre di malattie rare. “Il successo di questi programmi di ricerca – spiega il Dott. Giuseppe Recchia, direttore medico e scientifico di GSK Italia – dipende sempre di più dalla collaborazione tra diverse parti interessate: impresa farmaceutica, enti e società private di ricerca, accademia, Fondazioni e Charities di ricerca, sistema regolatorio.”

A tale scopo GSK ha avviato in Italia due programmi, denominati Discovery Partnership with Academia e New chemical/biological entities. Nel primo caso si tratta di una collaborazione con le principali fonti di conoscenze biomediche italiane, che troppo spesso non vengono trasformate in reali possibilità terapeutiche. Nel secondo caso si tratta di un programma che prevede lo sviluppo di farmaci sulla base delle ricerche condotte su bersagli biologici di recente identificazione, investendo nella ricerca italiana.

“Tra i primi risultati di successo – continua Recchia – rientra l’accordo tra Telethon, l’ospedale San Raffaele e GKS, che prevede lo sviluppo di nuovi protocolli di terapia genica in cellule staminali del midollo osseo.  Attraverso la ricerca finanziata da Telethon è stato sviluppato un protocollo  di terapia genica che ha consentito la cura definitiva di 14 bambini provenienti da ogni parte del mondo. Per altre sei malattie (leucodistrofia globoide, mucopolisaccaridosi di tipo I, granulomatosi cronica, beta talassemia, leucodistrofia metacromatica, sindrome di Wiskott Aldrich) GSK partecipa al processo di sviluppo clinico avanzato.

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