Invalidità e lavoro

Un’interrogazione sul tema è stata presentata la settimana scorsa in Senato

In occasione del dibattito avvenuto in Aula sul recente Decreto Legge n. 6 del 23 febbraio 2020, recante "Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica del COVID-19", il Governo aveva accolto, con parere favorevole, un ordine del giorno presentato dalla Senatrice Paola Binetti a favore dei minori affetti da fibrosi cistica o da altra grave patologia respiratoria, per consentire loro di avvalersi di iniziative didattiche mirate e di forme di teledidattica analoghe a quelle precedentemente sperimentate per tutti i bambini residenti nelle ex zone rosse.

La fibrosi cistica (FC) è una patologia che condiziona profondamente la vita delle persone che ne sono affette. Il sistema respiratorio è il più colpito e nei polmoni si forma un muco denso che provoca tosse, colonizzazione di batteri e reazioni infiammatorie. Questi pazienti stanno vivendo, in questi giorni, un periodo di grande preoccupazione di fronte alla malattia virale COVID-19.

Per questo motivo, la nuova interrogazione presentata dalla Sen. Binetti ha evidenziato la necessità di proteggere i pazienti con FC attraverso il congedo domestico durante l'intero periodo della pandemia, per evitare loro di contrarre un'infezione virale che potrebbe essere letale.

A questo proposito, il Decreto Legislativo 18 luglio 2011, n. 119, recante "Attuazione dell'articolo 23 della legge 4 novembre 2010, n. 183, recante delega al Governo per il riordino della normativa in materia di congedi, aspettative e permessi", all'articolo 7, parla di congedo per cure per gli invalidi e afferma che i lavoratori mutilati e invalidi civili, cui sia stata riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa superiore al 50 per cento, possono fruire ogni anno, anche in maniera frazionata, di un congedo per cure per un periodo non superiore a 30 giorni.

Il congedo è accordato dal datore di lavoro a seguito di domanda del dipendente interessato accompagnata dalla richiesta del medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale, da cui risulti la necessità della cura in relazione all'infermità invalidante riconosciuta; durante il periodo di congedo, il dipendente ha diritto a percepire il trattamento calcolato secondo il regime economico delle assenze per malattia. Il lavoratore è tenuto a documentare in maniera idonea l'avvenuta sottoposizione alle cure. In caso di lavoratore sottoposto a trattamenti terapeutici continuativi, a giustificazione dell'assenza può essere prodotta anche attestazione cumulativa.

Molti pazienti con fibrosi cistica hanno ricevuto una diagnosi che attesta la condizione di handicap grave, con una disabilità al 100 per cento, e necessitano di diverse ore al giorno di fisioterapia respiratoria, con frequenti cicli di terapia antibiotica, per mantenere un'adeguata qualità di vita.

Considerato che le normative attuali non permettono di fruire di un congedo retribuito, al contrario di coloro che si prendono cura di soggetti con handicap grave, e considerato che, non sempre, il datore di lavoro è tenuto a concedere l'aspettativa, sia pure non retribuita, la Senatrice Binetti ha chiesto al Ministro della Salute se non ritenga utile, in virtù di quanto sta accadendo con la pandemia da Coronavirus, di riconoscere ai pazienti affetti da fibrosi cistica, soprattutto in frangenti a più alto rischio, il diritto di fruire di periodi di congedo adeguati per rimanere a casa ed evitare di esporsi a contagi non necessari, e di rendere obbligatorio per il datore di lavoro, sulla base di documentata certificazione, di riconoscere al lavoratore affetto da FC o da analoghe patologie il diritto a fruire degli indispensabili tempi di congedo.

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