Uno studio italiano suggerisce la necessità di un monitoraggio attento per i pazienti in terapia di profilassi

Milano – Una maggiore attenzione al sistema cardiovascolare dei pazienti affetti da angioedema ereditario è necessaria. Questo è quanto è emerso dalla consensus conference “Third Hawk”, che si è svolta dal 18 al 21 settembre scorso a Gargnano, sul Lago di Garda.
A spiegarcene il motivo è la Dr.ssa Francesca Perego, Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche “Luigi Sacco” dell'Università degli Studi di Milano. Perego ha condotto una survey su circa 300 pazienti affetti da HAE attualmente in terapia profilattica a lungo termine, per accertare la presenza di patologie cardiovascolari potenzialmente connesse alla rara condizione genetica.

“Sulla base dei dati in nostro possesso sappiamo che il sistema della bradichinina peptidico vasoattivo che, semplificando, induce la vasodilatazione) che scatena l’edema può incidere su patologia quali ipertensione, diabete, ipercolesterolemia. Sebbene i dati non siano sufficienti a confermare un legame diretto, avvieremo per i nostri pazienti un monitoraggio del sistema cardiovascolare e del rischio trombotico. Tale monitoraggio sarà registrato costantemente attraverso il nuovo sistema che presto metterà in rete tutti i centri che aderiranno al nostro network.”
“Quello che è fondamentale per noi è considerare i pazienti nella loro complessità, non solo gli attacchi della patologia. La qualità della vita dei pazienti è fondamentale e per noi è anche una delle misure per valutare l’efficacia dei farmaci che somministriamo loro. Per questo è sempre necessario un approccio multidisciplinare e la partecipazione attiva dei pazienti stessi.”

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