Statua di Lorenzo il MagnificoPotrebbe essere stata questa malattia rara a deformargli gli arti, non la gotta. L’ipotesi giunge da uno studio partito da Firenze

Firenze - Insieme ad Alessandro Magno e John Fitzgerald Kennedy, Lorenzo De Medici è una delle figure che maggiormente si prestano a rappresentare un'epoca ma, come gli altri due grandi personaggi storici, la sua caratura intellettuale è controbilanciata dalla vulnerabilità sul piano della salute: si dice, infatti, che Lorenzo fosse malato di gotta. Oggi, recenti studi hanno proposto un'ipotesi ben più concreta sulle cause della sua morte, ritenendo che egli fosse affetto da acromegalia.

L'etimologia, di per sé, può già spiegare parte dei sintomi della patologia: àkros significa “estremità”, megalòs significa “grande”, perciò non è difficile desumere che i soggetti affetti da questa malattia rara presentino una sorta di gigantismo degli arti. Il campione statunitense di wrestling André The Giant e il pugile italiano Primo Carnera sono due iconici esempi di acromegalia, in cui l'eccessiva produzione di ormone della crescita (Growth Hormone, GH), indotto spesso da un adenoma dell'ipofisi, produce una serie di modificazioni degli arti e dei tratti facciali. Le dita delle mani e dei piedi tendono a divenire più grosse e si osservano cambiamenti a livello del viso, con allargamento del setto nasale e degli zigomi, fronte sporgente, mandibola larga tendente al prognatismo e denti prominenti. La pelle della faccia e della fronte si ispessisce, con comparsa di bozze a livello frontale, e la crescita dei tessuti molli può condurre a macroglossia, rendendo più difficoltosa la deglutizione e la respirazione. Al di là dei tratti fisici, la malattia può produrre complicanze sul piano scheletrico, respiratorio e cardiovascolare.

E' proprio da questo punto che sono partiti gli studi dei ricercatori dell'Università di Firenze che, in collaborazione con antropologi esperti in ambito medico e forense, di Montigny-le-Bretonneaux (Francia), hanno avviato un'attenta indagine dei ritratti d'epoca e della maschera facciale del celebre politico e umanista fiorentino. La loro analisi è stata pubblicata in una lettera aperta alla nota rivista The Lancet. Naturalmente, nel caso di Lorenzo de' Medici non è stato possibile eseguire una determinazione sierica del livello di GH, l'esame attualmente usato per l'accertamento diagnostico di acromegalia, ma i rilievi effettuati  circa 70 anni fa sui suoi reperti ossei avevano già messo in luce elementi di contraddizione rispetto alla diagnosi di gotta attribuitagli al decesso. Lorenzo, al momento della morte, è risultato affetto da una grave forma di osteoartrosi ipertrofica, e i cambiamenti a livello dei tratti del viso, desumibili dalle analisi condotte sulla maschera funeraria, hanno indotto a pensare che la sua prematura scomparsa fosse dovuta al peggioramento delle condizioni cliniche innescate da un altro genere di patologia, l'acromegalia.

Come fatto notare dal prof. Galassi, la ricostruzione di una precisa condizione clinica a partire da fonti letterarie e storiche costituisce un ramo d'indagine di alto valore medico, perché conferma la necessità di saper osservare e descrivere dettagliatamente le manifestazioni sintomatiche per giungere ad una diagnosi precisa. In questo caso, il materiale di partenza non è una fonte letteraria, bensì un reperto archeologico. Tuttavia, il significato dell'operazione non cambia: la conclusione addotta dai ricercatori italiani e francesi è solida e combacia perfettamente con le testimonianze del tempo, che attribuiscono a Lorenzo de' Medici sintomi associabili alla malattia, quali urolitiasi, anosmia, stanchezza, debolezza e dolori alle articolazioni, specie delle dita

In maniera analoga ad Alessandro Magno e JFK, anche Lorenzo de' Medici aveva una cartella clinica spessa almeno quanto la biografia che raccoglie le sue gesta, ma perché la seconda sia veritiera è necessario che la prima sia quanto più precisa possibile, e oggi, grazie a ricerche come questa, si contribuisce ad aumentare il livello di accuratezza diagnostica, ricordando anche che molte malattie rare sono riscontrabili da secoli tra la popolazione e che è fondamentale osservarne a fondo i segni per poterle identificare correttamente.

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