Gilo Care

L’associazione torinese Gilo Care Onlus organizza incontri di gruppo aperti alle persone che si prendono cura di familiari malati: “Fa bene parlare con chi è in grado di capirti al volo”

A Torino l’associazione Gilo Care Onlus ha un unico obiettivo: aiutare i caregiver a migliorare la propria qualità della vita, anche e soprattutto migliorando il rapporto con gli altri, con sé stessi e perfino con la persona che assistono. Perché, piaccia o no, chi si prende cura per lungo tempo di un proprio familiare non autosufficiente alla fine rischia di soccombere sotto l’alto carico di fatica, sofferenza e stress e di ergere una barriera tra la propria casa e il resto del mondo, rifiutandosi di cercare il confronto e lo scambio con quanti, a partire da amici e familiari, non condividono la stessa esperienza. Per questo Gilo Care, già dal 2015, un anno dopo la costituzione in associazione, ha cominciato a organizzare Gruppi di condivisione ed esperienza in Piemonte, che con la pandemia si sono svolti anche online, con partecipanti in tutta Italia.

Spesso ci sentiamo talmente travolti dagli eventi che scatta la ritrosia: se qualcuno ti propone di fare qualcosa per te, la prendi come un’intrusione nella tua sfera personale. Diciamo a noi stessi di non avere voglia e nemmeno tempo per andare a raccontare ad altri i fatti nostri. E poi il malato non siamo noi. Insomma, il più delle volte non ci rendiamo conto di avere bisogno di un aiuto, nel senso di un affiancamento da parte di qualcuno che possa capirci”. A raccontare la sua esperienza è Lorenzo Cuffini, vice presidente di Gilo Care Onlus. Caregiver di sua moglie Margherita, presidente dell’Associazione, Lorenzo ha trascorso i primi 10 anni dedicandosi a lei quotidianamente. Per prendersi cura di lei ha anche dismesso l’azienda metalmeccanica di cui era titolare dedicandosi al lavoro di consulente aziendale, più facilmente conciliabile con i suoi impegni familiari. È stata proprio sua moglie a rendersi conto di quanto malessere gli stesse provocando la progressiva chiusura verso il mondo esterno e a stimolarlo ad aprirsi agli altri.

Così oggi i Gruppi di condivisione ed esperienza si riuniscono in presenza o online con cadenza quindicinale e sono condotti da un responsabile dell’Associazione con alle spalle una lunga esperienza di cura di un familiare. Si tratta di piccoli gruppi il più possibile omogenei per situazione e, talora, strutturati secondo il tipo di parentela con il paziente. A volte si tratta di figli, altre volte di genitori e in altri casi ancora di coniugi. I gruppi al momento sono realizzati in collaborazione con l’Azienda Universitaria Ospedaliera San Luigi Gonzaga di Orbassano, con il Presidio Ospedaliero Fatebenefratelli di San Maurizio Canavese per i pazienti affetti da Alzheimer, con il Servizio Passepartout del Comune di Torino, con l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM), con le circoscrizioni di Torino (in sinergia con gli assistenti sociali e i medici di base) o su iniziativa diretta dell’associazione. La partecipazione è sempre libera e gratuita e per aderire all’iniziativa basta un colloquio preliminare. “Si tratta di un servizio molto libero ed elastico, a volte si partecipa a un unico incontro, in altri casi si frequenta il gruppo anche per anni”, chiarisce il vice presidente.

All’interno dei Gruppi le persone scoprono quanto possa fare bene parlare con qualcuno che ti capisce e che, quindi, non necessita di troppe spiegazioni. Ogni incontro prende le mosse da un episodio o uno stato emotivo (positivo o negativo) condiviso da uno dei partecipanti, su cui gli altri intervengono con commenti o racconti di esperienze personali. E spesso si va via alleggeriti. “Trovo importante poter condividere le esperienze, mi porta dalla solitudine a un arricchimento personale”, spiega uno dei partecipanti. “Non ci si sente più così soli e si prende coscienza, cosa all’inizio incredibile, che qualche soluzione migliorativa si può trovare quasi sempre. Diventa un piacere incontrarsi. Un dialogo senza filtri, senza giudizi, senza lezioni, con persone che ti ascoltano davvero e dimostrano di capirti al volo, può svelarti significati e motivazioni nuove”.

Per maggiori informazioni sull’iniziativa è possibile contattare l’associazione Gilo Care.

Leggi anche: “Da caregiver a caregiver, la Onlus Gilo Care si prende cura di chi si prende cura”.

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