Imperversa la polemica tra due aziende ospedaliere che si contendono il “titolo” di centro unico

Lo screening neonatale in Veneto doveva essere allargato a quaranta patologie, ma così – come per molte altre regioni italiane – non è stato. Qualche giorno fa il Consiglio Regionale è però tornato a discutere della questione e l’assessore alla Sanità Luca Coletto ha risposto a quattro interrogazioni sul tema, presentate dal 2010 ad oggi da quattro diversi consiglieri regionali (Claudio Sinigaglia e Piero Ruzzante del Pd, Stefano Peraro dell'Udc e Pietrangelo Pettenò della Sinistra).


I consiglieri hanno denunciato il ritardo e il silenzio della Regione sull’allargamento dello screening neonatale, ricordando che l’associazione Cometa –Asmme ha comprato e donato all’Azienda ospedaliera di Padova l’apparecchiatura per la spettrometria tandem mass, del valore di 400 mila euro. I consiglieri hanno inoltre criticato duramente l’attuale polemica in corso tra l’azienda ospedaliera padovana e quella veronese per aggiudicarsi la titolarità di centro regionale di screening. Ad oggi è infatti l’azienda ospedaliera di Verona a svolgere lo screening neonatale per la regione Veneto, attualmente su solo 8 patologie.

Coletto dal canto suo ha risposto che lo screening neonatale allargato alle malattie metaboliche è una prestazione aggiuntiva rispetto ai Lea (livelli essenziali di assistenza), quindi è interamente a carico della regione, per un costo stimato 1,6 milioni di euro. Coletto ha altresì assicurato che una commissione tecnica regionale è già al lavoro per valutare quale sia la sede più idonea per il centro di screening, che dovrà essere unico, al fine di evitare dispersione di denaro ed energie.

Le risposte di Coletto sono state giudicate "evasive" e "inadeguate" dai quattro interroganti che hanno ricordato all'assessore come il centro padovano sia già funzionante e dotato di tutte le professionalità e le attrezzature necessarie per poter partire, grazie alla generosità e all'attivismo delle famiglie di Cometa-Asmme. "Lo scandalo di questa vicenda si sta trascinando ormai da tre anni - hanno denunciato Ruzzante e Peraro - e intanto le costose apparecchiature donate dall'associazione stanno marcendo nei sotterranei dell'ospedale di Padova". Di atteggiamento "irresponsabile" da parte della Regione ha parlato anche Pietrangelo Pettenò, ricordando come l'incapacità della Regione di decidere stia compromettendo le prospettive di vita e di salute dei nuovi nati in Veneto, in quanto la mancata attivazione dello screening di massa sui 49 mila parti annui rende impossibili le diagnosi precoci.

In una nota diffusa a margine, nella serata del 13 novembre 2012, il vicepresidente della commissione Sanità Claudio Sinigaglia giudica reticenti le risposte della Giunta: "Malgrado l'azienda ospedaliera di Verona riesca a svolgere solo lo screening semplice - dichiara Sinigaglia - senza peraltro garantire diagnosi e cura, l'assessore Coletto difende inopinatamente questa realtà. Mentre Zaia, interpellato più volte, tace e si gira dell'altra parte".

 

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