Approvato il Ddl che riconosce l’invalidità per le persone con sordocecità come disabilità distinta, senza più esclusioni legate all’età d’insorgenza
Tra le novità del Ddl Semplificazioni bis, una delle più significative sul fronte dell’inclusione, riguarda la sordocecità. L’articolo 63 interviene sulla Legge 107 del 2010 e amplia in modo sostanziale il riconoscimento di questa condizione, estendendolo a tutte le persone che presentano compromissioni combinate (totali o parziali) della vista e dell’udito, non importa se congenite o acquisite, e senza alcun limite legato all’età di insorgenza. È un passaggio importante, perché fino ad oggi, proprio l’età in cui compariva una delle due disabilità rappresentava un discrimine che ha spesso penalizzato chi sviluppava la sordocecità in età adolescenziale o adulta. Con questa modifica, il legislatore dà finalmente piena attuazione alla Legge 107/2010, eliminando un nodo che per anni ha limitato la tutela giuridica e l’accesso ai diritti.
COSA CAMBIA CONCRETAMENTE
Il percorso verso un riconoscimento pieno della sordocecità è iniziato il 1° aprile 2004 con la Dichiarazione sui diritti delle persone sordocieche, in cui il Parlamento Europeo ha sancito per la prima volta che la sordocecità è una disabilità distinta, con bisogni specifici. Nella stessa occasione, gli Stati Membri furono invitati a garantire alle persone sordocieche un adeguato sostegno sanitario, assistenziale, comunicativo, inclusivo e per la mobilità.
In Italia, il recepimento della Dichiarazione è avvenuto diversi anni dopo con la Legge 107/2010, dedicata al riconoscimento dei diritti delle persone sordocieche. Una legge innovativa ma complessa nella sua attuazione. Nonostante la dichiarazione che la sordocecità sia un’unica disabilità, superando la logica della semplice “somma” tra sordità e cecità, il quadro normativo non comprendeva tutte le persone coinvolte, soprattutto quelle con disabilità sensoriali aggiuntive o insorte in momenti diversi della vita.
La definizione finora utilizzata, infatti, prevedeva che una persona potesse essere considerata sordocieca solo se alla minorazione visiva, anche insorta in qualunque età, si aggiungeva una disabilità uditiva congenita oppure acquisita durante l’età evolutiva e tale compromettere il normale apprendimento del linguaggio parlato.
Rimanevano escluse persone che, pur non vedenti, erano diventate sorde dopo il dodicesimo anno di età, così come coloro nati senza minorazioni sensoriali ma con sordocecità sviluppata in età adulta, ad esempio a seguito a malattie degenerative o eventi traumatici.
L’approvazione parlamentare del Ddl Semplificazioni bis mette fine a questa frammentazione e l’età non è più un criterio discriminante. Conta esclusivamente la presenza combinata delle due compromissioni sensoriali, indipendentemente dal momento della vita in cui si manifestano. Si tratta di un cambiamento che si inserisce nel più ampio percorso di riforma previsto dalla Legge Delega sulla Disabilità (n. 227/2021), orientata a semplificarne criteri e procedure di accertamento.
La portata della norma è ampia. Riguarda non solo gli aspetti medico-legali e la presa in carico sociosanitaria, ma anche la qualità della vita e l’autodeterminazione delle persone che vivono la sordocecità. Con la rimozione del limite dell’età, il riconoscimento diventa più inclusivo, più aderente alla realtà clinica e sociale e più vicino agli standard europei. Un cambio di prospettiva che può finalmente avvicinare l’Italia a una tutela realmente universale e continuativa per tutte le persone sordocieche.










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