La Capitale avvia una sperimentazione per offrire assistenza domiciliare leggera e contrastare solitudine e fragilità attraverso un modello di welfare di prossimità
Roma prova a ripensare il welfare di prossimità. Con una delibera approvata in Assemblea capitolina, la città avvia la sperimentazione del “badante di condominio”, una figura pensata per offrire assistenza domiciliare leggera agli anziani e allo stesso tempo contrastare solitudine, fragilità e isolamento sociale. L’iniziativa nasce anche in risposta a un cambiamento demografico ormai evidente. La popolazione italiana sta invecchiando rapidamente e gli over 65 rappresentano già oltre il 24% del totale e la loro quota è destinata a crescere nei prossimi anni. Una trasformazione che impone di ripensare i modelli di assistenza, soprattutto nelle grandi città dove molti anziani vivono soli e le famiglie faticano a sostenere i costi della cura.
Il progetto si ispira a esperienze già sperimentate in alcune città italiane e nei Paesi del Nord Europa. L’idea è semplice: condividere una figura di assistenza tra più persone che abitano nello stesso stabile o nello stesso quartiere, rendendo così più accessibile il supporto domiciliare e distribuendo i costi tra più utenti. La badante condominiale offrirà servizi di assistenza leggera a persone anziane totalmente o parzialmente autosufficienti (aiuto nelle commissioni quotidiane, come fare la spesa o ritirare farmaci, piccoli supporti domestici), ma anche compagnia e sostegno nelle attività della vita di tutti i giorni.
La sperimentazione partirà nel 2026 in alcuni immobili di edilizia residenziale pubblica, selezionati in base alla presenza di una popolazione anziana significativa e a specifiche condizioni sociali. Nella fase iniziale il servizio sarà finanziato da Roma Capitale, con l’obiettivo di testarne l’efficacia e valutarne un’eventuale estensione. L’ambizione è di costruire un modello di welfare urbano più vicino alle persone, capace di integrare servizi sociali, amministratori di condominio, cooperative e terzo settore. Un sistema che potrebbe rappresentare una risposta concreta a uno dei temi più urgenti delle città contemporanee, come garantire assistenza e qualità della vita a una popolazione sempre più anziana.
Ne parliamo con Nella Converti, Consigliera comunale, Presidente della Commissione Politiche sociali e della Salute, membro della commissione LL.PP. – Patrimonio Politiche Abitative – PP.OO e firmataria della delibera.
COME È NATO IL PROGETTO
“La delibera è a tre firme, Baglio, Battaglia e la mia. Baglio è la capogruppo del Partito Democratico ed è stata lei a proporci di lavorare su questo tema”, ci spiega Converti. “L'idea, invece, nasce dall'analisi di quello che sta accadendo nella nostra società: stiamo invecchiando. Secondo i dati sulla città di Roma, una persona su quattro è over 65. In Italia abbiamo superato un milione di donne ultra novantenni sole, tra le altre cose, e purtroppo abbiamo delle liste di attesa sull'assistenza domiciliare che sembrano inarrestabili e sulle quali abbiamo grosse difficoltà. Impieghiamo circa 130 milioni di euro annui come Comune di Roma, sia per anziani, sia per le persone con disabilità, è una spesa che continua ad aumentare anno dopo anno, così come aumentano le persone in lista. Il tutto è collegato non solo a questa analisi drammatica e alla carenza di strutture che possano ospitare anziani, diffusa in tutto il Paese, ma anche ad aspetti positivi, perchè c'è una popolazione anziana che vuole essere sempre più autonoma e vuole mantenere la propria indipendenza. Stiamo andando verso il cosiddetto invecchiamento attivo. Molte di queste persone, purtroppo, invece di trovare un'assistenza domiciliare cosiddetta leggera, che è quella al centro della delibera, e momenti di socialità, trovano come alternativa la sanitarizzazione della vecchiaia, che è un errore. La vecchiaia non è una malattia, si può anche morire a 100 anni nella totale autonomia. A tutto questo si aggiunge la questione della mia generazione. A 35 anni appartengo alla cosiddetta “generazione sandwich”, quella tra i 35 e i 60 anni, schiacciata tra il peso della cura dei propri figli e quella dei propri genitori anziani. È una generazione composta per lo più da donne, perché il lavoro di cura spetta quasi sempre a loro in Italia. Se guardiamo chi utilizza le tutele della Legge 104, infatti, le caregiver sono quasi tutte donne”.
COSA FARÀ IL BADANTE DI CONDOMINIO
“Abbiamo approvato la delibera e già fatto una serie di riunioni con i dipartimenti competenti per avviare una piccola sperimentazione in cinque territori della città di Roma, con fondi stanziati nell'ultimo bilancio. La sperimentazione partirà a giugno e terminerà a dicembre, quando valuteremo i costi e i benefici. Prenderemo in carico circa 10 persone per municipio, per un totale di 50. L'operatore o l'operatrice avrà un rapporto uno a uno con l'utente, per due o tre ore a persona. Si prenderà cura dell'anziano accompagnandolo in quelle attività che non riesce a fare da solo e che, in una città complessa come Roma, diventano spesso impossibili: andare a fare la spesa, recarsi dal medico di base, acquistare i farmaci. Ma anche il lavoro di cura più diretto, come aiutare a fare la doccia, a lavarsi i capelli o andare dal parrucchiere, per mantenere una dignità e uscire ogni tanto dalla propria abitazione. L'altro aspetto fondamentale, alla quale tengo particolarmente, è la costruzione di attività sociali di gruppo, almeno una volta al mese, perché molti anziani lamentano proprio la solitudine. Anche se autosufficienti, che riescono ancora a uscire e a fare la spesa da soli, spesso si trovano isolati. Mi ricordo quando facevo attività politica a Torbellamonaca. Una sera proiettammo la finale di Sanremo alla sezione di partito che si riempì di persone anziane. Questo per dire quanto sia importante costruire momenti di socialità, anche solo una cena di caseggiato, la visione di un documentario, una passeggiata in un parco vicino. Cose semplici, ma fondamentali”.
PERCHÉ SI PARTE DALL'EDILIZIA POPOLARE
La sperimentazione avverrà nelle case popolari, in cinque quadranti diversi della città. “L'edilizia residenziale pubblica si presta per due ragioni”, prosegue la consigliera. “La prima è che esistono spazi comuni quasi ovunque, la seconda è che i momenti di gruppo sono facilitati dalla vicinanza fisica degli abitanti. C'è anche un'altra ragione. Le prime grandi assegnazioni nelle case popolari romane risalgono agli anni Ottanta, quelle persone sono oggi molto anziane e c'è un ricambio costante con giovani famiglie, anche con background migratori e provenienze culturali diverse rispetto a cinquant'anni fa. Sarà quindi molto importante il lavoro degli operatori nel creare momenti di incontro tra gli anziani e i nuovi abitanti, per ricostruire quel senso di comunità e di mutuo aiuto che si vedeva negli anni Ottanta e che si è un po' perso nella città”.
LA GESTIONE DEL SERVIZIO
“Abbiamo da poco ufficializzato l’accordo con Farmacap, le nostre farmacie comunali pubbliche, un sistema più snello rispetto ad altre strutture della pubblica amministrazione e che già offre servizi per gli anziani come il servizio di RECUP o altre attività sociali e ricreative. Le farmacie comunali, inoltre, sono dislocate su tutta Roma. Saranno loro a occuparsi della selezione degli operatori, della formazione degli operatori e di organizzare un albo dei badanti. Va detto però che c'è anche un'altra figura fondamentale, il coordinatore delle attività. Un operatore che deve stare due ore da una persona, tre da un'altra, quattro da un'altra ancora ha bisogno di qualcuno che organizzi e coordini il lavoro. È una figura professionale distinta, ma essenziale”.
CHI PUÒ ACCEDERE AL SERVIZIO
“Per la fase di sperimentazione, vivere nelle case popolari è già di per sé un criterio. Si tratta di anziani autosufficenti con redditi molto bassi, in genere sotto i 16.000 euro. Cercheremo ovviamente di evitare sovrapposizioni con chi già riceve servizi completi di assistenza domiciliare, vogliamo raggiungere quelle persone che sono totalmente senza nulla. Il costo è di circa 100.000 euro, trovati grazie a un emendamento al bilancio presentato da alcuni consiglieri. Il servizio è completamente gratuito per gli utenti. A dicembre valuteremo i risultati e se andrà bene (lo crediamo fermamente) vorremmo aprire il servizio anche ai condomini privati, immaginando che in quel caso il costo sia a carico dell'utente o condiviso. Bisognerà però capire come strutturare questa apertura. Vale poi la pena sottolineare che la sperimentazione partirà in estate, proprio perché è il periodo in cui molti anziani sono ancora più soli. Non volevamo partire a settembre e fare solo tre mesi, volevamo stare con loro nel momento più difficile”.
UN MODELLO DA SEGUIRE
“Sperimentazioni simili sono già state fatte in diverse parti d'Italia, come Bologna, Torino e Milano”, prosegue Converti. Se andrà bene, l’idea è di integrarlo con altri servizi di assistenza ed estenderlo progressivamente a più parti della città diventando un modello replicabile in altri grandi comuni. Il nostro punta ad diventare un un modello di welfare di prossimità e assistenza condivisa con il supporto di Farmacap. C'è grande attenzione verso questi nuovi modelli di reciproca assistenza, tutti ci stiamo facendo i conti, chiedendoci cosa ne sarà di noi nell’età anziana. La politica forse se n'è occupata poco finora. Speriamo di recuperare con questa sperimentazione”.










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