Il commento a caldo: “Forse sono stata tra i pionieri della neurologia dei bambini, andando a imparare per poi insegnare a generazioni di pediatri e neuropsichiatri infantili”
Approda a Padova il premio di “Maestra della Neurologia Pediatrica”, conferito alla Prof.ssa Paola Drigo, neuropediatra e figura di riferimento nella neurologia dell’età evolutiva, un riconoscimento che celebra una carriera autorevole e un contributo decisivo allo sviluppo della disciplina. La consegna del riconoscimento è avvenuta durante il 49° Congresso della Società Italiana di Neurologia Pediatrica (SINP), dedicato al tema “Terapie innovative e alternative in Neurologia Pediatrica: oggi e domani”, che si è svolto a Cagliari dal 27 al 29 novembre.
A presiedere l’evento sono stati il Prof. Salvatore Savasta, Direttore del Centro Regionale di Coordinamento Malattie Rare e della Clinica pediatrica e malattie rare dell’Università di Cagliari, e la Prof.ssa Agnese Suppiej, attuale Presidente SINP. Tra le realtà presenti anche una numerosa delegazione della UOC di Pediatria dell’Azienda Ospedale-Università di Padova, guidata da Stefano Sartori. Alla professoressa Drigo abbiamo voluto fare qualche domanda, per raccogliere il vissuto e i tanti anni di esperienza.
Prof.ssa Drigo, che significato ha per lei questo titolo e che cosa ha provato nel riceverlo?
“Quando ho ricevuto l'invito ad andare al congresso di Cagliari per questo riconoscimento, così come quando sono stata inserita tra i Probiviri a Matera nel 2018, ho provato stupore, incredulità e gioia. Ci sono certo neuropediatri più bravi di me, ma io forse sono stata tra i pionieri della neurologia dei bambini, andando a imparare, per poi insegnare a generazioni di pediatri e neuropsichiatri infantili l'esame neurologico e lo sviluppo del neonato e del lattante, che cinquant’anni fa non era una routine dei pediatri”.
Quali sono stati i momenti che più hanno segnato la sua crescita professionale?
“Con il gruppo dei neurologi della pediatria ho contribuito allo sviluppo di una neurochirurgia adattata ai bambini, che all'epoca non esisteva. Ciò ha portato alla presa in carico, con uno dei primi ambulatori multidisciplinari, di bambini e adolescenti con spina bifida, dalla nascita fino all'età adulta, oltre che alla diagnosi e al trattamento di bambini con tumori o malformazioni cerebrali, malattie genetiche e muscolari. Tutto questo ha significato vivere i problemi di questi piccoli pazienti e delle loro famiglie con studio, ricerca ma soprattutto con una presa in carico globale. Ed è questo che ho cercato di insegnare a studenti, specializzandi e giovani pediatri: l’ascolto, la comunicazione, non solo con i genitori ma anche con i bambini, e l’etica delle decisioni, che deve guardare sempre alla qualità di vita. Abbiamo creato un’associazione, "Uniti per Crescere", per i bisogni dei genitori, degli insegnanti, dei fratelli e dei compagni di classe di questi bambini, spesso “rari”, cronici nei loro problemi, con diritto di crescita in una società che ne riconosca diritti e autonomia”.
Ci sono innovazioni tecnologiche, terapeutiche o organizzative che, secondo lei, hanno trasformato maggiormente questo ambito? E cosa manca oggi alla neurologia pediatrica?
“La scienza, le tecniche e la società sono in continua evoluzione, portando ad aiuti impensabili un tempo per le diagnosi, basti pensare alla rivoluzione genetica, e per le terapie, ma creando talora altri problemi, che si aggiungono alla difficile crescita del bambino, come telefonini e cyber-dipendenza. Non so se l'intelligenza artificiale riuscirà a portare la “presa in carico” di una famiglia con un paziente cronico. Credo che per questa capacità di presa in carico, e per il suo insegnamento pratico, mi sia stato dato questo titolo di “Maestra”, di cui sono molto orgogliosa e riconoscente. La neuropediatria di oggi è preziosa e avanzata nella ricerca, nelle diagnosi e nelle terapie, ma avrebbe bisogno di più tempo e più persone a disposizione per i contatti con bambine e bambini, familiari e pediatri di famiglia, sia nel momento del ricovero sia a distanza”.









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