La denuncia di Mariangela, 24 anni, laureata in Ingegneria biomedica. Cercava un semplice lavoro da back office mentre finiva gli studi: “Mi hanno scartata perché categoria protetta”
La sua disabilità non le ha impedito di conseguire una laurea in Ingegneria biomedica, ma si è rivelata un ostacolo insormontabile quando si è trattato di trovare un lavoro. Mariangela Attolico ha 24 anni, si muove in carrozzina e vive a Bari, dove le piacerebbe continuare a vivere anche in futuro. Eppure sembra che nella sua città natale per lei non ci sia nessuna prospettiva. Tornata in Italia dopo aver fatto l’Erasmus, si è trovata di fronte una lunga fila di porte sbarrate. Eppure non voleva la luna, e neppure il lavoro dei sogni, ma solo un impiego che le consentisse di guadagnare qualcosa mentre frequentava il corso di laurea magistrale. “Sono tornata dalla Spagna carica e con tanta voglia di mettermi in gioco”, racconta a Omar. “Come tanti ragazzi e ragazze cercavo un lavoretto, non per forza direttamente legato ai miei studi, per guadagnare un po’ di soldi mentre finivo l’università”.
CERCAVA UN LAVORETTO, LE HANNO RISPOSTO “NON POSSIAMO ASSUMERLA”
Un progetto, neppure troppo ambizioso, insomma, che si è presto rivelato una chimera. Una volta terminati gli studi Mariangela sogna di lavorare in ambito sanitario, ma per il momento le basta molto meno. “I miei coetanei lavorano soprattutto nella ristorazione, io che conosco le mie possibilità ho pensato a lavori da scrivania, come back office, call center o assistenza a distanza”. Così inizia a inviare curriculum a raffica, supera diverse selezioni e ottiene una ventina di colloqui. È una persona a cui non piace perdere tempo e fin dal primo contatto telefonico chiarisce di appartenere alle categorie protette. Dopo i colloqui, però, le aziende spariscono o si limitano alla formula di prassi: “Grazie, le faremo sapere”. Il culmine è arrivato la settimana scorsa. Durante una telefonata per un lavoro in un call center, si è sentita rispondere: “Se supera il 75% di invalidità, non è possibile assumerla”. Una frase secca, senza margini di dubbio. “Lì mi sono indignata, non ci ho visto più” racconta. “Ho deciso di rendere tutto pubblico sui social”.
Da quel momento la situazione si è ribaltata. Giornalisti, televisioni locali, chiamate, messaggi. E anche proposte concrete. Ora Mariangela si trova nella situazione opposta. Ha ricevuto una valanga di proposte. “Il telefono squilla ogni tre per due”, dice. “Oggi ho fatto un colloquio, domani un altro, altri ancora sono in programma per la prossima settimana. Possibile che in Italia devi metterci per forza la faccia per ottenere una cosa normale?” si chiede con amarezza. “Ma io non sto chiedendo niente di straordinario. Chiedo solo la possibilità di lavorare”.
LA RISPOSTA ERA SCORRETTA: ASSUMERE PERSONE CON DISABILITÀ SI PUÒ E SI DEVE
“Non conosciamo le politiche interne all'azienda che ha fornito a Mariangela la risposta relativa all’impossibilità di assunzione – commenta lo Sportello Legale “Dalla Parte dei Rari” - ma sappiamo bene che tutte le aziende con un numero di dipendenti uguale o maggiore di 15 hanno l'obbligo di inserire almeno un lavoratore iscritto alle liste speciali. Questo è stabilito dalla Legge 68 del 1999, ovvero la norma che regolamenta tutto l'inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Con l'aumentare del numero dei dipendenti aumenta anche, in proporzione, il numero di lavoratori con disabilità da inserire. Per giunta, sempre ai sensi della L. 68/99, esistono anche delle agevolazioni fiscali legate all'inserimento di persone iscritte nell'elenco delle categorie protette. Per esempio, per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratori con riduzione della capacità lavorativa compresa tra il 67% e il 79%, è riconosciuto al datore di lavoro un contributo pari al 35% della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali, per una durata di 36 mesi. Pare dunque evidente che in questo caso la risposta fornita a Mariangela sia legata a un pregiudizio culturale e a una ignoranza di fondo della normativa vigente".









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