SBS: il punto con il dottor Marco Pizzoferrato

Al centro dell'evento nuovi approcci terapeutici e gestione multidisciplinare della patologia

Roma - Sono come dei personaggi in cerca d’autore, pazienti complessi alla ricerca di un riconoscimento e di un’assistenza multidisciplinare con una regia gastroenterologica, che spesso, in giro per l’Italia, è ancora quasi sempre tutta da inventare. Un corso di aggiornamento organizzato domani, venerdì 9 febbraio, presso l’Aula 810 del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS farà il punto sulla sindrome dell’intestino corto e sull’insufficienza intestinale, patologie complesse e relativamente rare, che non godono neppure di un’esenzione e sono ancora poco conosciute. La speranza è legata anche ai nuovi farmaci in arrivo, ma è necessario pensare ad ambulatori dedicati.

La sindrome dell’intestino corto (SBS) è una condizione malassorbitiva provocata da un’estesa riduzione della superficie di assorbimento dell’intestino, derivante da resezioni chirurgiche multiple o estese dell’intestino tenue. “Queste – ricorda il professor Giovanni Cammarota, Direttore della Unità Operativa Complessa di Gastroenterologia presso la Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS e Associato di Gastroenterologia dell’Università Cattolica – possono rendersi necessarie nell’ambito del trattamento di una serie di patologie, le più diffuse delle quali sono le sindromi infiammatorie intestinali (MICI), malattie vascolari come l’infarto delle arterie intestinali, di complicanze post-chirurgiche come aderenze e volvoli”. Si parla di intestino corto quando i segmenti in continuità del tenue sono inferiori a 2 metri; la comparsa di manifestazioni cliniche tipiche dell’intestino corto, in presenza di una lunghezza normale del tenue, determina invece il cosiddetto intestino corto ‘funzionale’ (ad esempio durante una malattia di Crohn in fase attiva).

L’insufficienza intestinale si configura quando il malassorbimento indotto dall’intestino corto (SBS-IF) supera le sue normali capacità di adattamento, per cui l’organismo non è più in grado di assorbire macro e micro-nutrienti, acqua e oligoelementi in maniera sufficiente a coprire il fabbisogno fisiologico”, spiega il dottor Marco Pizzoferrato, responsabile dell’Ambulatorio per la gestione dei pazienti con insufficienza intestinale dell’Unità Operativa Complessa di Gastroenterologia della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS. “In questo caso è necessario fornire ai pazienti dall’esterno, attraverso una nutrizione artificiale di tipo parenterale (cioè endovenosa), tutte le sostanze di cui necessita l’organismo. Questi pazienti devono cioè vivere letteralmente ‘appesi ad un filo’ 24 ore al giorno per ricevere il nutrimento e i liquidi necessari alla sopravvivenza”.

La SBS è una malattia multisistemica che ha un impatto notevole su diversi organi, quali il fegato (può portare a infiammazione cronica del fegato fino alla fibrosi, cioè la IFALD, una sorta di ‘cirrosi’), il rene (può portare all’insufficienza renale terminale e alla dialisi) e l’osso (il malassorbimento può provocare gravi alterazioni metaboliche, fino a una grave forma di osteoporosi che predispone a fratture patologiche e crolli vertebrali). La malnutrizione determina inoltre una grave alterazione del sistema immunitario, che rende questi pazienti molto suscettibili alle infezioni. Anche la nutrizione parenterale infine può esporre a complicanze come la trombosi dell’accesso venoso centrale, attraverso la quale viene infusa la nutrizione o la sepsi.

“La SBS – ricorda il dottor Pizzoferrato – può verificarsi a tutte le età, ma la casistica è più numerosa in età neonatale-pediatrica (come conseguenza di interventi per complicanze chirurgiche precoci) e intorno ai 40-50 anni, come complicanza post-operatoria nei pazienti che vanno incontro a multipli interventi resettivi di interventi chirurgici o malattie infiammatorie croniche di lunga data. L’età dei pazienti non è tuttavia elevata perché la loro aspettativa di vita è spesso limitata, soprattutto se manca una gestione multidisciplinare adeguata”.

L’insufficienza intestinale cronica ‘benigna’ non è considerata malattia rara, per cui questi pazienti non hanno tutte le tutele riservate ai malati rari e non hanno neppure un'esenzione dedicata”, prosegue il dottor Pizzoferrato. Eppure questa malattia ha un impatto importante sul Servizio Sanitario per i numerosi ricoveri, accessi ambulatoriali ripetuti, gestione a livello dei servizi territoriali, ecc. Chi ne è affetto può trovare aiuto e informazioni da diverse associazioni di pazienti, quali ‘Un filo per la vita’, l’associazione ‘ANNA’ (Associazione Nazionale Nutriti Artificialmente) e ‘Amici Italia’ (Associazione Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino), che oltre che dei pazienti con MICI, si occupa anche di quelli con sindrome dell’intestino corto e insufficienza intestinale.

Il valore aggiunto di una regia gastroenterologica è quello di permettere l’ottimizzazione terapeutica della SBS e della malattia di base del paziente. Un corretto approccio alla nutrizione parenterale è infatti fondamentale, ma questi pazienti possono giovarsi anche di terapie complesse e nuove, come gli agonisti del GLP-2 che favoriscono i processi di riparazione, accrescimento e ipertrofia dell’intestino residuo nei pazienti con sindrome dell’intestino corto e insufficienza intestinale. La figura del gastroenterologo è fondamentale anche per la gestione della patologia di base (MICI, disturbi vascolari). “Una migliore conoscenza di queste patologie – conclude il dottor Pizzoferrato – potrebbe consentire di intervenire in maniera preventiva sulle scelte del chirurgo quando si approccia alle patologie che comportano una resezione intestinale, portandolo a rispettare alcuni tratti di intestino tenue che possono altrimenti portare a insufficienze intestinali di vario grado; quelli che non andrebbero mai rimossi sono la prima parte (duodeno) e l’ultima (ileo distale)”.

Al Policlinico Gemelli è attivo l’Ambulatorio per la gestione della cura e la gestione dei pazienti con insufficienza intestinale, presso il CEMAD-Centro Malattie Apparato Digerente, diretto dal Professor Antonio Gasbarrini, Ordinario di Medicina Interna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Al momento sono assistiti una quarantina di pazienti, alcuni dei quali arruolati nei trial clinici con i nuovi farmaci. Viene gestita anche la transizione dall’età pediatrica. Responsabile di questo ambulatorio, avviato diversi anni fa dalla professoressa Luisa Guidi, è oggi il dottor Marco Pizzoferrato. Le prenotazioni avvengono attraverso il CUP del Gemelli (06 8880.5560) o inviando una e-mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

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