Io, Guenda e il gene matto

Protagonista della vicenda è Francesca Settimi, che dal 2007 lotta con tenacia contro una serie di tumori innescati dalla mutazione del gene CDH1

Quella di Francesca è una battaglia contro la malattia. O forse sarebbe più corretto dire che è una vita che procede nella sua pienezza, nonostante la malattia. Quando, nel marzo del 2007, scopre di avere un carcinoma mammario, Francesca è una giovane donna esuberante, ricca di amicizie e di affetti, piena di idee e di progetti, tra cui quello di diventare mamma: con la diagnosi, la vita sembra caderle addosso, è normale, ma lei ha comunque tanta voglia di andare avanti e di archiviare il cancro come un incidente di percorso. In quel momento, però, Francesca non sa, non può sapere, di essere solo all’inizio di un percorso più difficile del previsto. Dalla sua vicenda è nato il volume “Io, Guenda e il gene matto” (Edizioni Comunica), scritto da Lucia Ravera, copywriter, giornalista e responsabile di uffici stampa per enti pubblici, ma soprattutto amica di Francesca.

Si tratta di un volume a due voci – quelle, appunto, di Francesca e di Lucia, Guenda e Guenda, come si chiamano reciprocamente con una complice intesa – che ripercorre la lunga malattia della protagonista a partire dall’esordio. Da quel primo carcinoma alla mammella destra, appunto, che Francesca vorrebbe lasciarsi alle spalle con un rapido scatto in avanti e che, invece, si rivelerà più infido del previsto. Pochi anni dopo, infatti, si scoprirà che quel primo tumore mammario e quelli che seguiranno sono determinati dalla mutazione rara di un gene chiamato CDH1. “Praticamente – si legge nel volume – succede questo: le cellule non stanno insieme e non comunicano tra loro come dovrebbero; di conseguenza, per reazione, vanno in confusione, si incazzano, si ammalano, si moltiplicano senza regola, si sganciano dalle altre; in poche parole fanno un caos della miseria. Dove? Beh, può succedere in varie parti del corpo, ma soprattutto nello stomaco, manifestandosi come cancro infiltrante, e nel seno, mostrandosi come tumore di tipo lobulare”.

Nel corso del tempo Francesca è costretta a sottoporsi a ben 25 interventi per debellare le conseguenze del “gene matto”. L’ultimo è di un anno fa, esattamente di quel 24 febbraio 2022 in cui la Russia ha invaso l’Ucraina. L’intervento, però, non va come dovrebbe: durante l’operazione, i medici scoprono lungo l’addome dei puntini sparsi sul peritoneo. Sono metastasi impreviste, magari sono appena apparse, magari sono lì da tempo, provenienti dalle ovaie. “Ormai con te funziona così – scrive Lucia rivolgendosi a quel gene così infido – stupisci sempre con effetti speciali”.

Per tentare di contrastare la malattia, i dottori sono continuamente costretti a trovare nuove strategie. Eppure Francesca nutre un’incrollabile fiducia nel valore della vita, e riesce sempre a trovare il modo per andare avanti: soprattutto, trova nuova linfa dal suo amore per la cucina. Essendo costretta a rinunciare alla professione di architetto, frequenta per tre anni la scuola Cordon Bleu a Parigi, diventando chef patissier. Poi nel 2013 nella sua Colazza, sul lago Maggiore, fonda la scuola “Cook on the Lakes”. Non è certo un caso, quindi, se il volume si chiude con 24 ricette: perché forse, in questa storia, sono proprio gli affetti e le passioni a rappresentare la vera ancora di salvezza.

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