Dati relativi alla sindrome post-finasteride – Fonte: PFS Foundation

Disfunzione erettile e impotenza, depressione e impulsi suicidari: questi i sintomi di una patologia rara che colpisce il 3% delle persone che assumono finasteride

La finasteride è un farmaco utilizzato per il trattamento degli stati precoci di alopecia androgenetica, negli uomini tra i 18 e i 41 anni, e per il trattamento e il controllo della iperplasia prostatica benigna. Tecnicamente, il medicinale è un inibitore dell’enzima 5-alfa reduttasi di tipo II, che ha la funzione di convertire il testosterone in diidrotestosterone (DHT), un androgeno che è responsabile dello sviluppo dei genitali maschili, dei caratteri sessuali secondari (la crescita dei peli, l’abbassamento del tono della voce, ecc.) e dello stimolo sessuale. La finasteride, inibendo tale enzima e impedendo la trasformazione del testosterone, riduce i livelli di DHT. Purtroppo, un numero crescente di studi dimostra che, in alcuni casi, la finasteride induce gravi effetti avversi, che possono persistere dopo l’interruzione del trattamento ed essere persino irreversibili.

Inizialmente messa in commercio dalla casa farmaceutica Merck Sharp & Dhome e ora disponibile anche come farmaco equivalente, la finasteride è stata autorizzata negli Stati Uniti nel 1992 per il trattamento dell’ipertrofia prostatica (Proscar®, finasteride 5mg) e nel 1997 per l’alopecia androgenetica (Propecia®, finasteride 1mg). In Italia è stata autorizzata nel 1997 per l’ipertrofia prostatica e nel 1999 per l’alopecia androgenetica. Questo farmaco può causare un’ampia gamma di disturbi che coinvolgono la sfera emotiva, psicologica e sessuale, e che vengono complessivamente racchiusi nella definizione di sindrome post-finasteride (PFS), una patologia rara che non è ancora riconosciuta. I sintomi riconducibili a questa sindrome, tra cui quelli sessuali (disfunzione erettile, riduzione della libido, dolori testicolari cronici, restringimento del pene) e quelli psichiatrici (depressione, ansia, pensieri suicidi, insonnia), sono stati evidenziati da giovani pazienti che avevano fatto un uso cronico del farmaco per il trattamento dell’alopecia androgenetica. “È importante sottolineare che la definizione di PFS si estende a quei casi in cui i sintomi sono persistenti anche dopo mesi o anni dall’interruzione del trattamento con finasteride. Questi sintomi possono presentarsi durante il periodo di assunzione e sono il motivo per cui molti ragazzi interrompono il trattamento per la calvizie. Dopo l’interruzione, in un periodo variabile di tempo, legato all’emivita del farmaco nell’organismo (3-5 mesi), i sintomi spariscono. Purtroppo, circa il 3% degli uomini sottoposti a questo trattamento non presentano miglioramenti a distanza di mesi, e questi sono considerabili casi di PFS”, afferma Cosimo Roberto Melcangi, Professore Ordinario di Endocrinologia presso l’Università degli Studi di Milano.

I pazienti con PFS possono essere suddivisi in tre gruppi principali, in base ai sintomi che presentano: alterazione della sessualità associata ad alterazione psichiatrica, sola alterazione psichiatrica oppure sola alterazione sessuale. “Abbiamo preso in considerazione il danno all’attività sessuale causato dal farmaco - prosegue il professor Melcangi - ma secondo noi il problema ha origine a livello cerebrale. Dato che la finasteride è un inibitore di una via metabolica degli ormoni, sia negli uomini con questa sintomatologia che in modelli animali, è stata misurata un’alterazione nei livelli di determinati steroidi. Al contrario di quello che pensavamo all’inizio, questo farmaco non si limita ad agire dove dovrebbe, e può creare problemi anche in maniera persistente. Data la grande disomogeneità dei pazienti con PFS, è molto difficile, per noi medici, trovare un filo comune. Per avere un quadro completo bisognerebbe conoscere la situazione clinica dei pazienti prima dell’assunzione del farmaco, cosa che non è possibile. Nei pazienti, le analisi di routine non presentano alterazioni, tuttavia abbiamo analizzato le modificazioni epigenetiche dell’enzima coinvolto e abbiamo visto che, in queste persone, è abbastanza frequente una specifica modificazione: il problema è che non possiamo sapere se questa fosse presente anche prima dell’assunzione della finasteride”.

Il laboratorio diretto dal professor Melcangi si occupa proprio di finasteride e l’interesse è quello di indagare come determinati metaboliti coinvolti nella funzionalità cerebrale vengano influenzati da questo farmaco. “Io non sono assolutamente per demonizzare questo farmaco”, precisa Melcangi. “Dobbiamo renderci conto che chi rientra nel 3% dei casi di PFS ha la vita completamente distrutta, ma dall’altra parte il 97% delle persone che utilizza la finasteride ha un effetto benefico per quanto riguarda la crescita dei capelli. Possiamo discutere sull’importanza della crescita dei capelli, ma l’aspetto psicologico è comunque importante: alcune persone con alopecia androgenica si considerano affette da una grave alterazione e questo può portare alla scelta di affrontare un percorso farmacologico. Inoltre, accanto alla finasteride, abbiamo recentemente dimostrato che una predisposizione genetica potrebbe avere un importante ruolo nell'insorgenza della PFS, altrimenti la malattia dovrebbe manifestarsi anche nell’altro 97% delle persone che usano il farmaco. Il discorso è molto ampio e i laboratori che se ne occupano sono pochi”.

In effetti, nel mondo, i laboratori che studiano questo farmaco e i suoi effetti si contano sulle dita di una mano e lo fanno da pochi anni: in questo ambito, il contributo della ricerca italiana a livello globale è notevole, anche perché la letteratura preesistente si basava solamente su questionari fatti ai pazienti, che non hanno alcun peso a livello medico. Gli studi attuali non sono molti: alcuni italiani e uno americano, dell’Università di Harvard, che ha dimostrato, tramite risonanza magnetica, che i pazienti con PFS presentano alterazioni correlate a sintomatologia depressiva. “Il tutto è partito dalla Post-Finasteride Syndrome Foundation - spiega Melcangi - che è nata inizialmente come una semplice associazione formata dalle famiglie di ragazzi con PFS che, in alcuni casi, sono arrivati al suicidio. in Italia, poi, è nata l’Associazione Vittime Finasteride. La cosa che ci piacerebbe arrivasse ai lettori è che prima di consigliare questo farmaco, il medico dovrebbe cercare di capire qual è la situazione preesistente. Questo è il messaggio importante”.

Clicca QUI per scaricare l'infografica sulla sindrome post-finasteride.

Leggi anche: “Sindrome post-finasteride: in Italia esiste un’associazione di pazienti”.

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