Talassemia e anemia falciforme: la prima terapia CRISPR

In Europa e Stati Uniti è tuttora in corso il processo di valutazione di questo innovativo trattamento di editing genomico

Giovedì 16 novembre 2023, una data che verrà ricordata nel mondo delle terapie avanzate e delle malattie rare: nel Regno Unito l’Agenzia Regolatoria dei Medicinali e dei Prodotti Sanitari (MHRA) ha approvato la prima terapia basata su CRISPR. Il farmaco exagamglogene autotemcel (exa-cel, precedentemente noto come CTX001) è stato sviluppato da Vertex Pharmaceuticals e CRISPR Therapeutics, biotech che si aggiudicano il primato di aver portato un trattamento di editing genomico dal laboratorio ai pazienti. L’obiettivo sono due malattie rare genetiche che colpiscono l’emoglobina: la beta talassemia e l’anemia falciforme. L’Italia, Paese che ha il maggior numero di diagnosi di emoglobinopatie in Europa, attende che il farmaco superi il processo di valutazione dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA).

DUE COMPLESSE EMOGLOBINOPATIE

Attualmente le terapie a disposizione per i pazienti affetti da beta talassemia e anemia falciforme permettono la gestione di queste due emoglobinopatie ma non risolvono il problema alla loro origine. La beta talassemia causa una carenza di emoglobina tale da richiedere trasfusioni periodiche per gestire i casi più gravi. Questa pratica, se portata avanti a lungo termine, è pericolosa per l’organismo perché comporta un accumulo di ferro, con la necessità di trattamenti chelanti per eliminarlo. L’anemia falciforme, invece, la cui caratteristica principale è la presenza di globuli rossi di forma irregolare, è contraddistinta da episodi dolorosi causati dall’occlusione dei vasi sanguigni, da una compromissione della milza viene e a da danni ai tessuti dovuti a un ridotto apporto di ossigeno. Si tratta quindi di due patologie complesse che, a causa delle complicanze che possono sopraggiungere, intaccano la qualità della vita e l’aspettativa di vita dei pazienti.

E ALLA FINE ARRIVA CRISPR

Beta talassemia e anemia falciforme sono due patologie di origine genetica. Come suggerisce il più classico approccio di terapia genica, inserendo nell’organismo una copia corretta di un gene difettoso si potrebbe ripristinare la sua funzione. Di recente, per la beta talassemia è stato approvato un trattamento basato proprio su questa strategia, che però, per ragioni prettamente economiche, non è più disponibile sul mercato europeo.

Per i pazienti che avevano riposto le loro aspettative nella terapia genica classica, la tecnica CRISPR si rivela essere la nuova speranza: questo approccio prevede il prelievo di cellule staminali ematopoietiche dei pazienti, la loro modifica in laboratorio per inattivare il gene bersaglio (BCL11A) e la successiva re-infusione nel paziente. Si parla di inattivazione perché CRISPR non corregge l'errore che causa le due malattie, ma ‘spegne’ il gene che silenzia la produzione di emoglobina fetale, una forma di emoglobina che produciamo solo nella nostra vita all’interno dell’utero materno. In questo modo, il trattamento permette di ottenere livelli di emoglobina funzionante nel sangue tali da sopperire al difetto che causa le due emoglobinopatie.

TRIAL CLINICI E PRIMA APPROVAZIONE

Gli studi clinici su exa-cel, che finora hanno evidenziato buoni risultati, sono ancora in corso e i dati continueranno ad essere raccolti a supporto delle procedure di approvazione del farmaco da parte degli enti regolatori nazionali: la terapia è attualmente in corso di valutazione sia da parte dell'EMA che della Food and Drug Administration (FDA) statunitense, che dovrebbe esprimere un parere a inizio dicembre 2023.

Nel Regno Unito, ad exa-cel (nome commerciale Casgevy) è stata concessa un’approvazione “condizionata”, che viene riservata ai farmaci che soddisfano un’importante esigenza medica insoddisfatta quando i relativi dati sperimentali non sono ancora completi. La terapia verrà quindi monitorata e il rinnovo dell’approvazione, per ora, richiederà un’analisi annuale. L’impiego di exa-cel è stato attualmente autorizzato per pazienti con diagnosi di anemia falciforme o beta-talassemia, di età pari o superiore ai 12 anni, che non abbiano a disposizione un donatore compatibile per il trapianto di midollo.

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