L'acromegalia è una complessa malattia endocrina causata da un'eccessiva produzione di ormone della crescita (GH) ed è caratterizzata da una progressiva alterazione delle caratteristiche somatiche e da sintomi sistemici che coinvolgono diversi apparati dell'organismo. Un gruppo di ricercatori provenienti da due delle principali università della Romania, la Iuliu Hatieganu University of Medicine and Pharmacy (Cluj-Napoca) e la Carol Davila University of Medicine and Pharmacy (Bucharest), hanno valutato, su pazienti affetti da acromegalia, l'efficacia di una serie di trattamenti con analoghi della somatostatina in combinazione con agonisti della dopamina, monitorando gli effetti delle diverse terapie sui livelli di GH e di IGF1 (fattore di crescita insulino-simile di tipo 1). I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Clujul Medical.

Nella maggioranza dei casi, l'acromegalia è causata da un adenoma dell'ipofisi, sia secernente solo GH, sia misto, ossia secernente GH e PRL (prolattina). Molto raramente, la patologia può far parte delle sindromi da neoplasie endocrine multiple, come la MEN1, o rappresentare la conseguenza di una secrezione paraneoplastica di GH.

La malattia è solitamente diagnosticata negli adulti di mezza età e, a causa del suo esordio insidioso e della sua lenta progressione, viene spesso individuata a distanza di 4-10 anni dall'insorgenza dei primi sintomi. I principali segni clinici di questa disfunzione comprendono un ingrossamento delle estremità (mani e piedi) e una conformazione facciale caratteristica, con naso allargato, zigomi prominenti, fronte sporgente, labbra spesse e lineamenti marcati. Nel tempo, l'acromegalia esita in varie complicanze reumatiche, cardiovascolari, respiratorie e metaboliche che ne condizionano la prognosi.

La chirurgia ipofisaria, volta a rimuovere il tumore responsabile della malattia, rappresenta spesso il trattamento di prima scelta. Quando questa procedura non riesce a correggere l'ipersecrezione di GH e IGF1, può essere somministrata una terapia medica con farmaci analoghi della somatostatina, agonisti della dopamina e antagonisti dei recettori del GH, utilizzati sia da soli che in combinazione.

In questo contesto si inserisce lo studio condotto dai ricercatori rumeni, in cui è stato coinvolto un totale di 30 pazienti con acromegalia attiva, 21 donne e 9 uomini di età compresa tra 29 e 74 anni. In base ai loro livelli di GH, IGF1 e PRL, i soggetti sono stati divisi in 4 gruppi differenti, ognuno dei quali è stato sottoposto ad una specifica combinazione di analoghi della somatostatina e agonisti della dopamina.
Il gruppo I, composto da 4 pazienti, è stato trattato con octreotide (20 mg/mese) e cabergolina (2 mg/settimana).
Il gruppo II, di 15 pazienti, ha ricevuto octreotide (30 mg/mese) e cabergolina (4 mg/settimana).
Il gruppo III, costituito da 3 pazienti, è stato sottoposto a octreotide (30 mg/mese) e bromocriptina (10 mg/die).
Infine, gli 8 pazienti del gruppo IV sono stati trattati con lanreotide (30 mg/settimana) e cabergolina (2 mg/settimana).

Per determinare eventuali cambiamenti nei livelli di GH, IGF1 e PRL dei pazienti, sono stati svolti controlli di follow-up a 6 e 12 mesi di distanza dall'inizio del trattamento.

In base ai risultati riscontrati, la terapia di combinazione che ha ottenuto maggiori benefici è stata quella con octreotide e cabergolina, che si è rivelata in grado di riportare alla normalità i livelli di IGF1 nel 32% dei pazienti. Gli esiti migliori sono stati riportati nel gruppo sottoposto ad octreotide più cabergolina in dosi da 4 mg/settimana, in cui, dopo 12 mesi di trattamento, è stata una raggiunta una riduzione di IGF1 del 50% in circa un terzo dei pazienti.

Nel gruppo trattato con lanreotide e cabergolina, una normalizzazione del tasso di IGF1 è stata ottenuta, dopo 12 mesi di terapia, nel 25% dei casi. Infine, risultati simili sono stati osservati nei pazienti trattati con octreotide più bromocriptina e in quelli sottoposti ad octreotide più cabergolina in dosi da 2 mg/settimana.

Non è stata notata alcuna correlazione significativa tra il livello di GH e il tipo, o il dosaggio, di agonista della dopamina utilizzato.

I dati ricavati dallo studio sembrano dimostrare che una terapia combinata a base di agonisti della dopamina e analoghi della somatostatina sia in grado di indurre una significativa riduzione dei livelli di IGF1 nei pazienti affetti da acromegalia causata da adenomi misti secernenti GH e PRL. Inoltre, il grado di diminuzione del tasso di IGF1 sembra essere direttamente collegato alla dose di cabergolina impiegata.

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