Nella lingua italiana con la locuzione “Il segreto di Pulcinella” si indica un segreto che non è più tale, nonostante i molti tentativi di mantenerlo nascosto. Tuttavia, la celebre maschera napoletana inventata da Silvio Fiorillo nella seconda metà del 16° secolo cela un segreto che pochi conoscono: Pulcinella sembra essere stato affetto da acromegalia.

L’acromegalia è una malattia causata da un’eccessiva secrezione dell’ormone della crescita (GH) e caratterizzata dall’ispessimento dei tessuti molli che porta ad un aumento di dimensione delle mani e dei piedi. La malattia, molto spesso originata da un adenoma ipofisario delle cellule somatotrope, comporta anche un’alterazione dei tratti somatici del viso: il naso tende ad ingrossarsi ed allargarsi, gli zigomi sono accentuati e la fronte appare più sporgente. L’ipersecrezione di GH porta alla proliferazione delle cartilagini della laringe con modificazione della voce che diventa più roca e profonda. Oltre a questo, la cute tende a divenire più scura e spessa e l’accrescimento osseo della mandibola conduce al prognatismo e a problemi di malocclusione. Infine, non è infrequente anche l’accrescimento delle costole, che conferisce al torace la forma a botte.

Buona parte di questi segni clinici può essere associata al personaggio della commedia dell’arte napoletana, sempre ritratto con la mascella prominente, il naso adunco ed allungato, la fronte bitorzoluta, un’evidente cifosi dorsale e l’addome rigonfio e in rilievo. Per tale motivo, in un lavoro del 1996 pubblicato su The Journal of Audiovisual Media in Medicine Daniel Bryson ha confermato l’associazione tra Pulcinella e l’acromegalia. Al tempo di Pulcinella non c’era modo di dosare i livelli plasmatici di GH (elevati nei soggetti con acromegalia) o eseguire un esame radiologico del cranio e delle estremità che avrebbe confermato l’ispessimento sia della corticale ossea che dei tessuti molli, perciò a Pulcinella non è mai stata formulata una diagnosi di malattia definitiva ma il fatto che anche oggi se ne parli significa che l’osservazione dei segni clinici caratteristici è un aspetto che non deve essere assolutamente sottovalutato nell’identificazione di una malattia rara.

In una lettera pubblicata sulla rivista European Journal of Internal Medicine Emanuele Armocida, dell’Università di Bologna, insieme a Thomas Böni, Frank J. Rűhli e Francesco M. Galassi, dell’Università di Zurigo, ha evidenziato alcune contraddizioni dell’analisi di Bryson, specificando che nella rappresentazioni più diffuse Pulcinella non sempre ha gli arti ingigantiti e, inoltre, la classica voce stridula e nasale della maschera cozza con l’arrochimento della voce, tipico dei pazienti acromegalici e spiegabile con una disfunzione ipogonadica. In aggiunta a questo, i ricercatori sottolineano che una deformazione della colonna vertebrale come quella osservata in Pulcinella può essere provocata da una forma di tubercolosi nota come Morbo di Pott, già conosciuta per essere la malattia contratta da Giacomo Leopardi. Nella ricostruzione offerta dagli studiosi, il bacillo della Tubercolosi, annidatosi nella parte anteriore del corpo vertebrale, assottiglia gradualmente i dischi intervertebrali, riducendo così la distanza tra le vertebre e generando una curvatura evidente della colonna. Ciò determina anche una modificazione dello sterno, con un processo xifoideo incurvato, simile a quello osservato in pazienti con acromegalia.

L’acromegalia potrebbe dunque non essere stata l’unico problema medico di Pulcinella, dal momento che gli effetti della tubercolosi sono in grado di spiegare alcune deformazioni scheletriche della maschera napoletana. Non si può escludere che Pulcinella possa essere stato affetto da una forma di tubercolosi che ha innescato l’acromegalia o ne ha accentuato le manifestazioni cliniche.

L’analisi eseguita dai ricercatori italiani e svizzeri serve a dimostrare quanto sia importante nella professione medica l’osservazione dei segni clinici per effettuare una buona diagnosi e questo vale soprattutto nel caso delle malattie rare, per le quali spesso mancano i test diagnostici specifici. Infine, non si può negare che la celebre maschera abbia saputo farsi beffe dei problemi di salute e vivere un’esistenza allegra e spensierata, fino a diventare un simbolo di ilarità e giocosità.

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