La famiglia aveva depositato il sangue cordonale presso una banca privata. In Italia le staminali cordonali, già usate per numerosi trapianti, possono essere conservate solo in presenza di patologie importanti

Arriva dal congresso mondiale ESH/NetCord/Eurocord, appena conclusosi a Montecarlo, la buona notizia: la bambina italiana sottoposta a trapianto di staminali cordonali autologhe lo scorso 21 maggio sta dando risposte positive.
Il trapianto di cellule staminali cordonali è una pratica terapeutica ormai consolidata, specie per le patologie ematologiche. Proprio in occasione del congresso sono stati celebrati i 25 anni  dal primo trapianto di cellule staminali cordonali anni dal primo trapianto di cellule staminali cordonali e i 30.000 trapianti effettuati ad oggi in tutto il mondo.


La piccola, che oggi ha 4 anni ed è affetta da paralisi cerebrale fin dalla nascita, è stata inserita nel trial clinico condotto dalla Dott.ssa Joanne Kurtzberg, pediatra della Duke University di Durham, e sta reagendo bene con risultati definiti ‘fuori dall’ordinario’.
Riferisce Irene Martini direttore scientifico di SmartBank, biobanca alla quale i genitori della piccola si sono rivolti per la conservazione autologa delle staminali cordonali della figlia, e che in occasione del congresso mondiale ESH/NetCord/Eurocord ha incontrato Kurtzberg: “Oggi, a distanza di cinque mesi dal trapianto, i risultati sono molto positivi sia nel linguaggio perché ora la bimba si esprime con intere frasi e impara ogni giorno nuove parole, sia nel tono muscolare, sta imparando a muoversi con il deambulatore.”.

Il successo di questo primo trapianto di staminali cordonali ha spinto i genitori ad effettuare una seconda infusione di cellule staminali autologhe, fissata per il prossimo dicembre. “Un nuovo trapianto che è possibile fare vista la notevole quantità di cellule staminali presenti nell’unità che abbiamo conservato come SmartBank all’Università di Plymouth”, sottolinea Martini. Ulteriori valutazioni saranno fatte nell’arco del prossimo anno, “ma già queste lasciano ben sperare sia la famiglia, sia la comunità scientifica”, aggiunge.

Grande è l’importanza che viene affidata alle staminali cordonali. Il problema che si pone però riguarda la loro capacità di attecchire in tempi brevi. “E questo - precisa Martini - è garantito solo da un’ampia popolazione di cellule staminali e di progenitori cellulari”.

A Montecarlo, Martini ha presentato i risultati di uno studio clinico sulla “Ottimizzazione della vitalità delle cellule staminali cordonali dopo somministrazione del DHA durante il terzo trimestre di gravidanza”, condotto dalla stessa direttrice scientifica di SmartBank con un team composto da biologi dell’Università Sapienza di Roma, medici e ostetriche del dipartimento di Ostetrica e Ginecologia dell’ospedale Fatebenefratelli di Roma e ricercatori ISOF del CNR di Bologna. Lo studio clinico dimostra che la somministrazione di DHA, ovvero acido docosaesaenoico (un acido grasso essenziale della linea Omega 3) nelle donne in gravidanza a partire dalla 20esima e dalla 28esima settimana di gravidanza fino al termine della gestazione, "incrementa la vitalità delle cellule staminali del sangue cordonale, nonché la quantità di cellule differenziate della linea ematopoietica", precisa la direttrice di SmartBank.

“Sono risultati importanti perché permettono di superare l’unico vero limite del trapianto di cellule staminali da cordone ombelicale: la ridotta quantità di staminali presenti in una “unità” di sangue cordonale. Incrementando la vitalità delle cellule staminali si può aumentare le probabilità di successo del trapianto”.
Se per Kurtzberg “le cellule staminali del cordone ombelicale hanno un futuro nella terapia cellulare come attivatrici di fattori neurotrofici e capacità anti-infiammatorie”, secondo Martini “è necessario che in Italia si dia vita ad una collaborazione pubblico-privato, senza pregiudizi, mettendo a disposizione fondi per la ricerca e dare maggior vigore alla sperimentazione clinica con le cellule staminali”.

Ricordiamo che in Italia la conservazione delle cellule staminali cordonali autologhe è consentita solo “per uso dedicato, ovvero quandotra i consanguinei del nascituro, vi sia una patologia per la quale è riconosciuto clinicamente valido ed appropriato l'utilizzo terapeutico delle cellule staminali del sangue da cordone ombelicale.

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