Il farmaco biologico, già noto da anni, ha più che raddoppiato la percentuale di pazienti in remissione sostenuta rispetto al solo cortisone a scalare
Un anticorpo monoclonale già noto nel trattamento di altre malattie reumatiche e dermatologiche potrebbe diventare una nuova opzione terapeutica per la polimialgia reumatica, una delle malattie infiammatorie idiopatiche più diffuse dopo l'artrite reumatoide. I risultati del trial di Fase III di nome REPLENISH, pubblicati sul New England Journal of Medicine, mostrano che secukinumab — in combinazione con un ciclo di cortisone a scalare — raddoppia la percentuale di pazienti in remissione sostenuta rispetto al solo cortisone, riducendo al contempo la dose cumulativa di glucocorticoidi, quelli che siamo soliti chiamare cortisonici.
UNA MALATTIA SOTTOVALUTATA, UN TRATTAMENTO PROBLEMATICO
La polimialgia reumatica colpisce quasi esclusivamente gli adulti sopra i 50 anni, con una netta prevalenza nelle donne. Si manifesta con dolore intenso e rigidità a collo, spalle e cingolo pelvico — sintomi che compromettono significativamente la qualità della vita. In una quota compresa tra il 16 e il 21% dei casi, la malattia si associa all'arterite a cellule giganti (o arterite di Horton), una vasculite autoimmune infiammatoria cronica che colpisce i vasi sanguigni e che può dare conseguenze gravi.
CHE COSA POTREBBE CAMBIATE NEL TRATTAMENTO DELLA MALATTIA
I cortisonici rappresentano da decenni il trattamento di prima linea raccomandato dalle principali società scientifiche internazionali. Sono efficaci, ma portano con sé un profilo di rischio rilevante: infezioni, diabete, osteoporosi, fratture patologiche, ipertensione, scompenso cardiaco, depressione e ansia. Rischi che pesano in modo particolare proprio nelle categorie più colpite dalla malattia, ovvero le donne anziane. E il problema non è solo la tossicità acuta: a cinque anni dalla diagnosi, un paziente su quattro è ancora in terapia steroidea. Le ricadute entro il primo anno di trattamento riguardano il 43% dei pazienti, prolungando ulteriormente l'esposizione al cortisone.
Fino a poco tempo fa, l'unico farmaco biologico approvato per questa indicazione era sarilumab, un inibitore del recettore dell'interleuchina-6. Lo studio REPLENISH apre appunto la strada a un secondo agente biologico con un meccanismo d'azione diverso.
COME FUNZIONA
Secukinumab è un anticorpo monoclonale completamente umano che neutralizza in modo selettivo l'interleuchina-17A, una citochina proinfiammatoria coinvolta nell'infiammazione articolare e periarticolare tipica della polimialgia reumatica. Studi precedenti avevano documentato nella malattia un aumento dei livelli di interleuchina-17A e uno squilibrio tra le cellule T helper 17 proinfiammatorie e le cellule T regolatorie. Secukinumab ha già dimostrato efficacia nella spondilite anchilosante e nell'artrite psoriasica, e dati preliminari ne suggerivano un potenziale beneficio anche nell'arterite a cellule giganti. Il trial REPLENISH è stato costruito proprio su queste premesse.
REPLENISH ha coinvolto 381 pazienti con polimialgia reumatica in fase di ricaduta. I partecipanti sono stati divisi in tre gruppi: chi ha ricevuto secukinumab al dosaggio di 300 mg, chi lo ha ricevuto a 150 mg, e chi ha ricevuto un placebo. Tutti, in parallelo, hanno seguito un ciclo decrescente di prednisone della durata di 24 settimane.
L'obiettivo principale era verificare quanti pazienti raggiungessero una remissione stabile nell'arco di un anno: per essere considerati in remissione, non dovevano presentare sintomi riconducibili alla malattia né sviluppare un'arterite a cellule giganti che richiedesse terapie aggiuntive, e questo per un periodo continuativo che andava dalla dodicesima alla cinquantaduesima settimana. Tra gli obiettivi secondari c'era anche la quantità complessiva di corticosteroidi assunti nel corso dell'anno.
I RISULTATI: REMISSIONE RADDOPPIATA, MENO CORTISONE
I risultati sono chiari. A 52 settimane secukinumab ha più che raddoppiato la probabilità di mantenere la remissione nel corso dell'anno rispetto al solo cortisone a scalare. La remissione sostenuta è stata raggiunta dal 41,2% dei pazienti nel gruppo secukinumab 300 mg e dal 40,6% nel gruppo secukinumab 150 mg, contro il 20,4% nel gruppo placebo.
Anche sul fronte della riduzione dei glucocorticoidi i dati sono favorevoli: la dose cumulativa annuale media aggiustata è stata di 1.603,7 mg nel gruppo secukinumab 300 mg e di 1.683,2 mg nel gruppo secukinumab 150 mg, rispetto a 2.093,0 mg nel gruppo placebo. Una riduzione non trascurabile, considerando i rischi cumulativi legati all'esposizione steroidea prolungata.
SICUREZZA: NESSUN SEGNALE INATTESO
Il profilo di sicurezza di secukinumab nello studio REPLENISH è risultato coerente con quanto già noto per questo farmaco nelle altre indicazioni approvate. Gli eventi avversi gravi hanno riguardato il 13,5% dei pazienti nel gruppo secukinumab 300 mg, il 15,9% nel gruppo secukinumab 150 mg e il 14,2% nel gruppo placebo — percentuali sovrapponibili tra i tre bracci. Rispetto al placebo, nei gruppi trattati con secukinumab si sono osservate con maggiore frequenza nasofaringite, reazioni di ipersensibilità, infezioni delle vie urinarie, infezioni fungine e dolore lombare. Si tratta di effetti collaterali noti, già documentati negli studi condotti in altre patologie, e non emergono segnali di sicurezza nuovi o inattesi.










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