Le sostanze velenose iniettate da insetti o animali possono avere conseguenze molto pericolose per l'uomo, a volte anche letali. D'altra parte, lo studio della composizione chimica di questi veleni può risultare utile per eventuali applicazioni mediche, come dimostra il caso di un'indagine scientifica che è stata presentata a Los Angeles (California), in occasione del meeting annuale della Biophysical Society (27 febbraio - 2 marzo 2016). I ricercatori dell'Università del Queensland (Australia) hanno infatti scoperto le proprietà antidolorifiche di una tossina prodotta da un tipo di ragno che vive nei territori del Sud America.

A causa di estenuanti dolori cronici e neuropatici, milioni di persone in tutto il mondo si trovano a dover assumere abitualmente una serie di farmaci che, oltre ad indurre un certo grado di dipendenza e a comportare effetti collaterali soporiferi, forniscono, molto spesso, soltanto un sollievo limitato o temporaneo. Per questo motivo, la ricerca medica è continuamente impegnata ad individuare nuovi agenti terapeutici che siano in grado di garantire un trattamento più sicuro ed efficace del dolore.

Un team di scienziati dell'Università del Queensland ha isolato una particolare tossina peptidica dal veleno della Thrixopelma pruriens, una specie di ragno che viene comunemente chiamato chiamato tarantola 'velluto verde' (Peruvian Green Velvet Tarantula) per il caratteristico colore del suo manto. I ricercatori hanno scoperto che questa tossina, denominata ProTx-II, sembra in grado di inibire, in maniera potente e selettiva, i recettori del dolore presenti nelle cellule neuronali, una capacità che potrebbe rivelarsi preziosa per il futuro sviluppo di un nuovo tipo di antidolorifico.

Attraverso una serie di complessi test di laboratorio, tra cui analisi di risonanza magnetica nucleare (NMR), di risonanza plasmonica di superficie (SPR) e di simulazione molecolare, gli scienziati australiani hanno cercato di caratterizzare la struttura tridimensionale di ProTx-II e di indagare il meccanismo di azione della tossina. La squadra di ricerca ha scoperto che ProTx-II è in grado di legarsi selettivamente al canale del sodio 'Nav 1.7', inibendo con grande efficacia l'attività di questo importante recettore del dolore localizzato presso la membrana delle cellule nervose.

I risultati di questo studio sembrano dimostrare come la stessa membrana neuronale svolga un ruolo essenziale nella capacità di ProTx-II di inibire il recettore Nav 1.7. In effetti, la parete cellulare dei neuroni sembrerebbe in grado di attirare la tossina peptidica e di incrementare la sua concentrazione in corrispondenza dei recettori del dolore. Inoltre, favorirebbe un corretto orientamento strutturale di ProTx-II, massimizzando la sua interazione con il canale Nav 1.7.

I ricercatori sperano che gli esiti di questa indagine possano contribuire ad accelerare lo sviluppo e l'ottimizzazione di nuove terapie antidolorifiche, che abbiano una migliore affinità con la membrana cellulare neuronale e che comportino un minor numero di effetti collaterali.

Sportello legale

Malattie rare e coronavirus - L'esperto risponde

BufalaVirus: le false notizie su COVID-19

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla Newsletter per ricevere Informazioni, News e Appuntamenti di Osservatorio Malattie Rare.

Seguici sui Social

Il valore della cura e dell’assistenza nell’emofilia

Il valore della cura e dell'assistenza nell'emofilia

Sulle proprie gambe: racconti di XLH e rachitismo ipofosfatemico

Sulle proprie gambe: racconti di XLH e rachitismo ipofosfatemico

Partner Scientifici



Questo sito utilizza cookies per il suo funzionamento. Maggiori informazioni