Ricetta medica e farmaci all'estero

Le nuove regole sulle prescrizioni transfrontaliere preparano la ricetta elettronica europea, ma la ricaduta concreta dipende da passaggi ancora da compiere

Da oggi, 6 novembre, è in vigore il decreto del Ministero della Salute, adottato di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze, che definisce caratteristiche e contenuti delle prescrizioni transfrontaliere: le ricette rilasciate in Italia che un paziente può utilizzare per ritirare un medicinale in una farmacia di un altro Paese dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo. Il provvedimento, datato 17 settembre 2026, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 246 del 22 ottobre.

Per chi vive con una malattia rara e deve trascorrere un periodo all'estero, per lavoro, studio o vacanza, la continuità della terapia è una preoccupazione concreta. Il decreto è un passo atteso, ma la sua ricaduta pratica dipende da elementi che il testo rinvia a passaggi successivi.

Il diritto di usare all'estero una ricetta italiana, in realtà, non nasce oggi. È previsto dal 2014, quando il decreto legislativo n. 38 ha recepito le direttive europee sull'assistenza sanitaria transfrontaliera. Il nuovo provvedimento ne definisce l'attuazione e, soprattutto, introduce il canale elettronico.

RICETTA CARTACEA ED ELETTRONICA

La prescrizione transfrontaliera può essere cartacea o elettronica e riguarda sia i farmaci a carico del Servizio sanitario nazionale sia quelli non rimborsati. La versione cartacea è rilasciata dal medico quando il Paese di destinazione non ha attivato lo scambio elettronico con l'Italia, oppure su richiesta del paziente. Può riguardare tutti i medicinali autorizzati in Italia, con la sola eccezione di quelli soggetti a prescrizione medica speciale, cioè gli stupefacenti e le sostanze psicotrope, per i quali valgono regole specifiche anche per il trasporto all'estero.

La ricetta elettronica, invece, non richiede di esibire una prescrizione cartacea. In farmacia il paziente presenta un documento d'identità, il codice fiscale riportato sulla tessera sanitaria e il numero della ricetta. La farmacia estera interroga il sistema italiano, che verifica la validità della prescrizione e registra la consegna del farmaco, in modo che la stessa ricetta non possa essere usata due volte.

UN AVVIO ANCORA DA COMPLETARE

La ricetta elettronica è la vera novità, ma non è ancora utilizzabile. Potrà essere generata solo per i medicinali compresi in un elenco che il Ministero della Salute dovrà pubblicare entro 180 giorni dal 6 novembre (quindi inizio maggio 2027), e solo nei Paesi che hanno attivato lo scambio di dati con l'Italia, che il decreto non indica. Finché l'elenco non sarà disponibile, la strada percorribile resta la ricetta cartacea.

Il decreto, inoltre, non contiene indicazioni specifiche per le malattie rare. Le regole sono le stesse per tutti i pazienti e, per la consegna del farmaco, valgono le norme del Paese in cui ci si trova: la direttiva europea prevede che la farmacia estera dispensi i medicinali autorizzati sul proprio territorio, secondo la propria legislazione.

È qui che, per chi ha una malattia rara, si aprono le domande più rilevanti. Un farmaco disponibile in Italia potrebbe non essere autorizzato o in commercio nel Paese di destinazione, come ricorda la stessa Commissione europea. E una terapia che in quel Paese è riservata all'ambito ospedaliero potrebbe non essere disponibile in una farmacia aperta al pubblico, anche a fronte di una ricetta valida.

Restano quindi da chiarire due aspetti: quanti farmaci utilizzati nelle malattie rare entreranno nell'elenco per la ricetta elettronica e con quali Paesi il sistema sarà effettivamente operativo.

COSA SI PUÒ FARE GIÀ DA OGGI

Chi deve partire può chiedere al proprio medico una ricetta valida per l'estero. È opportuno che riporti il nome del principio attivo e non solo quello commerciale, che può cambiare da un Paese all'altro.

Prima della partenza è utile verificare, confrontandosi con il centro che segue la terapia, che il farmaco sia disponibile nel Paese di destinazione e se lì si ritira in farmacia o solo in ospedale. Il decreto prevede inoltre che il Ministero della Salute dedichi una pagina del proprio portale alle prescrizioni transfrontaliere e che le Regioni pubblichino le nuove misure sui loro siti istituzionali.

Il farmaco va pagato secondo le tariffe del Paese in cui viene ritirato. Il rimborso si può chiedere in un secondo momento, secondo le regole europee di coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale oppure secondo quelle sull'assistenza sanitaria transfrontaliera: per questo è importante conservare la documentazione della spesa.

Con la ricetta elettronica, infine, va tenuto presente che se il farmacista consegna solo una parte dei medicinali prescritti, la ricetta non potrà più essere usata, né all'estero né in Italia. Il farmacista estero può anche rifiutare la dispensazione per motivi etici, se la legge del suo Paese lo consente.

Il prossimo passaggio da seguire è la pubblicazione dell'elenco dei farmaci per la ricetta elettronica: sarà quello il momento per capire quanto il decreto potrà incidere davvero sulla vita quotidiana di chi convive con una malattia rara.

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