Accordo malattie tropicali neglette

Approvato a Ginevra il testo proposto da sei Paesi africani guidati dal Malawi. Sono patologie che colpiscono oltre un miliardo di persone, quasi sempre nelle comunità più povere

Per la prima volta il Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani dedica una risoluzione all’intero gruppo delle malattie tropicali neglette. Il testo - la risoluzione 62/27 su “Diritti umani e malattie tropicali neglette” è stato adottato per consenso il 7 luglio a Ginevra, nel corso della sessantaduesima sessione del Consiglio, su proposta di sei Paesi africani in cui il peso di queste patologie è particolarmente rilevante, con Malawi capofila dell’iniziativa, insieme a Burkina Faso, Gambia, Kenya, Marocco e Tanzania.

Il passaggio segna un cambio di prospettiva. Le malattie tropicali neglette, si legge nella risoluzione, “riflettono e rafforzano modelli di disuguaglianza, discriminazione ed esclusione sociale” e rappresentano quindi “non solo una sfida di salute pubblica, ma anche una significativa questione di diritti umani”.

Il documento individua i determinanti strutturali e sociali che alimentano queste patologie - la mancanza di accesso ad acqua sicura, servizi igienici, alloggi adeguati, istruzione e informazione - e cita tra i fattori in gioco anche il cambiamento climatico e gli spostamenti di popolazione dovuti a disastri naturali e conflitti.

C’è poi un’attenzione specifica alle disparità interne: alcune di queste malattie colpiscono in modo sproporzionato donne e ragazze, oltre alle comunità remote, poco servite o mobili. Da qui l’invito a raccogliere e analizzare dati disaggregati, per riconoscere e affrontare il carico che grava su determinati segmenti della società.

Il testo dedica un’attenzione particolare alle persone rese più fragili dalla malattia. Tra le barriere da abbattere, la risoluzione include espressamente la discriminazione “per motivi di disabilità”. Molte di queste patologie, infatti, lasciano esiti permanenti, come cecità, deformità, disabilità motorie, che si traducono in stigma, esclusione dal lavoro e dalla vita sociale. È il caso emblematico della lebbra, oggetto di risoluzioni del Consiglio già dal 2008, ma vale per l’intero gruppo: lo stesso Global report dell’OMS registra progressi nell’adozione di linee guida per la gestione delle disabilità legate a queste malattie, segno di quanto il tema sia centrale nella presa in carico dei pazienti.

Da qui l’insistenza su un approccio che metta al centro le persone e ne tuteli la dignità, garantendo che gli interventi raggiungano proprio i più fragili: chi vive in condizioni di povertà, chi è già colpito da stigma e chi rischia di restare invisibile ai sistemi sanitari.

UN MILIARDO DI PERSONE, VENTUNO MALATTIE

Le malattie tropicali neglette sono un gruppo eterogeneo di ventuno condizioni (dalla lebbra alla Dengue, dalla malattia di Chagas al tracoma) che colpiscono più di un miliardo di persone nel mondo, concentrate soprattutto nelle aree tropicali e nelle comunità impoverite, con conseguenze sanitarie, sociali ed economiche pesantissime.

Negli ultimi vent’anni la lotta a queste patologie ha prodotto risultati misurabili. Secondo il Global report on neglected tropical diseases 2025 dell’OMS, il numero di persone colpite è sceso da 1,9 miliardi nel 1990 a poco più di un miliardo nel 2021, mentre le persone che necessitano di interventi sono passate da oltre 2,2 miliardi nel 2010 a circa 1,5 miliardi nel 2023, con un calo del 32%. Nel 2024 sette Paesi hanno eliminato almeno una di queste malattie, tra cui la Giordania, prima al mondo per la lebbra, portando a 54 il totale dei Paesi che hanno raggiunto questo traguardo.

progressi, però, restano diseguali. Il report segnala rallentamenti nell’accesso ad acqua, servizi igienici e sanità, nella protezione delle famiglie dalle spese sanitarie catastrofiche e nella raccolta di dati disaggregati per genere. A pesare sono anche i tagli alle risorse, poiché gli aiuti pubblici allo sviluppo destinati a queste malattie sono diminuiti del 41% tra il 2018 e il 2023.

E L'EUROPA?

Il tema riguarda sempre più da vicino anche il nostro continente. Il cambiamento climatico, richiamato dalla risoluzione tra i fattori di rischio, sta rendendo alcune arbovirosi una presenza stabile in Italia, non più legata alla sola estate: secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità, tra il 1° gennaio e il 9 dicembre 2025 sono stati notificati 463 casi di Chikungunya, di cui 384 autoctoni, e 204 di Dengue, con l'Emilia-Romagna già considerata un'area endemica per alcune di queste patologie. Non si tratta di un'emergenza improvvisa, ma - come emerso al recente Congresso della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali di un cambiamento strutturale legato a inverni più brevi e miti, che permette ai vettori di sopravvivere più a lungo.

Resta però un punto che la risoluzione ONU aiuta a mettere a fuoco anche per l'Europa: quando una patologia un tempo lontana comincia a manifestarsi qui, sono ancora una volta le persone più fragili - pazienti cronici, immunodepressi, chi ha già un accesso più difficile alle cure - a pagarne il prezzo più alto.

COSA SUCCEDE ORA

La risoluzione chiede agli Stati di intensificare gli impegni contro un carico di malattia definito “inaccettabilmente alto” e invita a proteggere i servizi sanitari dedicati a queste patologie dalle emergenze future, adottando un approccio complessivo basato sui diritti che tenga conto di discriminazione, esclusione e stigmatizzazione, anche legate alla disabilità.

Il passo successivo è già fissato: l’Alto Commissariato dovrà preparare, in consultazione con l’OMS e le altre entità competenti, una relazione complessiva sulle dimensioni di diritti umani delle malattie tropicali neglette, da presentare al Consiglio nel 2027.

Il documento dovrà proporre misure pratiche che gli Stati possano adottare per tutelare i diritti delle persone colpite e integrare queste considerazioni nelle risposte nazionali, regionali e globali.

La risoluzione si inserisce in un percorso che il Consiglio ha avviato da tempo: dal 2008 diverse risoluzioni hanno affrontato la discriminazione legata alla lebbra. Il testo adottato ora allarga per la prima volta lo sguardo all’intero gruppo delle malattie tropicali neglette, riconoscendo che stigma, discriminazione ed esclusione vanno affrontati come parte integrante di una risposta efficace, centrata sulle persone.

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