Contro questo dolore invalidante sono necessarie delle terapie multimodali e talvolta supporto psicologico

Edoardo Ostardo, Responsabile del Laboratorio di Urodinamica e Neuro-Urologia dell' Azienda Ospedaliera "S.ta Maria degli Angeli" di Pordenone è uno dei (pochi) medici italiani ad occuparsi della nevralgia del pundendo. Presso il reparto di urologia del S.ta Maria degli Angeli arrivano circa 8 nuovi casi al mese, spesso con diagnosi generica di dolore pelvico cronico. Circa due di questi otto casi sono identificabili come dolore idiopatico, metà dei pazienti provengono da fuori Regione. Il reparto garantisce la presa in carico dei pazienti presso la struttura ospedaliera, pazienti che possono essere assistiti da urologi, fisioterapisti, gastroenterologi, algologi e neurologi.

E' però sempre  il Dott. Ostardo a occuparsi dei pazienti con la nevralgia del pudendo. "Si tratta di pazienti con una storia clinica e personale complessa - spiega Ostardo- non sempre è facile relazionarsi al meglio con loro. E' necessario avere una certa sensibilità e ricordarsi che quasi tutti i pazienti che arrivano da noi hanno incontrato difficoltà di diagnosi, terapie farmacologiche a base di ansiolitici e antidepressivi, sono spesso esasperati dal dolore cronico che li accompagna."  Solitamente gli operatori sanitari non sono ben disposti nei confronti di questi pazienti, li considerano motivo d'ansia e di insoddisfazione professionale, la patologia sembra sempre sfuggire al loro controllo. "Questa patologia  però esiste - continua Ostardo - e può essere curata. E' necessaria però una visione organica della situazione del paziente, come sono necessarie delle terapie multimodali, che solo in alcuni casi necessitano del supporto psicologico".

Curare la nevralgia del Pudendo si può in quanto non si tratta di una malattia unicamente somatoforme, ma di una malattia reale che intacca alcune delle funzioni imprescindibili di quanti ne sono affetti, si pensi alla funzione urinaria, a quella sfintero-anale, a quella sessuale, ma anche a stare comodamente seduti.

Quali sono dunque le terapie possibili? "Sono sempre terapie multimodali ed integrate - spiega Ostardo - che mirano a riabilitare le funzionalità dell'area pelvica e che interessano anche l'ambito neuromuscolare. Spesso l'approccio fisiatrico (miorilassante e antalgico) risulta essere di grande aiuto ma è associato all'aspetto farmacologico, del quale peraltro gli urologi sanno poco. Antidepressivi, antiserotoninici, oppiacei... spesso gli urologi non conoscono posologie e controindicazioni di questi farmaci, per questo non possono prescriverli. Esistono poi altre vie, come l'infiltrazione di cocktail analgesici e antinfiammatori, e l'elettroterapia."

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