La terapia si avvicina: ancora una volta sono i virus alleati a dare una speranza per curare malattie genetiche rare. Una ricerca condotta da Alberto Auricchio, ricercatore dell’Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Napoli, pubblicata su Molecular Therapy, ha dimostrato nel modello animale l’efficacia e la stabilità nel tempo della terapia genica per la mucopolisaccaridosi di tipo VI, malattia metabolica di origine genetica. Si accorciano dunque i tempi per trasferire la terapia sull’uomo. Detta anche sindrome di Maroteaux-Lamy, la mucopolisaccaridosi di tipo VI è una malattia genetica dovuta a un difetto nel gene che contiene le informazioni per un enzima responsabile dello smaltimento di grosse molecole, i mucopolisaccaridi, che si accumulano così nelle cellule. È molto rara – in Italia sono noti soltanto 11 casi – ed esordisce in genere durante l'infanzia: con il tempo l’accumulo delle sostanze non smaltite porta a deformità scheletriche, problemi di vista e scompenso cardiaco, a causa dell’inspessimento delle valvole del cuore.

A differenza di altre mucopolisaccaridosi, questa forma non colpisce il sistema nervoso centrale, per cui le persone affette non hanno ritardo mentale. Da qualche anno è disponibile la terapia enzimatica sostitutiva, che prevede l’infusione dell’enzima mancante una volta alla settimana: tuttavia questo trattamento non è del tutto risolutivo, perché stenta a raggiungere le ossa, organo scarsamente irrorato da vasi sanguigni che possano trasportarvelo. Per migliorare ulteriormente la qualità della vita di questi pazienti, i ricercatori del Tigem stanno lavorando da anni a un altro approccio terapeutico, la terapia genica, che potrebbe rivelarsi più efficace a livello osseo e soprattutto meno invasiva perché richiederebbe un’unica somministrazione. Questa terapia consiste nel fornire la copia corretta del gene difettoso in questi pazienti tramite un virus, opportunamente modificato perché non sia dannoso ma comunque capace di trasportare materiale genetico nelle cellule bersaglio.

I ricercatori del Tigem hanno utilizzato dei particolari virus, detti “adeno-associati”, che sono stati somministrati direttamente nel fegato dell’animale, laddove cioè l’enzima viene normalmente prodotto. Per la prima volta, i ricercatori Telethon sono riusciti a effettuare la terapia senza indurre alcuna risposta immunologica di rigetto nei confronti del gene esogeno. Gli scienziati hanno osservato, a un anno di distanza, non solo un aumento dello smaltimento dei rifiuti cellulari, ma anche un allungamento delle ossa lunghe (femore e omero), riduzione dell'ispessimento delle valvole cardiache e un netto miglioramento della mobilità spontanea.

"Il nostro lavoro dimostra che la strategia che abbiamo messo a punto per la mucopolisaccaridosi 6 funziona efficacemente in un modello di malattia - spiega Auricchio - Risultati preliminari di un gruppo inglese suggeriscono che una strategia molto simile alla nostra è efficace in pazienti con un’altra malattia ereditaria, l’emofilia. Questo fa ben sperare per il futuro sviluppo della terapia genica per la mucopolisaccaridosi 6, al quale stiamo attivamente lavorando con il supporto della Fondazione Telethon".

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