Giuseppe Ciancamerla (Conacuore): “L’accuratezza del medico di famiglia e la collaborazione tra specialisti sono fondamentali per la diagnosi”

Il 28 settembre 2020 si è svolta online la conferenza stampa “Amiloidosi cardiaca, conoscerla per diagnosticarla in tempo e gestirla al meglio”, durante la quale è stato presentato un documento di consenso tra le associazioni di pazienti, curato da Osservatorio Malattie Rare (OMaR) e realizzato con il contributo non condizionante di Pfizer. Nel corso dell’evento, il cardiologo Giuseppe Ciancamerla, Presidente di Conacuore, ha evidenziato l’importanza dell’intervento del medico di famiglia e della multidisciplinarità nella gestione dell’amiloidosi cardiaca.

Conacuore (Coordinamento nazionale delle associazioni di volontariato dei cardiopatici) è un’organizzazione nata più di 20 anni fa con lo scopo di diffondere l’informazione sulla prevenzione primaria e secondaria delle malattie cardiovascolari. Tra queste anche l’amiloidosi cardiaca, che potrebbe essere non così rara come si pensa. “Da cardiologo, posso dire che noi abbiamo circa il 20% di scompensi cardiaci che non sappiamo bene a cosa attribuire, e credo che le diagnosi di amiloidosi cardiaca aumenteranno sempre più”, commenta infatti Ciancamerla.

Un fattore fondamentale per la prevenzione e la diagnosi di questa patologia è l’accuratezza del medico di famiglia, il quale, di fronte a un paziente, dovrebbe avere l’attenzione e la pazienza di scoprire informazioni a livello familiare, cercare di conoscere eventuali ereditarietà e accorgersi di sintomi particolari come quelli legati al tunnel carpale. “Parliamo di una malattia rara di cui si può avere la diagnosi a 60 anni o forse più. Non sottovalutare i sintomi è il primo punto importante”, aggiunge Ciancamerla. “L’altro punto è la multidisciplinarità di questa patologia: nel documento presentato abbiamo voluto andare a fondo sul tema e ci sono almeno dieci medici, tra specialisti e medici di medicina generale, coinvolti nel percorso”.

Medico di famiglia, cardiologo, neurologo, ortopedico, fisioterapista, radiologo, medico di medicina nucleare: sono molte le figure utili all’elaborazione di una diagnosi puntuale di amiloidosi cardiaca. “Credo che il nostro compito, come associazione di cardiopatici, sia quello di diffondere informazioni ai nostri soci”, conclude il Presidente di Conacuore. “Credo però che i nostri stessi soci, facendosi forti di questi documenti e delle brochure fatte, possano moltiplicare questo tipo di comunicazione a livello locale, per far capire che c’è un qualcosa che può essere fatto. Oggi ci sono anche le terapie a lungo termine, che possono dare dei risultati anche dopo 18 mesi: ci vuole tanta pazienza e centri di riferimento che prendano in carico il paziente in maniera adeguata”.

I promotori del progetto "Amiloidosi cardiaca, conoscerla per diagnosticarla in tempo e gestirla al meglio" si augurano che il documento di consenso possa essere condiviso e sottoscritto anche da altre associazioni di pazienti che si occupano di amiloidosi o, più in generale, di malattie cardiache o patologie rare. Per manifestare il proprio interesse, è possibile inviare una e-mail all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
Clicca QUI per scaricare il documento.

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