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Sclerosi Multipla


L'analisi retrospettiva di un campione multinazionale di pazienti pediatrici affetti da sclerosi multipla (SM) che avevano ricevuto interferone sottocutaneo beta-1a hanno verificato come quelli provenienti dagli Stati Uniti avessero un più alto indice di massa corporea (BMI), una maggiore frequenza di recidive e fossero stati gestiti in modo diverso rispetto ai pazienti degli altri Paesi (rest of World, ROW).

Milano – Massimo Mauro, presidente di AISLA, Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, ha consegnato mercoledì il “Premio Majori” a tre giovani infermiere che hanno scelto di specializzarsi nell’assistenza di persone con gravi disabilità, come le persone affette da SLA che in Italia sono più di 6000. Le vincitrici, tutte 23enni e laureate in infermieristica, sono Ilaria Conforto di San Vito al Tagliamento (Udine), Martina De Pace di Robecco sul Naviglio (Milano) e Emanuela Melis di Pirri (Cagliari). Le ragazze hanno ricevuto tre borse di studio del valore complessivo di circa 15.000 euro per seguire a Milano, da marzo 2016, il “Master per la presa in carico di persone con gravi disabilità”, organizzato dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione con il Centro Clinico NEMO e l’Ospedale Niguarda.

Secondo quanto riportato in un lavoro apparso su Neurology and Therapy nelle donne affette da sclerosi multipla (SM) trattate con dimetilfumarato a rilascio ritardato (DMF, noto anche come DMF gastro-resistente) non si è osservato un rischio aumentato di anomalie fetali o esiti avversi della gravidanza associato all’esposizione gestazionale al farmaco, anche se i dati sono limitati e tutte le esposizioni conosciute si sono verificati nel primo trimestre.

Proprio in questo contesto si Da qualche tempo presso il Centro Sclerosi Multipla degli Spedali Civili di Brescia ha preso il via il progetto “Ospedale-Territorio per il supporto integrato alla persona affetta da Sclerosi Multipla”, realizzato con il contributo non condizionante di Teva Italia. Il percorso di cura dei pazienti affetti da sclerosi multipla, di norma, coinvolge una molteplicità di soggetti (centri specialistici di diagnosi e cura, medico di medicina generale, erogatori di assistenza domiciliare, servizi sociali, aziende sanitarie etc.). Questa eterogeneità può determinare frammentazione degli interventi per ridotta integrazione tra i servizi, rendendo in alcuni casi difficoltoso il mantenimento della continuità assistenziale tra strutture ospedaliere e territoriali.

E' stato pubblicato sulla rivista scientifica Neurological Sciences uno studio intitolato "Latitude has more significant impact on prevalence of multiple sclerosis than ultraviolet level or sunshine duration in Japanese population" (La latitudine ha un impatto più significativo sulla prevalenza di sclerosi multipla rispetto al livello dei raggi ultravioletti o alla durata del sole nella popolazione giapponese).

L' Insufficienza Venosa Cronica Cerebrospinale (CCSVI) esiste come entità patologica, ed esiste nella sclerosi multipla. Questo è quanto sostiene il il Journal of Multiple Sclerosis in un recentissimo articolo firmato dal Pro. Paolo Zamboni, che otto anni fa ha individuato la malattia e l'ipotesi di correlazione della stessa alla Sclerosi Multipla.
Come scrivono gli autori – Massimo Pedriali (Istituto di Anatomia Patologica, Azienda Ospedaliera Universitaria Ferrara) e Paolo Zamboni (Centro Malattie Vascolari della stessa Università) – “la descrizione della CCSVI, frequentemente ma non esclusivamente associata alla SM”, ha provocato una “dura controversia scientifica circa la prevalenza epidemiologica e il possibile ruolo nella complessa, multifattoriale eziopatogenesi della sclerosi multipla”.

Curare la sclerosi multipla utilizzando le stesse cellule staminali impiegate per sconfiggere il cancro potrebbe essere possibile. A questo importante obiettivo ci stanno lavorando – attraverso uno studio clinico internazionale – i ricercatori del Royal Hallamshire Hospital di Sheffield (Uk), della Northwestern University e del Centro Medico della Rush University di Chicago (Usa), l’Università di San Paolo (Brasile) e quella di Uppsala (Svezia) e i risultati sembrano incoraggianti: alcuni pazienti paralizzati dalla malattia sarebbero riusciti a riprendere a camminare proprio grazie a questo trattamento, che resettando il sistema immunitario e riavviandolo in uno stato antecedente rispetto alla comparsa della malattia potrebbe invertire la disabilità associata.



PARTNER SCIENTIFICI

Orphanet

Magi - Non-profit Human Medical Genetics Institute

Centre for Genetic Engineering and Biotechnology

Azienda Ospedaliera Niguarda


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