Le radiazioni ionizzanti sono l’unico fattore di rischio certo, poche ancora le conferme per emissioni vulcaniche, radon e obesità

Ogni anno si contano oltre 160 mila nuovi casi di tumore della tiroide. Più colpite le donne per cui questo tipo di tumore è al sesto posto tra le neoplasie femminili. Rispetto ai decenni passati sono più che raddoppiate anche la diagnosi dii tumori della tiroide di tipo papillifero, i più frequenti che colpiscono la ghiandola endocrina. Gli esperti guardano dunque  all’incremento dell’incidenza con attenzione, indagando tra le cause alcuni fattori ambientali, quali radiazioni, emissioni di sostanze potenzialmente dannose e, non da ultima, l’alimentazione moderna. Ne parliamo con Sebastiano Filetti, Professore di Medicina Interna dell’Università Sapienza di Roma.

I casi sono raddoppiati, per le donne quasi triplicati: è un aumento reale oppure dipende dal perfezionamento di tecniche diagnostiche che consente oggi di individuare più casi?

Entrambe le ipotesi. In passato i dati di incidenza erano sottostimati, perché alcune forme rimanevano indolenti e venivano scoperte solo durante l’autopsia. Oggi assistiamo a un numero maggiore di diagnosi incidentali: molti noduli tiroidei sono infatti individuati per caso durante esami diagnostici prescritti per altri motivi, come ad esempio tac, ecografie o doppler dei vasi. Sicuramente l’aumento delle diagnosi è dovuto a un potenziamento delle tecniche diagnostiche e dei controlli a cui le persone si sottopongono. A questo si aggiungono altri dati: secondo i registri americani, la reale incidenza era di 3,5 casi per 100 mila abitanti trent’anni fa, oggi è di 8,7 casi per 100 mila.


I pazienti si ammalano di più in alcune aree geografiche?

Seppure con numeri variabili, si registra un’aumentata incidenza di questi tumori in tutto il mondo, anche in Italia. Stiamo osservando anche un aumento dei tumori di grandi dimensioni e della mortalità: questo non può essere spiegato solo da un più alto numero di diagnosi, ma indica una maggiore diffusione delle forme papillifere nella popolazione.

Quali sono le possibili cause?

Questo è l’aspetto meno documentato dal punto di vista scientifico e oggi abbiamo ancora molti dubbi e poche certezze. L’unico fattore di rischio dimostrato è l’esposizione a radiazioni nucleari, associata a un’aumentata incidenza dei tumori papilliferi della tiroide così come delle leucemie. Sono state raccolte evidenze scientifiche che associano queste neoplasie in casi esemplari, come esperimenti nucleari recenti: i più esposti a questo rischio sono risultati i bambini.

Esistono altri tipi di radiazioni che possono rappresentare una potenziale minaccia?

Alcuni studi hanno indagato il rischio associato a radiazioni dai vulcani e alle emissioni sulfuree. Sono stati pubblicati dei dati, ad esempio, riguardo un numero maggiore di casi italiani osservati in prossimità dell’Etna: sembra che ciò sia correlato al tipo di acqua utilizzata in quell’area geografica, particolarmente ricca di metalli pesanti, ma non ne abbiamo la prova. Esistono anche emissioni naturali di radon, un gas che si trova nel terreno o può essere contenuto in alcuni materiali usati nelle costruzioni, a cui possiamo essere esposti senza saperlo. Anche in questo caso, però, non ci sono ancora prove sufficienti per stabilire una correlazione diretta tra esposizione alla sostanza e sviluppo della malattia.

Alcuni test diagnostici emettono radiazioni: come proteggere la tiroide?

E’ necessario adottare delle precauzioni durante alcuni esami che richiedono l’utilizzo di mezzi di contrasto contenenti iodio e soprattutto nella fascia di età pediatrica. Recentemente l’American Thyroid Association ha suggerito un potenziamento di queste misure in ambito odontoiatrico: durante le ortopanoramiche è bene proteggere il collo dei bambini, e quindi la tiroide, dall’esposizione a radiazioni. E’ un suggerimento precauzionale.

L’alimentazione può rientrare tra i fattori di rischio come accade per altri tipi di tumore?

Oggi obesità e sindrome metabolica sono oggetto di studio come potenziali fattori di rischio. L’obesità è spesso associata a un’insulino-resistenza e sappiamo che la tiroide è sensibile all’aumento di insulina e di alcuni fattori di crescita rilasciati nel sangue. Anche se manca ancora uno studio di causa-effetto, è opportuno prestare attenzione alla dieta sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo: ad esempio, preferire alimenti freschi e di stagione, perchè nei processi industriali di conservazione dei cibi sono ampiamente utilizzate alcune sostanze come i nitriti, uno dei fattori di rischio per tumore alla tiroide.

Come fare prevenzione?

Il tumore papillifero della tiroide non è ereditario: se all’interno dello stesso nucleo famigliare si manifestano più casi, è possibile che siano implicati fattori ambientali. Un controllo dell’ambiente casalingo potrebbe essere indicato. In generale, è bene eseguire controlli regolari dei valori tiroidei e la palpazione del collo, eventualmente con aggiunta ecografia, per individuare possibili noduli alla tiroide, soprattutto se ci sono casi in famiglia.





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