Presentati all’ASCO i risultati dello studio di fase III con la molecola di Bayer
CHICAGO – Per i pazienti con carcinoma differenziato della tiroide localmente avanzato o metastatico, refrattario al radio-iodio (RAI) una buona notizia arriva dall’ASCO, il congresso annuale dell’ American Society of Clinical Oncology (ASCO), in svolgimento questi giorni a Chicago. E’ qui, infatti, che sono stati presentati i risultati dello studio registrativo di Fase III (DECISION - stuDy of sorafEnib in loCally advanced or metastatIc patientS with radioactive Iodine refractory thyrOid caNcer) che ha valutato in questi pazienti ‘difficili’, ed attualmente privi di altre chance terapeutiche, l’uso del farmaco orale di Bayer, sorafenib (Nexavar®). Si tratta di risultati soddisfacenti e che lasciano ben sperare: l’utilizzo di questo farmaco, già usato con soddisfazione contro altri aggressivi tumori, ha infatti aumentato significativamente la sopravvivenza libera da progressione di malattia (PFS) in confronto a placebo. In sostanza nei pazienti così trattati si verifica una riduzione del rischio di progressione di malattia o morte del 41% in confronto ai pazienti trattati con placebo.

La sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana è stata di 10.8 mesi nei pazienti trattati con sorafenib contro i 5.8 mesi nei pazienti trattati con placebo. Si tratta di un successo importante, soprattutto se si considera l’impatto globale di questa patologia: ogni anno sono diagnosticati più di 213 mila nuovi casi di tumore della tiroide e circa 35 mila persone ne muoiono ogni anno .
“Mentre la maggior parte dei pazienti affetti da tumore differenziato della tiroide è  curabile, mancano trattamenti per i pazienti che non rispondono alle terapie disponibili, vanno incontro a progressione e infine muoiono di questa malattia - ha spiegato la professoressa Marcia Brose, coordinatore dello studio DECISION e ricercatore universitario presso l’ Abramson Cancer Center e la Perelman School of Medicine, dell’ Università della Pennsylvania - I risultati dello studio DECISION dimostrano per la prima volta che sorafenib può aumentare la sopravvivenza libera da progressione nei pazienti affetti da carcinoma della tiroide”.

“Alla luce di questi risultati positivi, l’utilizzo di sorafenib, già trattamento standard per il carcinoma epatocellulare (HCC) e importante opzione di trattamento per il tumore del rene  avanzato (RCC), può essere esteso anche al tumore differenziato della tiroide -  ha affermato Kemal Malik, MD, Membro del Comitato Esecutivo di Bayer HealthCare e responsabile del Global Development - Questo studio è  prova del nostro continuo impegno nell’identificare tutti i possibili impieghi di sorafenib nei vari tumori, in modo particolare nelle forme di cancro più difficili da trattare e per le quali vi sono opzioni di trattamento limitate.”

Non vi è stata una differenza statisticamente significativa nella sopravvivenza globale tra i due bracci di trattamento, il che era previsto, considerato il disegno dello studio di tipo cross-over. Con questo disegno di studio, dopo progressione, i pazienti in trattamento con placebo avevano la possibilità di passare alla terapia con sorafenib, a discrezione dello sperimentatore; il 71% dei pazienti trattati con placebo ha iniziato il trattamento con sorafenib in aperto durante lo studio. La sopravvivenza globale mediana non è stata ancora raggiunta in nessuno dei due bracci.
La sicurezza e la tollerabilità del trattamento nello studio sono state generalmente corrispondenti al profilo noto di sorafenib. Gli effetti indesiderati più comuni legati al trattamento nel braccio di sorafenib sono stati: reazione cutanea mano-piede, diarrea, alopecia, rash/desquamazione, affaticamento, perdita di peso e ipertensione.
Bayer intende presentare i dati dello studio di fase III DECISION al fine di ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio di sorafenib per il trattamento del tumore differenziato della tiroide refrattario al radio-iodio (RAI).

Lo studio DECISION

Lo studio DECISION  è uno studio internazionale, multicentrico randomizzato, controllato verso placebo, in pazienti affetti da tumore differenziato della tiroide (papillare, follicolare, a cellule di  Hürthle o scarsamente differenziato), localmente avanzato o metastatico, refrattario al radio-iodio, che non avevano ricevuto trattamenti chemioterapici, inibitori delle tirosin-chinasi, anticorpi monoclonali  anti  VEGF o anti recettori del VEGF o altre terapie bersaglio (target therapy)  per  il tumore della tiroide. Dall’inizio dello studio 417 pazienti sono stati randomizzati a ricevere 400 mg di Nexavar per via orale 2 volte al giorno (207 pazienti) oppure il corrispondente placebo (210 pazienti). Il 96 % dei pazienti randomizzati aveva metastasi tumorali.

SORFENIB

Il farmaco, già utilizzato con il nome commerciale di Nexavar®, è una terapia antitumorale orale, indicata per il trattamento del carcinoma  epatico e per il trattamento dei pazienti con tumore avanzato del rene ed è attualmente registrato in più di 100 paesi. In Europa sorafenib è approvato per il trattamento del carcinoma epatocellulare e per il trattamento dei pazienti con tumore del rene avanzato (RCC) che hanno fallito terapie a base di interferone o interleuchina 2, o che non sono considerati idonei a queste terapie.
Negli studi di preclinica ha dimostrato di inibire un gruppo di chinasi coinvolte sia nei processi di  proliferazione cellulare (crescita del tumore) che dell’angiogenesi (afflusso sanguigno al tumore) – due processi importanti che permettono al tumore di crescere. Queste chinasi  includono Raf -kinase, VEGFR-1, VEGFR-2, VEGFR-3, PDGFR-B, KIT, FLT-3 e RET. Nexavar è stato sperimentato da Bayer e Onyx, gruppi cooperativi internazionali, agenzie governative e singoli sperimentatori anche in altri tipi di tumore

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