L'idea è semplice quanto rivoluzionaria: riuscire a scatenare le difese immunitarie per combattere ed eliminare le cellule del cancro. E' il concetto dell'immunoterapia, un filone di ricerca che - come è stato evidenziato all'Asco, il congresso dell'American Society of Clinical Oncology svoltosi a Chicago - è entrato di diritto tra le nuove strategie per combattere i tumori. “Un approccio che potrebbe portare ad una rivoluzione anche nel trattamento dell'adenocarcinoma del pancreas, una delle neoplasie più difficilmente curabili”: a spiegarlo a Daniele Banfi sulle pagine di Tuttoscienze de La Stampa è l’immunologo Francesco Novelli, professore nel Dipartimento Biotecnologie Molecolari e Scienza della salute dell’Università di Torino, da anni impegnato con il suo gruppo nella ricerca di possibili molecole attive contro questa forma di tumore.

“L'adenocarcinoma pancreatico - spiega - è una delle neoplasie più aggressive tra i tumori solidi. Purtroppo fare diagnosi precoce è difficile e spesso si arriva a scoprire la malattia quando è già in fase terminale». Ecco perché identificare i biomarker in grado di segnalare la presenza del tumore è di fondamentale importanza per il decorso della patologia. A Novelli, in collaborazione con il Centro Ricerche in Medicina Sperimentale dell'Ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino (Cerms), va il merito di aver scoperto un vaccino terapeutico in grado, al momento in un modello animale, di combattere con eccellenti risultati il tumore del pancreas. La scoperta, realizzata grazie al contributo dell'Airc, che è stata pubblicata sulle pagine della rivista Gastroenterology.”

Nel corso degli anni il team torinese è riuscito ad identificare, nel siero dei pazienti, un aumento nella produzione di anticorpi diretti contro l'enzima alfa-enolasi. Un segnale che il nostro sistema di difesa è attivo nel combattere la malattia e la scoperta ha indotto i ricercatori a pensare di sfruttare questo processo per fini terapeutici.

“Per farlo abbiamo creato un vaccino terapeutico, sotto forma di Dna, capace di stimolare il sistema immunitario. - prosegue Novelli - L'abbiamo testato su animali da laboratorio modificati geneticamente per lo sviluppo spontaneo del tumore del pancreas e i risultati sono stati sorprendenti: nei topi a cui è stato somministrato il vaccino si è registrato un aumento dell'aspettativa di vita media di oltre il 30%.”

La vaccinazione, in particolare, ha indotto diversi meccanismi cellulari che determinano il rallentamento della progressione della neoplasia. Due su tutti: il primo è la produzione di anticorpi antienolasi capaci di legarsi a questa proteina sulla superficie delle cellule tumorali. In presenza di una sostanza nel siero questi anticorpi vengono 'armati' per uccidere le cellule tumorali. Il secondo è l'attivazione di alcune particolari cellule del sistema immunitario, capaci di infiltrarsi nel tessuto tumorale e riconoscere il tumore stesso, scatenando una risposta infiammatoria e citotossica che contribuisce all'eliminazione della neoplasia.

“Ora la sfida sarà trasferire i risultati di laboratorio nell'uomo: verosimilmente, in un paio di anni, si avvierà un protocollo sperimentale in pazienti affetti da adenocarcinoma pancreatico. Se i risultati verranno confermati, avremo a disposizione un'arma in più per quello che è tra i tumori più temibili. Una strategia che potrà essere combinata a chirurgia, chemio e radioterapia”, conclude Novelli. Perché nella lotta al cancro un approccio non esclude l'altro.

Per approfondimenti sul lavoro realizzato al Cerms clicca qui.

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