Questo spiegherebbe il declino psicofisico e la difficoltà ad avere figli sani dalle sei mogli

Non guerre, epidemie o intrighi di corte ma una malattia rarissima, la sindrome di McLeod, potrebbe aver cambiato le sorti della dinastia inglese dei Tudor e, con questa, della storia d’Inghilterra. Di questa malattia, di cui sono descritti in tutto 150 casi, potrebbe infatti essere stato affetto il re Enrico VIII, famoso per aver fondato la Chiesa Anglicana ma anche per le sue sei mogli e per le molte amanti. Da queste Enrico VIII tentò di avere un erede maschio, poiché allora non si giudicava conveniente che una femmina ereditasse il trono; in questo sforzo, tuttavia, il re e le sue donne andarono incontro ad una serie di disavventure riproduttive tali da aver catturato l’attenzione della bioarcheologa Catrina Banche Whitley e dell’antropologo Kyra Kramer che, proprio partendo dai numerosi aborti avuti dalle mogli del re e dai tanti figli nati morti, hanno condotto una ricerca che è appena stata pubblicata sul The Historical Journal. La spiegazione data dai due a queste difficoltà e, insieme, al grave deterioramento fisico e mentale che ebbe il re dopo i 40 anni, sarebbe proprio da ricercarsi nel sangue e nei geni del re e riconducibile alle rarissima sindrome di McLeod, una malattia genetica del sistema di gruppo sanguineo Kell (un gruppo molto raro) e legata al cromosoma X. Una malattia ad esordio tardivo che colpisce solo i maschi. Proprio al manifestarsi di questa, dopo il 40 esimo anno, sarebbero riconducibili i disturbi fisici e psichici del re, mentre proprio al suo raro gruppo sanguineo sarebbero collegate le difficoltà riproduttive. La storia riproduttiva del re    
Enrico VIII aveva quasi 18 anni quando sposò  Caterina d'Aragona, che ne aveva 23. La loro prima figlia, una femmina, era nata morta. Il loro secondo figlio, un ragazzo, era vissuto solo 52 giorni. Seguirono altre quattro gravidanze ma tre dei figli nacquero morti o morirono subito dopo la nascita. L’unica superstite da questo matrimonio fu Maria.
La seconda moglie del re era stata Anna Bolena e – come sottolineano i ricercatori  - le sue gravidanze furono un esempio da manuale di alloimmunizzazione Kell: la prima gravidanza portò infatti alla nascita di una femmina sana, tutte quelle che seguirono, alla ricerca di un maschio, si risolsero in una lunga serie di aborti. Altrettanto sfortunato il re fu con le sue amanti: il numero preciso degli aborti subiti dalle sue partner, legittime e illegittime, è difficile da determinare, ma si stima che Enrico VIII  abbia dato inizio ad almeno 11 o anche 13 gravidanze: tra tutte queste solo 4 portarono alla nascita di figli che sopravvissero all'infanzia. Whitley e Kramer sostengono che questo tasso di mortalità era del tutto atipico anche per un'epoca di mortalità infantile elevata.
La spiegazione sarebbe dunque nel particolare gruppo sanguineo del re, di tipo Kell positivo, incompatibile con quello, Kell negativo, delle sue donne.
Il gruppo sanguineo del re e gli aborti ricorrenti
Se un donna Kell negativo ha gravidanze multiple con un uomo Kell positivo il primo figlio può essere sano, ma questo induce il corpo  della donna a produrre degli anticorpi che, nelle gravidanze successive, vanno ad attaccare un eventuale feto Kell positivo, uccidendolo o comunque danneggiandolo al punto di provocarne la morte poco dopo la nascita.
“Nonostante il fatto che il primo figlio di Enrico e Caterina d'Aragona non sia sopravvissuto sia un po’ atipico – dicono i due studiosi -  è  tuttavia possibile che, in alcuni casi, la sensibilizzazione Kell possa avvenire già alla prima gravidanza. Le gravidanze di Anna Bolena furono, invece, proprio un caso da manuale”. La sopravvivenza di Maria, il quinto figlio di Caterina d'Aragona, è invece compatibile con lo scenario Kell se questa avesse ereditato il gene recessivo Kell dal padre risultando sana. Va poi detto che molti dei parenti maschi di Enrico seguirono lo stesso modello riproduttivo, il che starebbe ad indicare che proprio il gruppo sanguineo Kell positivo fosse presente  nella sua famiglia.
L’ipotesi dei ricercatori.
Se Enrico VIII soffriva della sindrome di McLeod, una malattia genetica specifica per il gruppo sanguigno Kell, ci sarebbe dunque, finalmente, una spiegazione per il suo cambiamento dopo i 40 anni sia nella forma fisica che nella personalità, un cambiamento che lo portò, da uomo atletico ed energico che era, a diventare un paranoico praticamente immobilizzato dal massiccio aumento di peso e da disturbi alle gambe. Quella dei due ricercatori è dunque una spiegazione che rende compatibili sia i problemi riproduttivi che quelli psicofisici.    
Da molto tempo gli storici cercavano una spiegazione al suo deterioramento fisico e al comportamento tirannico che emerse dopo i 40 anni. Fino ad ora meno attenzione era stata data alle gravidanze senza successo delle sue mogli in un'epoca in cui la cattiva alimentazione, la mancanza di cure ed igiene potevano comunque essere la causa di problemi riproduttivi. Alcuni avevano anche avanzato l’ipotesi che il re potesse aver contratto la sifilide, che avrebbe spiegato anche i problemi psichici. Secondo i ricercatori, però, anche un padre Kell positivo, Enrico VIII, potrebbe essere la causa che si nasconde dietro l'incapacità delle sue partner ad avere, dopo una prima gravidanza, un secondo figlio sano. E proprio la sequenza riproduttiva capitata al re sembrerebbe avallare questa ipotesi.     
Come causa dei problemi motori del re era stato anche indicato il diabete di tipo 2; tuttavia anche la sindrome di McLeod potrebbe essere compatibile. In uno dei casi noti di questa malattia, infatti, si riporta che un paziente ha cominciato a notare la debolezza alla gamba destra quando aveva 37 anni e atrofia in entrambe le gambe all'età di 47.     
Whitley e Kramer non escludono, comunque, che il re Tudor avrebbe potuto essere affetto anche da altre patologie mediche, come appunto il diabete, in combinazione con la sindrome di McLeod, aggravata dalla sua obesità.
I dati di cui si è a disposizione non dicono se il re avesse anche altri segni fisici della sindrome di McLeod, come contrazioni muscolari sostenuta (tic, crampi o spasmi) o un aumento anormale attività muscolare come contrazioni o iperattività, cosa che oggi fa sì che la diagnosi differenziale si faccia, ad esempio, con la malattia di Huntington, con la quale ha molte somiglianze. Potrebbe dunque essere stata proprio questa rarissima malattia, legata ad un gruppo sanguigno anch’esso molto raro, ad aver determinato l’impossibilità del re ad avere il maschio sano che desiderava come erede.
Edoardo, figlio della terza moglie, si era infatti dimostrato molto cagionevole fin dalla nascita: fu lui ad ereditare la corona a soli nove anni, e dunque senza poter effettivamente regnare. Morì prima di compiere il 18esimo anno lasciando gravi problemi nella successione. Enrico VIII aveva infatti previsto che, se Edoardo non avesse avuto discendenti, fosse la figlia Maria ad ereditare il trono, ma Edoardo alla morte espresse una volontà diversa che scatenò delle lotte.
Alla fine di queste fu proprio Maria ad ottenere il trono: morì senza eredi e le successe Elisabetta I, la prima ed unica figlia viva di Anna Bolena, proprio quella Elisabetta che non si sposò mai e non ebbe figli mettendo fine per sempre alla dinastia dei Tudor facendo sì che la corona passasse agli Stuart.

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