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Carlo Restello, 70 anni, di Villaguattera di Rubano (Padova), ha appena conseguito il diploma di velista dopo sette giorni di navigazione tra le onde del mar Ligure. Carlo, però, non è un velista come tutti gli altri perché è cieco. Nonostante questa sua condizione, ha coronato il proprio sogno insieme al compagno di avventura Claudio, anche lui non vedente, e con il supporto di uno skipper.

Tutto nasce da una newsletter dell’Unione italiana ciechi, che segnalava un corso di vela per non vedenti organizzato dalla onlus 'Due colori nel vento', di La Spezia: Carlo non ci ha pensato due volte, ha alzato la cornetta e si è iscritto. Il 28 maggio, accompagnato in auto dalla moglie Sveva, si è recato a una fermata del pullman Flixbus ed è salito a bordo da solo. Arrivato a La Spezia, è stato accompagnato in auto a una guest house, dove ha conosciuto Claudio, un altro aspirante velista di Modena che ha diviso la camera con lui. Il giorno successivo, i due allievi hanno già iniziato le lezioni: “Lorenzo, il nostro istruttore - spiega Carlo al Corriere del Veneto - ci ha insegnato la teoria con i modellini delle barche. Abbiamo imparato a fare i nodi, a montare le vele e a chiamare ogni cosa col suo nome”.

Nel pomeriggio dello stesso giorno, Carlo e Claudio sono passati alla pratica, salendo su una barca di nove metri ormeggiata nel porticciolo dell’Assonautica provinciale La Spezia, montando le vele per la prima volta. Un’operazione che richiede molta attenzione, come spiega Carlo. Questo perché la barca non è enorme e il fiocco va fissato in punta di piedi. E’ necessario, quindi, muoversi nel pozzetto e imparare a mantenere l’equilibrio per non cadere in acqua.

Il secondo giorno, i due compagni sono rimasti in mare aperto fino alle 18:00. “Siamo stati noi a montare randa e fiocco”, racconta Carlo al Corriere del Veneto. “Lorenzo non ha mosso un dito e si è limitato a correggere gli errori. Siamo usciti dal porticciolo col motore acceso, poi Lorenzo ha spento tutto e ha cominciato a darci le istruzioni: siamo andati al largo, abbiamo evitato l’allevamento di cozze vicino al porticciolo, abbiamo virato, ci siamo fermati, siamo ripartiti e abbiamo fatto una sosta per mangiare un panino, attaccando una cima a una boa; abbiamo anche sentito i gabbiani che piluccavano le briciole. Uno di noi due si occupava del fiocco, l’altro della randa e del timone, guidato da Lorenzo. Ma per capire il vento e i comandi del timoniere dovevamo essere molto svelti entrambi”.

La settimana è proseguita così, con sette escursioni che hanno occupato l’intera giornata, mantenendosi nel raggio di tre chilometri dalla costa, di bolina all’andata e di lasco al ritorno. Ogni sera, i due compagni hanno tolto le vele, le hanno arrotolate e messe in stiva. Ogni tanto, qualche barca a motore sfrecciava troppo velocemente e sollevava qualche onda, ma la soddisfazione ha prevalso sulla stanchezza e sulla maleducazione degli altri naviganti. “L’ho fatto – spiega Carlo - perché sono innamorato del mare e volevo scoprire tutte le dinamiche del vento. Da giovane avevo già viaggiato in barca a vela, ma non ero io a condurla. Stavolta ho colto la palla al balzo per imparare come si fa”.

“È stata una settimana bella e intensa”, conclude. “In mare sentivo tutti i minimi rumori, lo sciabordio e il silenzio, che però non è mai totale. Il tatto aiuta e vedere, ed è indispensabile solo per chi regge il timone: che tu veda o non veda, il vento devi sentirlo e hai la sensazione di muoverti con la natura. Per chi ha problemi di vista, la vela è uno sport più adatto di altri: in futuro mi piacerebbe ripetere l’esperienza e provare a fare un viaggio più impegnativo, magari attraversando l’Adriatico”.



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