Dall’analisi risultano presenti 14 centri screening dotati di tandem mass

Il Centro di Coordinamento Screening ha completato la mappatura dei Centri presenti sul territorio italiano: dall’analisi condotta ne risultato 14 dotati di spettrometria di massa tandem, la tecnologia necessaria ad eseguire i test sul sangue dei neonati, un numero più che sufficiente a garantire il test a tutti i nuovi nati. Ad annunciarlo in una nota è il Centro Nazionale Malattie Rare che ha coordinato la raccolta di dati, in collaborazione con il Ministero della Salute, con tutte le Regioni italiane e tutti i membri del Centro di Coordinamento stesso.

Dall’analisi risulta dunque del tutto evidente che non sarà necessaria la creazione di nuovi laboratori ma che, per garantire il test anche nelle regioni che non ne hanno uno proprio, basterà che queste attivino degli accordi interregionali, come hanno fatto da tempo Umbria e Toscana (appoggiandosi al laboratorio del Meyer di Firenze), esempio di efficienza in grado di abbassare anche i costi necessari. I 14 centri infatti sono distribuiti su 12 regioni – due Regioni ne hanno due ciascuna – mentre 9 regioni sono prive, ma certo non impossibilitate per questo ad attuale la legge 167/2016. Delle 21 regioni – emerge dall’indagine – 18 hanno già implementato la normativa e 3 stanno lavorando proprio agli accordi interregionali. Questo però non significa che già oggi 18 regioni su 21 stiano garantendo lo screening neonatale a tutti i nuovi nati comprendo la totalità dei punti nascita, in alcune regioni l’implementazione è ancora nelle prime fasi organizzative e non c’è ancora copertura totale, anche se si spera che questo traguardo verrà raggiunto a breve.

 “Sono stati già erogati i fondi a tutte le Regioni – afferma nella nota Angelino Del Favero, Direttore Generale dell’ISS – e, trattandosi di finanziamenti vincolati a questo obiettivo, alle strutture interessate non resta che richiederli, qualora queste non l’abbiano già fatto. Siamo pronti quindi ad applicare la Legge – sottolinea – la quale rappresenta un modello di cooperazione efficace per realizzare politiche di equità nell’accesso alla salute. Continueremo a lavorare adesso - conclude - per definire gli standard qualitativi che dovranno essere uguali nell’intero Paese e per mettere a punto definitivamente la macchina organizzativa”.

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