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Ci sono malattie nelle quali accade che un microscopico frammento di cromosoma possa fare la differenza tra una vita normale e una molto difficile: la sindrome di Phelan-McDermid (altrimenti detta monosomia 22q13) è una di queste. Si tratta di una sindrome talmente rara che la sua incidenza non è nota, anche se, secondo i dati della Fondazione Sindrome di Phelan-Mcdermid, i pazienti affetti nel mondo sono circa 600. La difficoltà di reperire dati precisi a riguardo è accentuata anche dal fatto che questa malattia è spesso sottodiagnosticata perché confusa con altre patologie che comportano ritardo mentale, dello sviluppo motorio e linguistico.

La sindrome di Phelan-Mcdermid, infatti, non comporta un rischio per la vita del paziente ma è causa di una serie di disfunzioni che si rendono evidenti a partire dall’infanzia e che intaccano la sfera dello sviluppo intellettuale, motorio e del linguaggio, rientrando a pieno nei disturbi dello spettro autistico. I soggetti con sindrome di Phelan-Mcdermid vanno incontro a disabilità intellettuale di diverso grado ed a disturbi dello sviluppo e del linguaggio. Tra le caratteristiche che accomunano i pazienti colpiti figurano: crescita accelerata, mani grandi e carnose, ciglia lunghe, unghie dei piedi displastiche, ridotta percezione del dolore e movimenti accelerati della bocca. Tutti i pazienti mostrano anche una riduzione del tono muscolare con diminuzione della forza e questo rende fondamentale il ricorso a trattamenti specifici con fisioterapisti che accompagnino i bambini in un percorso di rinforzo dei muscoli. Un approccio multidisciplinare che coinvolga logopedisti, fisioterapisti ed esperti della comunicazione è fondamentale per sostenere ed aiutare i bambini malati, cercando di garantire loro una buona qualità di vita. Non è prevista una terapia farmacologica perché la sindrome di Phelan-Mcdermid è dovuta ad un’alterazione a carico del cromosoma 22q13, con perdita o traslocazione di un frammento che contiene il gene SHANK3, direttamente collegato a disabilità di tipo intellettuale rientranti nell’ambito dei disordini dello spettro autistico.

Dal momento che non esistono test diagnostici per questa rara condizione, un gruppo di neurologi americani si è posto l’obiettivo di caratterizzare la sintomatologia dei disordini dello spettro autistico, indagando l’insieme di sovrapposizione con il profilo neuro-comportamentale dei pazienti affetti dalla sindrome di Phelan-Mcdermid. Inoltre, i ricercatori hanno effettuato un’analisi genetica sui pazienti ricercando le correlazioni genotipo-fenotipo all’interno dei disordini autistici. I risultati della ricerca pubblicata su Orphanet Journal of Rare Disease indicano che i pazienti oggetto di indagine avevano un complesso profilo comportamentale, contraddistinto da deficit mentale  e ritardo comportamentale. In relazione ai disordini dello spettro autistico, la maggior parte dei pazienti presentava difficoltà di comunicazione e carenze nell’interazione sociale, ma solo metà rispondeva ai quadri di comportamento, interesse e attività di tipo ripetitivo e ristretto tipici dell’autismo.

Le informazioni, raccolte attraverso la compilazione di questionari specialistici (ADI-R, Vineland II) somministrati da psicologi esperti a 40 pazienti, hanno messo in luce che le problematiche legate alla sfera sociale erano la componente più importante per la diagnosi di disordini dello spettro autistico. Inoltre, i dati ottenuti dall’analisi genetica hanno permesso di inquadrare meglio il ruolo del gene SHANK3, che risulta specificamente associato all’insorgenza della sintomatologia da disordini dello spettro autistico in pazienti con sindrome di Phelan-Mcdermid. Tuttavia, i ricercatori suggeriscono che la quantità di materiale genico perso influenzi la gravità dei sintomi, dal momento che le variazioni della sequenza potrebbero alterare le funzioni delle copie dei geni rimaste, modulando il fenotipo comportamentale e contribuendo all’eterogeneità delle manifestazioni cliniche della sindrome di Phelan-Mcdermid. L’analisi genetica è stata condotta solo su 14 pazienti perciò sarà necessario effettuare nuovi esami ed espandere la casistica, ma lo studio offre spunti di notevole interesse per la definizione del fenotipo comportamentale associata ai disordini da autismo in pazienti con sindrome di Phelan-Mcdermid.



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