In Italia i pazienti affetti dalla patologia sono una cinquantina. In Italia è attiva l'associazione LND Famiglie Italiane Onlus

Esistono molte patologie associate ai difetti del metabolismo delle purine, dal momento che questi metaboliti risultano coinvolti in un gran numero di processi che regolano le principali funzioni cellulari. Generalmente le patologie che originano dall’alterazione delle purine insorgono precocemente (spesso al di sotto dei 35 anni) e con una sintomatologia che affligge vari sistemi, dal neurologico, al muscolare, fino all’ematologico e all’immunologico.

Purtroppo non sono noti i meccanismi molecolari che causano le alterazioni della sequenza nucleotidica e l’accumulo di intermedi tossici, in grado di scatenare la patologia e questo rende ancora più importanti realizzare nuovi studi nella speranza di ottenere risultati significativi dal punto di vista clinico.
La sindrome di Lesch-Nyhan (LN) rientra tra le patologie del metabolismo delle purine ed è una rarissima malattia ereditaria (in Italia si contano una cinquantina di casi) caratterizzata da un deficit dell’enzima ipoxantina-guanina fosforibosiltransferasi (HPRT), originato in seguito a mutazioni nel gene HPRT1, localizzato sul cromosoma X. Una delle caratteristiche salienti della malattia è l’aumento di produzione di acido urico fin dalla nascita, che può tradursi in patologie come la gotta o le calcolosi renali.

Nei bambini il segno più comune della sindrome di LN è la presenza di urine sabbiose o cristalluria con ostruzione delle vie urinarie. I pazienti affetti da sindrome di LN, inoltre, possono essere affetti da anemia e vanno incontro col tempo ad una serie di disturbi neurologici e motori sempre più gravi che compromettono l'assunzione della stazione eretta ed i movimenti involontari associati a quelli volontari. Molti pazienti soffrono di disartria, disfagia e incorrono in un anomalo arcuarsi della schiena al quale fanno seguito spasticità e ipereflexia. Un altro tratto tipico della malattia è l’insorgenza di disturbi del comportamento che sfociano in manifestazioni di autolesionismo ossessivo-compulsivo e di frequente aggressività nei confronti dei familiari. La diagnosi si effettua attraverso test genetici per verificare la presenza di mutazioni del gene HRT1 e si accompagna ad una serie di test biochimici per la ricerca della carenza di HPRT, tra cui la determinazione dei livelli plasmatici ed urinari di acido urico e ossipurine e la determinazione dell’attività enzimatica di HPRT in eritrociti e fibroblasti.

Identificare possibili marcatori di diagnosi precoce per questo tipo di patologia costituirebbe un passo avanti fondamentale sulla strada della formulazione di nuove ipotesi terapeutiche: una recente pubblicazione sulla rivista Orphanet Journal of Rare Disease offre interessanti spunti di approfondimento a tal proposito, dal momento che i suoi autori, dopo anni di studio, sono riusciti ad individuare un pannello di 6 marcatori che correla con la carenza di HPRT. In 34 anni di ricerca sono stati reclutati e sottoposti ad analisi 139 pazienti appartenenti a 112 famiglie e, in base alle caratteristiche fenotipiche della malattia essi sono stati distinti in 3 grandi gruppi: nel primo gruppo (LND, Lesch-Nyhan Disease) sono rientrati 98 pazienti ai quali è stata diagnostica la malattia in forma severa, mentre rispettivamente nel secondo (HND, HGprt-related Neurological Dysfunction) e nel terzo (HRH, HGprt-related Hyperuricemia) sono stati classificati i pazienti che non presentavano disturbi neurologici e quelli con manifestazioni secondarie di iperuricemia.

Il primo importante risultato osservato è che l’analisi delle sequenze di HPRT1 ha rivelato la presenza di 61 diverse mutazioni (27 delle quali non erano mai state identificate prima), uniformemente distribuite lungo il gene e non concentrate a livello di parti specifiche: questo conferma che mutazioni multiple possono originare la stessa sindrome di LN.  Un altro risultato è che i pazienti LND presentavano per la maggior parte delezioni, inserzioni o mutazioni non-senso che comportano la produzione di proteine aberranti o prive di funzione, determinando un fenotipo patologico molto grave.

Se la patologia venisse diagnosticata precocemente i danni nefrologici potrebbero essere evitati. Il trattamento della iperproduzione di acido urico  si basa sulla somministrazione di allopurinolo, sull'alcalinizzazione delle urine e sull'idratazione. È necessario regolare le dosi per evitare la calcolosi xantinica. La spasticità e la distonia sono trattate con benzodiazepina (diazolam, alprazolam) e con inibitori dell'acido gamma-aminobutirrico (baclofen, tizanidina). Per ulteriori infomazioni vi invitiamo a consultare Oprhanet.

Ricordiamo infine che in Italia è attiva l'associazione LND Famiglie Italiane Onlus, volta a promuovere, con un impegno di sensibilizzazione e di collaborazione con gli enti e le strutture, pubbliche o private, che si occupano dell'assistenza sociosanitaria, la reale integrazione dei pazienti affetti da questa patologia.

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